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CHIVASSO. Obbedienza e disobbedienza

Oggi parliamo di obbedienza e disobbedienza. Meglio Garibaldi che, il 9 Agosto del 1866, ad un passo da conquistare Trento, risponde con un laconico “Obbedisco” al generale La Marmora che gli ha inopinatamente ordinato di fermarsi, o meglio lo scrittore statunitense Thoreau che, nel 1846, si rifiuta di pagare la tassa che il governo ha imposto per finanziare la guerra contro il Messico, fino a finire in carcere? Boh… Difficile da dire.

Difficile perché i concetti di obbedienza e disobbedienza fondano su princípi assolutamente relativi come giustizia ed ingiustizia, bene e male, che variano da persona a persona, da sensibilità a sensibilità. E quindi? Per venire ai giorni nostri, è giusto che alcuni sindaci si rifiutino di applicare parte di una legge dello Stato che essi reputano ingiusta?

Al netto delle valutazioni sulla legge in questione, e quindi del conseguente dibattito politico, proviamo a fare alcune considerazioni. La prima è che, effettivamente, come evidenziato a suo tempo da Don Milani, l’obbedienza non è necessariamente foriera di atti virtuosi, ma, viceversa, può dare origini ad autentiche aberrazioni. Pensiamo, per esempio, ai vari gerarchi nazisti che, durante il processo di Norimberga, provarono, inutilmente, ad ottenere la clemenza della corte appellandosi al principio per cui, quando massacravano donne e bambini, stavano obbedendo ad ordini.

La seconda considerazione è che non è vero che tutte le leggi, in quanto tali, sono giuste. O meglio, esistono leggi che, seppur onestamente concepite nell’interesse comune, i cittadini avvertono come inique, vessatorie. Penso, per esempio,  al bollo auto. Chi è contento di pagare una tassa per un bene praticamente indispensabile, che costa un occhio della testa, che ci costringe a stipulare un’assicurazione onerosa e che, se per caso hai comprato alimentata a diesel, da un giorno all’altro non puoi più nemmeno usare come vuoi? Probabilmente nessuno. Allora tentiamo una sintesi. Credo che la disobbedienza civile sia corretta, anzi auspicabile, nell’ambito di regimi dittatoriali, dove, generalmente, pochi tentano di imporre la loro volontà con la violenza. In questi casi la disobbedienza diventa resistenza ed è questo il principio nobile che, a costo di innumerevoli vite umane, ha contribuito a far crollare le grandi dittature europee degli anni trenta, il regime comunista, la dominazione britannica in India, le dittature militari sudamericane e così via.

In democrazia, però, la disobbedienza civile mi sembra un atteggiamento non corretto. La democrazia fonda su un meccanismo per cui una maggioranza di cittadini sceglie i legislatori, nella convinzione che opereranno per il bene comune. Non tutti saranno d’accordo sulla scelta, ma rispettare la democrazia significa anche accettare ed adeguarsi alle decisioni della maggioranza. Compito delle minoranze è quello di catalizzare attorno alle proprie convinzioni, ai propri programmi politici, il maggior numero di persone possibili per poter diventare un giorno, a sua volta, maggioranza e quindi legiferare di conseguenza. Su questo fonda la democrazia.

Oggi molti evadono le tasse. Chi le ritiene troppo alte, chi ingiuste, chi, semplicemente vuole tenersi in tasca dei soldi in più. La conseguenza è che chi ha sempre pagato, deve pagare ancora di più per colmare il disavanzo causato da chi disobbedisce.

Certo che l’esempio è banale rispetto ai grandi temi proposti dai sostenitori di Thoreau, ma la relatività del giudizio, e la nostra propensione a fare i furbi, mi fanno dire che il terreno della disobbedienza civile è davvero troppo insidioso. La democrazia ci garantisce la libertà di scelta, principio irrinunciabile per ogni essere umano. Ci offre sacrosanti diritti in cambio di inalienabili doveri, primo fra tutti il rispetto delle regole. Ci sforziamo di insegnarlo tutti i giorni ai ragazzi. Sforziamoci di essere coerenti. 

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