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Claudio Castello, sindaco di Chivasso, in foto con l'ex assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta

CHIVASSO. ll Podere San Marco non esiste più, ma la Regione Piemonte lo tutela…

Il 3 ottobre 2017, il Consiglio Regionale ha approvato il Piano paesaggistico regionale (Ppr), che è entrato in vigore il 20 ottobre 2017, il giorno successivo alla sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale.

Come detto nell’introduzione alla relazione che accompagna il Piano, “il Ppr rappresenta lo strumento principale per fondare sulla qualità del paesaggio e dell’ambiente lo sviluppo sostenibile dell’intero territorio regionale. L’obiettivo centrale è perciò la tutela e la valorizzazione del patrimonio paesaggistico, naturale e culturale, in vista non solo del miglioramento del quadro di vita delle popolazioni e della loro identità culturale, ma anche del rafforzamento dell’attrattività della regione e della sua competitività nelle reti di relazioni che si allargano a scala globale”.

All’interno del Piano, il territorio regionale è stato suddiviso in 76 ambiti significativi, in base alle particolari caratteristiche ambientali e culturali, stabilendo per ognuno di essi delle previsioni di sviluppo e le prescrizioni da rispettare per raggiungere gli obiettivi fissati. La nostra città fa parte dell’ambito 29, il Chivassese, che comprende, oltre a Chivasso, Montanaro, Caluso, Mazzé, Rondissone, Torrazza e Verolengo. Inoltre, ai confini di Chivasso troviamo l’ambito 36, che include Torino e la cintura fino a Brandizzo, e l’ambito 67, che abbraccia la collina torinese.

All’interno dell’ambito 29, il Ppr individua tre tipologie principali di paesaggio, legate alle diverse caratteristiche dei suoli: “la prima è costituita soprattutto dalle terre poco adatte all’agricoltura intensiva e tradizionalmente coltivate a prato con filari arborei alternati a boschetti Si trova a nord di Chivasso, dalla zona delle Moiette fra Vallo, Boschetto e Montanaro fino a Mazzè e Caluso. All’estremo nord di quest’ambito, nelle zone di raccordo alla morena, si evidenzia la presenza della frutticoltura, assieme alla viticoltura (erbaluce di Caluso). La seconda tipologia di paesaggio è costituita dall’areale con terre a migliore capacità d’uso, a monocoltura intensiva di mais, che si estende da Chivasso verso est tra Rondissone, Torrazza fino a Verolengo e Borgo Revel. Parte di questo ambito è oggi occupata dall’urbanizzazione del polo di Chivasso: la successione di svincoli, Chivasso ovest, centro ed est con raccordo per Verolengo e barriera a Rondissone, affiancati dall’Alta velocità, costituisce un complesso di infrastrutture fortemente impattante sul territorio. La terza tipologia di paesaggio è data dalla rete fluviale del Po e Dora Baltea, con le aree golenali e i greti a salici e pioppi frammisti a pioppicoltura e campi di mais”.

Secondo il PPR, le condizioni di questo ambito sono molto critiche, “per il forte squilibrio ecologico e il rischio di perdita di identità del paesaggio a causa della pressione antropica (agricoltura e infrastrutture) legata alla vicinanza con l’area metropolitana e per l’asse viario TO-MI, di rilevanza europea.” In particolare, le maggiori criticità sono dovute a “un’agricoltura sempre più intensiva a mais, con relativa banalizzazione del paesaggio, a lavorazioni agrarie con macchine agricole sovradimensionate rispetto alle reali necessità che compromettono la struttura del suolo e allo sviluppo di infrastrutture con impermeabilizzazione irreversibile dei suoli”. A queste si aggiungono il “pascolo erratico incontrollato di grandi greggi che danneggia la vegetazione riparia e le colture lungo il Po, il degrado e la distruzione dei boschi planiziali a querco-carpineto, per eliminazione diretta e una gestione non sostenibile, con taglio a scelta commerciale e prelievo indiscriminato dei grandi alberi, con utilizzazioni fatte da personale non specializzato. E infine il disseccamento degli alvei fluviali in estate, dovuto all’abbassamento delle falde, con conseguenti diffuse morìe di vegetazione arborea, causate da prelievi eccessivi per usi irrigui e contemporanei deficit di precipitazioni.”

Nelle Norme tecniche di attuazione (NTA), il Ppr elenca i principali obiettivi da raggiungere per superare queste criticità. Alcuni riguardano il consumo di suolo e l’espansione urbanistica: “Contenimento dei processi di frammentazione del territorio, riqualificazione delle aree urbanizzate prive di identità e degli insediamenti di frangia, in particolare nelle aree di porta urbana intorno a Chivasso, blocco della dispersione insediativa lungo la SP82, la SR11 (a nord di Chivasso) e in direzione di Castelrosso e Verolengo”.  Altri riguardano le aree agricole ancora esistenti: “conservare il patrimonio edilizio storico rurale con i relativi contesti territoriali, incentivare la conservazione e il ripristino delle alberate campestri, razionalizzare drasticamente l’irrigazione, in quanto l’attuale gestione comporta un eccessivo consumo delle risorse idriche specie per la coltura del mais, incentivare la creazione di nuovi boschi”.

Per Chivasso in particolare, l’articolo 19 delle NTA prescrive che: “i nuovi impegni di suolo a fini insediativi e infrastrutturali possono prevedersi solo quando sia dimostrata l’inesistenza di alternative di riuso e di riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti. In particolare è da dimostrarsi l’effettiva domanda, previa valutazione del patrimonio edilizio esistente e non utilizzato, di quello sotto-utilizzato e di quello da recuperare”.

E c’è anche una sorpresa finale. L’articolo 32 delle NTA si occupa in particolare dei tenimenti storici dell’Ordine Mauriziano. I più importanti, come le tenute di Stupinigi, sono considerati di notevole interesse pubblico e tutelati integralmente, gli altri vengono comunque individuati come aree rurali di specifico interesse paesaggistico. Per questi ultimi, il Ppr prescrive tra l’altro: “I comuni verificano le previsioni dei piani vigenti, adeguandole alle seguenti disposizioni: mantenere la destinazione d’uso agricola e finalizzare gli interventi prioritariamente al recupero degli edifici dismessi o sotto utilizzati esistenti, tutelare le cascine storicamente appartenenti all’Ordine Mauriziano, da individuare come beni aventi valore storico documentario da salvaguardare ai sensi dell’articolo 24 della l.r. 56/1977”.

Tra queste cascine, il Ppr indica il Podere San Marco di Chivasso, con l’annessa area del Parco Mauriziano e delle zone adiacenti, espressamente localizzate nella Tavola P4 allegata al Piano. I casi sono due: o la Regione non sa che fine ha fatto il Podere San Marco e non conosce i rischi che corre il Parco Mauriziano, oppure il Comune di Chivasso, per tradizione, considera le prescrizioni della Regione come carta straccia.

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Blogger: Domenico Cena

Domenico Cena
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