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CHIVASSO. Lite tra genitori per le elezioni del Consiglio d’Istituto: ci scrive l’ex dirigente scolastico

Egregio Direttore,

ho letto l’articolo apparso a pagina 31 del settimanale ”La Voce” del 10 dicembre scorso, il cui titolo “La lite tra genitori…” mi ha lasciato abbastanza perplesso.

Da ex “addetto ai lavori” ho seguito la vicenda delle elezioni per il rinnovo del consiglio dell’Istituto Comprensivo “D. Cosola” di Chivasso che si sono tenute recentemente. Ciò che è accaduto in seguito non è certo definibile come una semplice “lite”. In realtà è avvenuto che la commissione elettorale dell’Istituto (pur non avendone la competenza) ha escluso, ad elezioni e scrutini ultimati, una seconda lista presentata dalla componente “genitori”. Questo fatto, di cui non si ricordano precedenti, è partito dal ricorso presentato da genitori di altra lista, con la motivazione che sarebbero state violate le norme che regolano la propaganda elettorale distribuendo volantini fuori dalla scuola e presentandosi sui social in un periodo vietato, cioè il giorno prima del supposto periodo consentito per effettuare una campagna elettorale.

Nel ricorso si menziona l’art. 35, comma 2, dell’Ordinanza del Ministero della Pubblica Istruzione. Si ignora, insomma, che nell’Ordinanza n. 215 del 15 luglio 1991 si regolamenta ciò che è possibile consentire (o non consentire) dentro i locali scolastici, di cui si può chiedere l’utilizzo solo nel periodo compreso appunto tra il 18° e il 2° giorno antecedente la data delle elezioni. Nulla viene detto su ciò che si può fare fuori dai locali scolastici.

Come era prevedibile, la lista incriminata ha presentato a sua volta un controricorso; a questo punto la commissione elettorale ha fatto marcia indietro riammettendo la lista con i relativi risultati. La faccenda si è fatta, poi, ancora più “seria” arrivando all’Ambito Territoriale di Torino e infine al Ministero dell’Istruzione. Per tutto ciò, la vicenda non si può considerare ancora chiusa.

Questi fatti, essendo accaduti nelle scuole della nostra città ci toccano tutti e sorgono spontanee delle considerazioni, alcune di carattere etico, altre di carattere più strettamente amministrativo.

Sentiamo tutti i giorni i politici nei vari talk-show televisivi fare campagna elettorale permanente senza alcuna limitazione, come è forse giusto in un paese democratico come il nostro che ci lascia “il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” , social compresi (art. 21 della Carta Costituzionale).

Come può o come poteva una semplice Ordinanza vietare ciò che la Costituzione Italiana garantisce?

Vorrei, poi, ricordare che l’istituzione degli organi collegiali è stata determinata dalla volontà di “realizzare la partecipazione alla gestione della scuola (di tutte le parti interessate) dando ad essa il carattere di una comunità che interagisce con la più vasta comunità sociale e civica”. Si chiede, insomma, l’ampia partecipazione delle famiglie alla formazione culturale e morale dei loro figli, attraverso il dialogo, il confronto delle idee e delle proposte gestionali ed educative. E non, forse, attraverso una competizione esasperata.

Sarà, poi, scontato un sereno confronto delle diverse idee tra i genitori delle opposte liste, dopo tali presupposti?

Per tornare all’aspetto giuridico-amministrativo e al tema oggetto di questa mia si nota che la citazione contenuta nel vostro articolo “ la legge dice che la presentazione dei candidati e dei programmi possono …” contiene una imperfezione linguistica: il soggetto non concorda con il predicato. Questo perché sono state omesse delle parole importanti. Non la legge, ma l’Ordinanza, dice che “ le riunioni per la presentazione dei candidati …” ecc.

Questa dicitura, che si richiama quasi letteralmente alla legge nazionale di disciplina della propaganda elettorale, fissa esclusivamente il limite temporale delle riunioni che possono essere tenute nei locali scolastici e la facoltà di affiggere o distribuire dentro l’edificio scolastico materiale propagandistico. La ratio che sottende a tale dicitura è giustificata dalla necessità di non interferire più del necessario nelle normali attività scolastiche e non per impedire in altri momenti, modi o ambienti la propaganda.

Quand’anche i componenti della lista esclusa avessero commesso una irregolarità sarebbe venuta in loro soccorso, per analogia, la sentenza del TAR Toscana (confermata in sede di Consiglio di Stato) n. 191 del 5 febbraio 2010 riferita ad un episodio di propaganda elettorale in favore di una lista durante le votazioni e dentro l’edificio sede dei seggi: “In caso di violazione del cosiddetto divieto di propaganda elettorale, la mancata previsione di una disposizione espressa sulla invalidità delle operazioni elettorali non pregiudica la veridicità dei relativi risultati, anche qualora si siano verificati comportamenti vietati dalla legge, nei limiti in cui non risultino accertate violazioni di gravità tale da porre in dubbio la democraticità della consultazione”. Nel nostro caso non è certamente in dubbio lo svolgimento democratico delle votazioni.

In conclusione, non sarebbe stato opportuno ponderare meglio una decisione così grave come l’esclusione? Magari consultando la necessaria documentazione e dotandosi di una buona capacità di “comprensione del testo”.

Cordialmente.

Bruno Paganotto, già dirigente

scolastico dell’allora 3° Circolo di Chivasso

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