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L'assessore Claudio Castello

CHIVASSO. L’inferno del Movicentro

Sono molti i pendolari che prendono l’autobus al Movicentro: buona parte sono lavoratori e studenti che vi arrivano dopo avere già fatto il viaggio in treno da Torino e prendono il pullman per tornare a casa nei paesi del Basso Canavese, del Vercellese, e della collina. Molti sono anziani che dai paesi vicini vengono a Chivasso al mercato, a fare acquisti, visite mediche, pratiche, ecc… ecc…

D’estate non ci sono alberi o ripari dove sottrarsi al sole e al caldo. D’inverno non c’è una pensilina, di quelle aperte solo da un lato, che consenta almeno di non beccarsi il ventaccio. Non c’è una fontanella dove riempire la bottiglietta d’acqua che ormai tutti i pendolari portano con sé. Non ci sono abbastanza panchine dove sedersi. Non c’è un chiosco dove ristorarsi restando vicino alla stazione, senza andare nei bar dei dintorni. Non c’è un bagno pubblico. Non c’è una rastrelliera per le biciclette. E non c’è nemmeno un cartello con gli orari e le destinazioni degli autobus: soprattutto gli anziani tribolano a orientarsi fra una corsa e l’altra.

Eppure le soluzioni ci sarebbero. L’area del Movicentro è molto grande: ci starebbero molti alberi che creerebbero un microclima più umano, sia presso la stazione degli autobus sia nel parcheggio dietro il bar. Ci starebbero panchine e ripari. Ci starebbe di tutto. Lo spazio non manca: basta pensare all’ampio marciapiede davanti alla biblioteca, inutilizzato, dove si potrebbe piazzare un po’ di verde e qualche panchina. Il giardino o dehors davanti al bar, ora chiuso, è molto grande e il Comune, che è proprietario, potrebbe riservarne una parte ai pendolari. Ai lati di tutta l’area, soprattutto dietro il bar attorno al parcheggio, ci sono zone verdi abbandonate al degrado.

Forza assessore Claudio Castello, fai qualcosa! Non di sinistra, non di destra, e nemmeno di centro: solo una cosa ragionevole che renderebbe più civile la città della legalità.   E non si venga a dire che mancano i soldi, perché allora sarebbe fin troppo facile buttare giù la lista delle spese discutibili che l’amministrazione spara a raffica: i 50.000 euro più o meno a Chef Kumalè, i 40.000 per gli studi propedeutici al nuovo piano regolatore che però non si farà, i 4.500 euro per i murales, tutti i soldi buttati nell’organizzazione di festival, università e conferenze per la legalità, ecc… ecc… Per non parlare del milione e 700 mila euro che il Comune si è dimenticato di usare e che sono persi per sempre. E per non parlare dell’esilarante delibera che delizia i chivassesi informandoli dei costi sostenuti per pagare la “gitarella” dei tre lisbonesi venuti a inaugurare il giardino Pessoa: 150 euro per fare colazione in un bar del centro, 770 euro per andarli a prendere e riportare a Malpensa, 457 euro per un “rinfresco” in pizzeria. Ma quanto si saranno rinfrescati? A giugno non faceva nemmeno tanto caldo.

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Blogger: Piero Meaglia

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