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CHIVASSO. Le Cicatrici d’Oro: con Vanilla Images le sofferenze, superate, in mostra

C’è una crepa in ogni cosa, ed è da lì che entra la luce.” Intona così il verso della canzone di Leonard Cohen.

Con queste poche parole, Cohen cantava l’arte dell’accettazione di sè stessi e dell’imperfezione che caratterizza l’essere umano. Quell’imperfezione vista come una” bellezza” unica e che con le sue “spaccature” non fa altro che creare una rinascita, riscoprendo nuove prospettive e nuove idee.

Sul filo di questo pensiero, in Giappone si è sviluppata un’arte millenaria il cosiddetto Kintsugi in cui un vaso che si rompe, viene “riparato” con una resina cosparsa di polvere d’oro.

La ceramica risaldata con l’oro, dona un aspetto più bello e più prezioso rispetto alla versione originale, rendendo quelle linee di frattura, quelle “cicatrici” importanti; tali per cui il vaso acquisisce una nuova vita divenendo così un pezzo ancora più pregiato. Un’arte che esprime una vera e propria filosofia di vita quindi, dove il “vaso” rappresenta il corpo, mentre la “rottura” rappresenta quel dolore che coinvolge corpo, mente ed anima. Ma da cui impariamo che le “crepe” non vanno tenute nascoste, ma impreziosite; così come i difetti fisici e le ferite dell’anima.

Antonella Cilìa e Omar Ledda di Vanilla Images con il progetto “Le Cicatrici d’Oro” hanno voluto mettere in pratica quest’arte, che vedrà l’anteprima il prossimo 18 maggio presso Palazzo Einaudi a Chivasso, esaltando la forza di quelle donne e di quei bambini, che dalle proprie cicatrici hanno creato la loro rinascita.

L’idea di mettere in atto questo progetto, nasce dall’intenzione di dare voce a quelle storie che con le loro “ferite” hanno portato ad una rinascita”, racconta Antonella emozionata.

Attraverso l’arte di riparare con l’oro, il Kintsugi ci dimostra che da una ferita “rimarginata” può rinascere una forma di bellezza superiore e che i segni impressi sulla pelle e nella mente assumono un valore inestimabile”.

Ed aggiunge: “Ed è proprio da essi, dalla loro accettazione che prendono il via i processi di rinascita, quei processi che creano delle persone nuove. E da questi siamo partiti ed abbiamo compiuto un viaggio, in cui donne e bambini che hanno affrontato il dolore, l’hanno potuto testimoniare”.

Esseri unici e preziosi come un’opera d’arte, ognuno con la propria cicatrice, ognuno con la propria rinascita.

E’ il motto con cui questo progetto con le sue cinque storie, si fa spazio tra le emozioni vissute e le immagini dipinte sulla pelle.

Ogni immagine dipinta, un significato. Ogni protagonista, una “visione” differente.

Come la farfalla, vista da Nicole e Sophia, le due gemelline omozigote, che può finalmente spiccare il volo dopo il trapianto del cuoricino della dolce guerriera Nicole.

O ancora l’aquilone di Bryan e il suo cagnolino Max, che ha preso il posto del tubicino che Bryan aveva al petto per una rara forma di leucemia e che è volato via insieme alla malattia.

Oppure l’orologio di Roberta e Beatrice e quelle lancette che segnano il tempo ritrovato che il suo tumore le aveva portato via e che ora finalmente le regala una nuova vita con la sua piccola.

O il sorriso di Katia e Giulio e la loro battaglia contro una forma gravissima dell’endometriosi, ma finalmente la vita sorride loro.

E per concludere il mare calmo, le note musicali e la ballerina danzante di Angela e le sue nipotine, colpite da traumi antichi, ma superati completamente.

Immagini dorate che in forme differenti, rappresentano la “fine” di un capitolo di un libro e impreziosiscono “l’inizio” di una nuova pagina di vita. E dice ancora Antonella: “Abbiamo girato un video, realizzato da Pier Angelo Carchedi, con tutte le interviste ai protagonisti, l’intervento dello psicologo, psicoterapeuta Dott. Walter Comello e il backstage durante i dipinti sulla pelle e durante la fase di scatto. I dipinti sono stati eseguiti da Sara De Siena e Marianna Natalello della Voce dei Venti ed è davvero tutto meraviglioso!”.

Mi commuove vedere il coinvolgimento delle persone che hanno partecipato – conclude, sorridendo -, con i loro sorrisi e le loro emozioni e sono felice perché in tanti hanno creduto nel nostro progetto e vederlo realizzato così bene, mi rende orgogliosa di tutti noi”.

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Blogger: Ivana Fontana

Ivana Fontana
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