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CHIVASSO. L’Ascom chiede di cancellare tasse e tributi

“Mi piacerebbe si potesse lavorare insieme a tutti su di un progetto di rilancio della città con un’immagine di sicurezza basata sul  social distancing, sul distanziamento sociale. Quello che è accaduto è paragonabile ad uno tsunami e di fronte ad un evento senza precedenti si possono cercare e mettere in atto soluzioni senza precedenti”. Giovanni Campanino, Presidente Ascom Chivasso, guarda con preoccupazione agli effetti dell’emergenza sanitaria, ma vaglia e prospetta tutte le opportunità possibili per rilanciare il commercio cittadino, senza tralasciare un po’ di fantasia e di creatività, ma soprattutto facendo tesoro di quanto le ultime settimane hanno anche insegnato. “La situazione è sicuramente molto pesante – commenta Campanino -:  chi potrà riaprire le proprie attività al 18 maggio avrà alle spalle due mesi di chiusura, ma non solo, perché già all’inizio di marzo c’era molto immobilismo e sicuramente quando si riaprirà non ci sarà l’assalto ai negozi. Per questo sarà vitale mettere in atto tutta una serie di iniziative per lavorare in un modo nuovo, che punti sulla sicurezza e anche con un modo diverso di approcciarsi alla clientela”. Imprescindibile l’utilizzo dei dispositivi di sicurezza, con mascherine per tutti gli operatori commerciali, ma che dovranno essere usate anche dai clienti: “Se le usiamo tutti, ci proteggiamo tutti. Bisognerà poi insistere molto sul social distancing, che sarà la nostra ancora di salvezza per poter lavorare”. 
Nell’incontro della Cabina di Regia sul Commercio che si è appena svolto, ed al quale partecipano i rappresentanti delle categorie del settore e dell’Amministrazione comunale, Campanino ha presentato delle richieste molto precise e pragmatiche: “Come Ascom abbiamo chiesto un colpo di spugna per le tasse: detassazione, annullamento della Tari, dell’occupazione del suolo pubblico per chi ha i dehors; anzi, a questo proposito, proprio per lavorare sulla social distance, si dovrebbero incrementare gli spazi a disposizione degli esercenti, senza costi aggiuntivi, ma proprio nell’ottica di garantire le distanze di sicurezza. Poi abbiamo lanciato l’idea di allargare l’utilizzo del suolo pubblico per attività di promozione, anche in questo caso senza costi. Capisco che viviamo di burocrazia e di norme, ma con l’Amministrazione dobbiamo studiare un sistema per smussare qualche spigolo e procedere più celermente. Il tutto, senza mai dimenticare che la liquidità è fondamentale”. Ma il lockdown forzato, per alcune categorie, è stato anche un modo per sperimentare nuove modalità di vicinanza ai clienti: “Per alcuni settori merceologici abbiamo avuto riscontri positivi sulla vendita a domicilio, perché ci sono stati tempi di risposta molto rapidi: una modalità che potrebbe diventare un valore aggiunto e, nel futuro prossimo, si potrebbe strutturare, pensando magari ad un piccolo consorzio fra operatori per offrire un servizio di consegne a livello locale, in città e sul territorio vicino. Sarà inevitabile cercare nuove soluzioni di lavoro: secondo le proiezioni, infatti, ci sarà una contrazione notevole del passeggio delle famiglie nei centri cittadini. Bisognerà dunque lavorare sull’attrattività, basata soprattutto sulla sicurezza, su quelle distanze fondamentali. Al posto degli eventi e delle feste, che quasi sicuramente saranno cancellate (ma non bisogna neppure tralasciare l’effetto psicologico del timore di trovarsi di nuovo in luoghi affollati), si potranno pensare a forme di promozione all’aperto, e poi affiancare servizi nuovi (sempre se il tipo di merce lo consente) come la consulenza attraverso i canali social e la consegna a domicilio, quest’ultima magari su appuntamento, con un orario concordato: anche questo può diventare un valore aggiunto”. Ci sono poi settori particolarmente colpiti: al di là di bar, ristoranti, parrucchieri ed estetiste che saranno gli ultimi a ripartire, anche il settore della moda è stato particolarmente colpito: che cosa succederà agli abiti che dovevano essere venduti in questa stagione? Come faranno i commercianti ad affrontare i pagamenti dei fornitori già per le collezioni invernali, quando l’incasso di questi mesi è stato azzerato?  “La ricetta, dunque, mette insieme la liquidità immediata, la detassazione, ed una serie di progetti virtuosi che possano sostenere la ripartenza per i prossimi sei mesi”. 

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