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L'addio al professor Fontana di ieri mattina

CHIVASSO. L’addio al prof Fontana e la storia del piccolo colibrì

CHIVASSO. L’addio al prof Fontana: il cordoglio del Consiglio.

Tre aggettivi per descrivermi? Originale, creativo e poi direi ottimista. Ma non troppo speranzoso…”.

Si descriveva così, il prof Carlo Fontana, nel 2011 confidandosi alla nostra Patrizia Martini nella rubrica “A tu per tu…”.

Preciso, puntuale, rigoroso, anche nel raccontare di se stesso. All’epoca si era appena unito in matrimonio con Maria, ed era stata una bella festa. Indimenticabile.

Che non fosse un matrimonio come i tanti, lo si era capito subito, appena arrivati davanti all’ingresso di Palazzo Santa Chiara. Fuori, sull’uscio della sala consiliare, decine di zainetti lasciati a terra.

“Auguri prof!”. L’amico di sempre Mario Fatibene, in quegli anni consigliere comunale, aveva officiato la cerimonia dell’unione civile tra Carlo Fontana e Maria Huides.

Tanti applausi, qualche coro – “Carlo Fontana, lalalalalà, Carlo Fontana lalalalà…” -, il sorriso stampato sui volti di tutti: che il prof non fosse un insegnante qualsiasi, lo si percepiva dall’affetto con cui i suoi ragazzi l’avevano accolto con il riso e con una fascia tricolore da sindaco con su scritto “sposo perfetto”.

Sembra ieri, eppure sono passati quasi nove anni.

E ieri, lunedì 29 giugno, quegli stessi ragazzi di allora si sono ritrovati un po’ più grandi in Duomo con gli occhi lucidi e lo sgomento nel cuore per dire un’ultima volta “Ciao Prof” a quello che per loro non era un semplice insegnante, ma un riferimento nelle loro vite adolescenziali.

Il prof Carlo Fontana si è spento nel pomeriggio di venerdì scorso, stroncato da un male incurabile, nella sua abitazione di viale Vittorio Veneto. Storico insegnante di lettere antiche ed informatica del Liceo Newton, aveva 67 anni ed era da qualche tempo in pensione.

Grande esperto di trasporti pubblici e sistema sanitario locale, era stato tra i fondatori dell’associazione “Identità Comune” e tra gli ideatori del progetto “Porta del Canavese”, la stazione di porta sull’Alta Velocità che, se realizzata, permetterebbe di razionalizzare il sistema trasportistico del Piemonte nord orientale e, nello specifico, della tratta Torino-Ivrea.

Un progetto ambizioso ma reale, spesso inseguito dalle amministrazioni comunali di turno in periodi di campagna elettorale e poi dimenticato appena dopo il voto. Un peccato.

Vicino alla sinistra, mai iscritto ad alcun partito, Fontana ha tenuto ed organizzato dibattiti, incontri, interviste, per perorare la causa della sua associazione.

Grazie al suo interessamento, a Chivasso per parlare della stazione di Porta del Canavese venne organizzato un dibattito con l’allora viceministro ai Trasporti Riccardo Nencini.

Alle amministrative del 2012 si parlò a lungo della sua candidatura a sindaco della città per una lista indipendente, ma alla fine non se ne fece nulla. 

Grande appassionato di fotografia e di tecnologie, è stato tra coloro che più si sono adoperati – quando ancora insegnava – per l’allestimento dei nuovi laboratori di informatica al Liceo Newton.

Uomo di ottimi valori e sani principi, non mancava di lasciare qualcosa a chi incontrava.

Una buona parola, un aneddotto, un insegnamento.

Cosa dovremmo fare, prof?” Gli domandammo nel 2011.

Mi viene in mente la storia del piccolo colibrì – ci rispose -. Ve la racconto in breve: la foresta sta bruciando e ogni animale pensa a portare in salvo se stesso e fugge via correndo. Un leone mentre scappa vede un piccolo colibrì che versa una piccola goccia d’acqua sull’incendio e gli chiede? ‘Cosa stai facendo?’ ‘Faccio la mia parte!’. Ecco, secondo me se ognuno di noi nel suo piccolo pensasse al bene del Paese, allora le cose cambierebbero davvero. Anche una goccia d’acqua può essere importante e ‘insieme si può’ spegnere un grande incendio”.

Il prof Carlo Fontana è stato ricordato anche nel Consiglio comunale di ieri sera, tenutosi via streaming per le disposizioni sul distanziamento sociale per l’emergenza coronavirus.

Una persona colta, arguta, gentile e lungimirante nelle idee. Un uomo che ha intuito il ruolo strategico che la città avrebbe avuto nel sistema trasportistico locale – l’ha ricordato il sindaco Claudio Castello -. Si è battuto senza compromessi, cercando di dimostrare anche scientificamente la validità della proposta della stazione di porta sull’Alta Velocità. Era un uomo di cultura e un cittadino innamorato di Chivasso”.

Alle condoglianze del sindaco si sono uniti consiglieri comunali di maggioranza ed opposizione.

Tra gli altri, l’intervento di Marco Marocco (M5S): “Chivasso perde un visionario, che aveva visto lungo. La stazione Alta Velocità del Canavese e Monferrato è una sfida che tutta la politica chivassese deve portare avanti”.

 

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