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Francesco Gioffrè al momento dell'arresto manda un bacio ai suoi familiari

CHIVASSO. La nuova ‘ndrangheta Altri 11 arresti in città

Undici ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state eseguite dai carabinieri nei confronti di altrettante persone ritenute affiliate alla ‘ndrangheta. Associazione a delinquere di stampo mafioso, tentato omicidio, usura, estorsione, rapina, danneggiamento, incendio, detenzione illegale di armi e munizioni: i reati contestati nei loro confronti, a vario titolo.

Così la città di Chivasso, per la terza volta in sei anni, ripiomba nell’incubo, di nuovo teatro di un’inchiesta sulla ‘ndrangheta: prima “Minotauro”, poi “Colpo di coda”,quindi “Panamera” (dalla Porsche di uno degli arrestati, ndr).

In carcere sono finiti Domenico e Francesco Gioffrè, 31 e 35 anni, di Chivasso, Antonio Guerra, 38 anni, di Settimo Torinese, Domenico, Francesco e Luciano Ilacqua, 60, 38 e 29 anni, di Chivasso, Giovanni Mirai, 40 anni, di Torino, Carmine Volpe, 54 anni, di Chivasso, Francesco Grosso, 39 anni,  di Chivasso, Salvatore Calò, 47 anni,  di Chivasso e Valentino Amantea di Verolengo, quest’ultimo ai domiciliari perché è su una sedia a rotelle dopo essere stato colpito da un proiettile durante un agguato nell’estate 2012.

L’operazione, condotta dai militari della Compagnia chivassese agli ordini del Capitano Pierluigi Bogliacino, in collaborazione con i reparti competenti per territorio, ha interessato le province di Torino, Varese, Reggio Calabria, Cosenza e Vercelli.

Sequestrati beni immobili, società e attività commerciali, carrozzerie e autolavaggi, polizze vita, conti correnti, autovetture di grossa cilindrata, cassette di sicurezza, gioielli e orologi di lusso, e contanti.

Gli agguati

Volevano uccidere per riaffermare il controllo sul territorio piemontese, dopo le operazioni antimafia del 2011 e 2012”, sostengono gli inquirenti.

Questioni economiche, affari, ripicche, vecchie ruggini radicate agli anni Ottanta, quando la droga scorreva a fiumi e il denaro pure. E poi il controllo del territorio, con minacce ed estorsioni.

Sarebbero questi i moventi di un’estate di piombo, quella del 2012, con quattro agguati nell’arco di pochi mesi: a Giovanni Ponente a Chivasso, a Salvatore Di Maio a Settimo Torinese, a Valentino Amantea a Verolengo e a Carmine Volpe ancora a Chivasso.

L’inchiesta, coordinata dal pm Monica Abbatecola, è scattata proprio da lì, da quei colpi di pistola esplosi nei confronti di alcuni pregiudicati che gli arrestati ritenevano un ostacolo ai loro affari.

Le indagini sono state condotte senza la collaborazione delle persone offese, che non hanno nemmeno sporto denuncia”, ha spiegato il pm Abbatecola. “Noi siamo qui per lanciare un segnale positivo alla cittadinanza – aggiunge -. Questa è una ‘ndrina con fortissima carica di intimidazione, che agisce tramite avvertimenti ed estorsioni”.

Gli avvertimenti

L’inchiesta ha portato a galla altri fatti gravi, che hanno segnato le cronache chivassesi e settimesi degli ultimi periodi.

Era l’ottobre 2013 a Settimo quando undici spari finirono contro la serranda del negozio di assistenza caldaie di Elio Tavaglione, 43 anni, allenatore di una squadra di calcio giovanile.

A sparare è Antonio Guerra, padre di uno dei piccoli calciatori:  il ragazzino, 10 anni, era stato escluso dalla squadra per il suo comportamento e quei colpi di pistola erano stati una vendetta, un avvertimento.

Questo l’episodio più “singolare”. Ma ce ne sono tantissimi altri.

Le indagini dei carabinieri hanno collegato tra loro fatti diversi e successivi nel tempo. Sono emerse estorsioni nei confronti di commercianti, soprattutto autolavaggi e autosaloni.

Nel gennaio 2012, ad esempio, a Caluso undici colpi vengono sparati contro le vetrate della pizzeria “Bellastoria”.

Nel luglio 2013 a Chivasso vengono esplosi sei colpi di pistola contro le saracinesche de “La Passione per il Tempo” di piazza d’Armi.

Nell’ottobre dello stesso anno vengono date alle fiamme  otto autovetture del concessionario “Nissanauto”, di via dei Bersaglieri, sempre a Chivasso.

E nell’agosto 2015 viene appiccato un incendio alla sala giochi “The Game” di via Paolo Regis, ancora nella città dei nocciolini.

Alcuni degli arrestati erano già stati indagati dalla procura di Ivrea  per lesioni e tentato omicidio quando, nell’autunno del 2016, nella zona industriale di Rondissone e in corso Galileo Ferraris a Chivasso, alcuni colpi d’arma da fuoco raggiunsero Bruno Lazzaro, 27 anni, domiciliato a Volpiano, e Rocco Morano, 54 anni, di Torrazza Piemonte.

Due degli undici arrestati, in particolare Antonio Guerra e Francesco Gioffrè, hanno ricevuto il nuovo provvedimento restrittivo in carcere.

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