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CHIVASSO. La cappella di San Raffaele sul podio tra i “Luoghi del cuore” del Fai

Se la gioca con le più grandi chiese e monumenti dell’intero Piemonte.

Le gallerie Pietro Micca di Torino, la Mole Antonelliana e pure il borgo Medievale del Valentino le fanno, come si suol dire, un baffo. La trovi lì. In mezzo alla strada. Piantata in un punto qualsiasi sulla Provinciale 590, in direzione Torino. Di piccola è piccola. Spoglia, vista da fuori, lo è pure. Anonima agli occhi dei più.

E pure va a lei, alla cappella della Regina degli Angeli Cimena di San Raffaele, il podio dei “Luoghi del Cuore” promosso dal Fai.

I cittadini l’ hanno messa, per la provincia di Torino, in cima al censimento nazionale che insieme a Intesa San Paolo chiede di segnalare “i piccoli o grandi che amano e che vorrebbero salvare”. E’ sesta nella classifica regionale.

La votazioni si sono chiuse lo scorso 30 novembre, ma i risultati ufficiali verranno pubblicati solo nel mese di febbraio. Intanto la chiesetta di San Raffaele si trova ad un passo dal vincere un contributo di 50 mila euro. Somma che potrebbe essere utilizzata per il restauro della facciata, per gli intonaci interni e per il portale d’ingresso.

Ma quella della cappella della Regina degli Angeli non è, per nulla, una corsa in solitaria. Che siano del chivassese, del ciriacese, dell’eporediese, sono centinaia i “luoghi del cuore” segnalati al Fai.

E così, partendo proprio da San Raffaele, eccoci, dopo pochi chilometri, ad ammirare l’abbazia di santa Fede di Cavagnolo, di epoca romanica, e, sempre nella collina d’oltrepo, il piccolo comune di Brusasco, il suo ricetto in frazione Borgo del Luogo, di origine medievale. Su, in cima ad una collina.

Arrivati nell’Alto canavese, ci troviamo di fronte ad uno dei più bei panorami del Piemonte davanti al santurario della visitazione di Sant’Elisabetta a Colleretto Castelnuovo, a visitare il santuario di Belmonte, a Valperga, patrimonio dell’Unesco. A perderci, ancora una volta, nei cunicoli del castello di Masino a Caravino famoso, in tutto il territorio, per il suo labirinto botanico. Il secondo in Italia.

Che dire, poi, della mulattiera, detta “Strada delle Vote” di Brosso, in Valchiusella? Per gli abitanti e non solo loro è luogo ricco di memorie storiche legate allo sfruttamento, secolare, delle miniere. Sarà per quello che la sua posizione, nella classifica stilata dal Fai, sia tra le più alte di tutta la Provincia. In classifica, anche la valle Piantonetto di Locana, la più bella e selvaggia del versante piemontese del Gran Paradiso.

Nelle Valli di Lanzo, i luoghi del cuore sono, invece, tre. La piccola Balme, in classifica grazie al Pian della Mussa, primo acquedotto per grandezza e importanza di tutto il torinese agli inizi del 1900. Villa Pastrone, di Groscavallo, proprietà di Giovanni Pastrone, regista del film “Cabiria” del 1914 e papà del cinema muto. Il Ponte del Diavolo di Lanzo, costruito, leggenda vuole, da un muratore che pur di non veder crollare il ponte, aveva deciso di vendere l’anima. Tra edifici realizzati per mano dell’uomo o luoghi creati dalla natura, l’Alto Canavese sforna anche il parco del Gran Paradiso, a Ceresole, il Castello di Agliè, tra le location preferite delle fiction in costume degli ultimi anni, villa Meleto, sempre ad Agliè. Per non parlare poi del Mulino Val, simbolo del comune di Forno. Una costruzione alta, su modello olandese. L’ omaggio di un padre, imprenditore fornese, alla memoria del figlio, morto prematuramente. Non può mancare, nell’elenco, la bella Ivrea. Lei, capitale dell’industria moderna grazie all’Olivetti, è ammirata, sul sito del Fai, per il castello delle Rosse Torri, tanto caro anche al poeta Giosuè Carducci.

E Chivasso? La nostra città nella classifica dei “Luoghi del cuore” c’è? Eccome. Sebbene non abbia ricevuto grandi consensi, la città del Nocciolino sforna il Duomo, la chiesa dei Santissimi Giovanni Battisti, la Reggia della Mandria, voluta nella seconda metà del settecento dallo stesso re Carlo Emanuele III di Savoia come base per i suoi cavalli. Amata dai chivassesi, tanto da farne un luogo del cuore, anche la presa del Canale Cavour.

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