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CHIVASSO. In Italia la politica è morta con Aldo Moro…

Caro Direttore, come Lei avrà letto sul giornale suo concorrente – perché quando le ho scritte il Suo era già alle stampe – avevo fatto alcune riflessioni sul rapimento del Presidente Aldo Moro e del massacro della sua scorta. Ingenuamente ho pensato che a quella lettera aperta seguisse un confronto anche se a distanza ed invece il silenzio più totale.  Allora mi sono chiesto: ma sono io che sono fuori dal mondo ( da questo mondo ) perché dopo quarant’anni altri sono i problemi, oppure nell’attuale classe dirigente non si da’ sufficiente peso ad avvenimenti che, se pur datati, hanno sconvolto il Paese? Non si interroga su quanto sta avvenendo in questi giorni: difficoltà a formare un governo con solida maggioranza a causa di elezioni che non hanno sancito un vincitore dotato di autosufficienza  e quindi come venirne fuori ?

Non ho una risposta, ma l’insegnamento di Moro potrebbe tornare molto utile…. ! Dopo quei tragici avvenimenti l’Italia non è più quella di prima, la Democrazia Cristiana no era più quella di prima è destinata declino inesorabile, anche se durato circa 15 anni. Il sangue dell’On. Aldo Moro è ricaduto su quel partito, su tutte le altre forze politiche e sull’intero Paese, come lo stesso Moro aveva previsto nella sua lettera a Benigno Zaccagnini, segretario del Partito di cui ero capogruppo in Consiglio Comunale a Chivasso.

La Politica è morta in quel preciso istante.

I giovani e anche i meno giovani  devono saperlo: se ci troviamo in queste condizioni è anche il frutto di quei fatti che non furono solo opera delle BR, ma anche di Servizi Segreti deviati, della P2, di forze straniere, che avevano un obiettivo condiviso: far fallire il progetto sul quale stava lavorando da tempo l’On. Aldo Moro, quella della SOLIDARIETÀ NAZIONALE, non già del Compromesso storico di cui si parlò a sproposito nei mesi e negli anni successivi. Non a caso proprio quel giorno – 16 Marzo 1978- all Camera dei Deputati si apriva il dibattito sul nascente governo di Unità Nazionale presieduto da Andreotti.

Nell’ultimo discorso ai parlamentari democristiani, il 28 febbraio – 16 giorni prima del rapimento, Moro li aveva invitati a ” guardare fuori dal Palazzo, nel cuore dell’emergenza italiana, l’emergenza reale che è nella nostra società. Immaginate – disse – cosa accadrebbe in Italia, in questo momento storico, se fosse condotta sino in fondo la logica dell’opposizione, da chiunque fosse condotta, se questo Paese della passionalità intensa e dalle strutture fragili, fosse messo ogni giorno alla prova di una opposizione condotta fino in fondo ” . E concludeva così: “  È la nostra flessibilità che ha salvato fin qui la nostra democrazia ” .

Nel quarantesimo anniversario del rapimento, in un nuovo momento di passaggio, di un Paese di nuovo in bilico, questi giorni di crisi, come 40 anni fa, richiedono più flessibilità che esercizio cieco del potere.

In una lettera dalla prigione, Aldo Moro, scriveva all’On. Riccardo Misasi: ” Datemi da una parte milioni di voti e toglietemi dall’altra parte un atomo di verità, ed io sarò comunque perdente.” .

Ciò che manca oggi a una politica che si percepisce come onnipotente, forte di consensi e successi, che si autocelebra per i milioni di voti raccolti, ma che non possiede un attimo di verità sul Paese e su se stessa, questa politica è destinata a essere perdente “.

Mi auguro che ciò non accada e chi ha un briciolo di senso delle Istituzioni e ama la Verità, incominciando dal Partito Democratico, ci pensi prima di dire di no a tutto e a tutti. L’Aventino non ha mai portato bene a nessuno !

Renato Cambursano

Chivasso

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