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Livio Viano

CHIVASSO. Il teatro ai tempi del Coronavirus… raccontato da Livio Viano

Arriva il Coronavirus e blocca tutto, anche il teatro. La stagione teatrale chivassese era nel pieno del suo successo, ma si è dovuta interrompere. “La stagione era avviata, c’era appena stato Cesare Bocci sul palcoscenico, sarebbe dovuto arrivare Peppe Servillo, tutto era pronto ma ci siamo dovuti fermare – comincia a raccontare Livio Viano, il direttore artistico -. Abbiamo posticipato la data, senza sapere a quando… ora, ovviamente, se ne riparlerà da ottobre in avanti durante la prossima stagione teatrale, al cui interno cercheremo di inserire gli spettacoli saltati, sperando che gli artisti siano disponibili in quelle date”.

Ma il teatro non si ferma e Livio pensa di organizzare degli spettacoli all’aperto, nel corso dell’estate. “Se le normative lo permetteranno organizzeremo degli spettacoli con piccoli numeri di spettatori, all’aperto – spiega -. Nei nostri spettacoli, in genere, c’è un attore unico sul palco e questo è buono per il discorso del distanziamento. 70/80 spettatori potremmo poi posizionarli, alla giusta distanza, in una piazza o in un parco. Questo numero di spettatori, ovviamente, non è sufficiente per parlare di guadagno, per noi la recitazione è lavoro, non lo facciamo a livello amatoriale, ma siamo comunque disponibili a organizzare qualcosa con l’aiuto degli enti locali. Nel caso avremmo pensato di riproporre uno spettacolo della stagione teatrale ‘Il Cervino’ e una trilogia: ‘Il Giobbe’, ‘Giungla’ e ‘Giovanni Livigno’, per un totale di 4 spettacoli che fino a fine febbraio hanno girato l’Italia” dichiara.

Livio Viano si è spesso collegato in videoconferenza con “Piemonte Vivo”, l’ente pubblico regionale che fa da tramite con tutte le stagioni teatrali piemontesi, con la “Regione Aosta” (la sua compagnia è “Teatro d’Aosta”, ndr) e con l’ ‘AGIS’ che è il sindacato dello spettacolo, per capire come fare con gli eventi e per essere sempre aggiornato sulla situazione. “Non si è mai verificata una cosa del genere – afferma -. Le videoconferenze si sono rivelate utili strumenti, col rischio di prenderci un po’ troppo l’abitudine, però… ma il teatro non può essere in digitale, il digitale non può sostituire il teatro dal vivo… questo è un argomento molto dibattuto oggi. Il digitale è utile per la comunicazione, per incentivare, ti può dare un antipastino di uno spettacolo, ma il teatro vero va fatto col pubblico davanti, l’attore ha bisogno di sentire il suo pubblico, devono respirare insieme, e questo pubblico deve sempre variare, arricchendosi di nuovi elementi che guardano quell’opera per la prima volta” spiega. Se è vero che un pittore può sempre dipingere, che un musicista può sempre comporre, che uno scrittore può sempre scrivere, è altrettanto vero che un attore non può fare arte senza confrontarsi con il pubblico, gli manca il terreno sotto i piedi. “Un attore di teatro ha bisogno di aprire il sipario, senza quello può progettare, ma non è lo stesso. Il teatro esiste nel momento in cui lo fai – afferma Viano. Questa situazione l’abbiamo tutti presa male, ma si reagisce, anche se saremo gli ultimi a ricominciare le nostre attività. Spero che la pandemia finisca presto, dandoci la possibilità di riproporci al pubblico come prima. L’aver venduto 256 abbonamenti della stagione teatrale chivassese vuol dire che la gente ha voglia di andare a teatro. Dovremo mettere in conto la paura della gente, ci sarà incertezza, ma avanti tutta con l’ottimismo perché gli artisti sapranno contagiare tutti con la loro passione, nel senso bello del termine”.

Il Ministero dello Spettacolo, tramite il decreto Franceschini, ha deciso di dare un contributo a tutte le compagnie professionali, cioè quelle imprese che nel loro statuto prevedono il lavoro nell’ambito della recitazione, che abbiano fatto un minimo di 15 spettacoli nel 2019 e che non siano già destinatari di sovvenzioni dallo Stato. Viano ci spiega che si tratta di un bonus di 10000 euro uguale per tutte le compagnie.

In questo 2020 Livio ha festeggiato i suoi 70 anni. “Ho appena fatto in tempo a festeggiare, il 28 febbraio, quando ancora si poteva. E’ stato bello – racconta -. La mia è stata una generazione fortunata, 70 anni senza guerre sono un gran cosa, me ne vantavo… e poi è scoppiata questa guerra, quella contro un nemico invisibile… Ma noi italiani in qualche maniera ce la faremo, sono ottimista, e lo dico serenamente nonostante tutti i problemi. Sapremo sfruttare le nostre potenzialità per ripartire, siamo il meglio del meglio a livello di arte, cucina, turismo e quant’altro – aggiunge -. Io ho dato e avuto tutto ad oggi teatralmente parlando, ma farò teatro fino alla fine… l’arte non ha età e l’età è un fattore relativo, in particolare per gli attori. Il teatro entra dentro nel profondo dell’anima delle persone, avvicina alle problematiche più disparate, ti fa interfacciare con chiunque… Fare teatro è una gran bella scommessa e noi vogliamo continuare a scommetterci sopra” afferma in conclusione per salutarci.

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