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Antonio Conte

CHIVASSO. I tradimenti (clamorosi) della storia dell’umanità

La storia dell’umanità è costellata di clamorosi tradimenti. Da Adamo in poi, perché diciamocelo chiaramente, il nostro biblico progenitore non ha fatto proprio un figurone con Dio, la storia presenta una schiera infinita di perfidi traditori, di tipi loschi che, per denaro, per amore, per invidia, per vigliaccheria o per chissà che altro, tradiscono la lealtà e la fiducia riposte in loro, combinando delle frittate pazzesche.

Il greco Efialte, ad esempio, il pastore che alle Termopili indica ai nemici persiani il sentiero per prendere alle spalle i trecento spartani di Leonida e farli a pezzi.

Caio Giunio Bruto, il prediletto di Giulio Cesare, che dimostra la sua gratitudine al condottiero tirandogli la pugnalata letale. E poi il peggiore di tutti, Giuda Iscariota che, pensa tu che sfiga, va a tradire nientemeno che il figlio di Dio, guadagnandosi il primato di traditore per eccellenza, in saecula saeculorum.

Oggi, in questa estate così anomala, i peggiori traditori sembrano popolare il mondo del calcio. Maurizio Sarri: per tre anni allena il Napoli e sfiora lo scudetto. Per mezza Italia, quella che odia la Juventus, diventa un eroe da far invidia a Masaniello. Non vince, perché il traditore ha spesso un background difficile e frustrante, lascia Napoli, va un anno in Inghilterra, ed oggi che fa? Torna in Italia per allenare nientemeno che la Juventus! Cielo apriti! Antonio Conte, il capitano di mille partite bianconere.

Con lui la Juventus torna a vincere lo scudetto ed inizia un ciclo di vittorie che annichilisce i successi dell’Inter ai cui tifosi non rimane altro che aggrapparsi al sempre più pallido ricordo di un “triplete” ormai lontano. Conte lascia la Juve, allena per un po’ la Nazionale, come Sarri va anche lui in Inghilterra, i traditori hanno spesso destini comuni, e quando torna chi va ad allenare? L’Inter! Eh, ma allora lo fanno apposta! Ora, il tradimento ed il calcio soprattutto, toccano passioni profonde, scatenano discussioni insanabili e rendono odiosamente  faziosi. Però qualche riflessione oggettiva si può tentare. La prima riguarda la labilità del confine tra eroe e traditore. In fondo sia Conte sia Sarri stanno mettendo in atto un cambiamento, coraggioso, rischioso, nel quale, hanno certamente più da perdere che da guadagnare.

Entrambi entrano a far parte di ambienti parzialmente ostili, circondati da persone che alla prima, inevitabile, sconfitta, alzeranno il ditino per dire con aria saccente e tronfia: “L’avevo detto, io”.

Entrambi scommettono su un destino che li vede obbligati a vincere, già sapendo che solo uno vincerà e che l’altro sarà una delusione, senza se e senza ma. E poi non facciamo gli ipocriti. Tutti tradiamo. Da chi tradisce con consapevolezza il proprio partner, fino a chi delude le aspettative di qualcuno senza magari nemmeno rendersene conto. Ma a noi, comuni mortali, al massimo tocca fare i conti con i nostri sensi di colpa, con cui, in genere, una quadratura soddisfacente la troviamo abbastanza in fretta. Conte e Sarri, invece, oltre a ciò, devono anche affrontare interi stadi ostili, minacciosi, schiere di giornalisti pronti a sputtanarli in tutto il Paese e anche oltre. E non c’è denaro che ti ripaghi, anche perché, a quei livelli tanti soldi te li danno quasi ovunque, senza bisogno di andare a chiederli proprio al tuo nemico giurato.

Oscar Wilde, al termine della sua vita, distrutto dal carcere e dell’ipocrisia umana, scriveva deluso: “Ogni uomo uccide ciò che ama. Gli uni uccidono con uno sguardo d’odio, gli altri con delle parole carezzevoli, il vigliacco con un bacio, l’eroe con una spada.” La stessa di Conte e Sarri. Buona fortuna a loro. Se lo meritano.

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Blogger: Adriano Pasteris

Adriano Pasteris
Tra le granite e le granate

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