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Gabriele Vaudano all'opera

CHIVASSO. Gabriele Vaudano: futuro fotografo o imprenditore? Sicuramente un ragazzo che si mette sempre in gioco

La prima cosa che mi viene in mente è che quando ho scattato la prima foto è stato con la macchina di mia madre… e lei non è stata molto contenta… ho fatto fuori un rullino da 48 fotografando il muro della casa di montagna. Mamma me lo ‘rinfaccia’ sempre. Lei mi ha trasmesso la passione per la fotografia. Da piccolo, a 7/8 anni, con la mia macchina compatta già scattavo foto durante le camminate in montagna coi miei. Mi piaceva soprattutto fotografare i fiori” appena ci sediamo per parlare Gabriele comincia così, con un aneddoto simpatico, a raccontare la sua passione per la fotografia.

Questo giovane ragazzo, classe 1998, è un vero appassionato di tutto ciò che ruota attorno alla macchina fotografica ed è molto bravo in questo campo. Gabriele Vaudano comincia a studiare fotografia a livello più tecnico in prima superiore, mentre frequenta il Liceo Scientifico. Cerca di collegare il contenuto con la forma, vuole cominciare a “dare un senso” alla foto. Autodidatta, non ha seguito corsi, ma ha affiancato per parecchio Carlo Carossio, un ottimo fotografo torinese di architettura. “Lui mi ha insegnato a ricercare la nitidezza nelle foto architettoniche, a far risaltare i particolari, mi ha trasmesso il concetto della forma legata al contenuto, del trovare un significante e un significato, del dare un significato al proprio contenuto, a esprimere attraverso il soggetto e lo scatto le emozioni che provo durante una sessione fotografica – racconta Gabriele. Sembrerà banale e un po’ ‘filosofico’, ma serve per differenziarsi, per dare un valore aggiunto, è quello che in economia si definisce ‘dare un valore competitivo al proprio prodotto’. 50 fotografi scatteranno in modo diverso la stessa foto, ma pochi sapranno trasmettere emozioni e dar loro la giusta forma esprimendo al meglio il contenuto che hanno di fronte. Questo è il motore che mi porta sempre a cercare di migliorarmi”spiega.

Gabriele Vaudano ha già ricevuto dei riconoscimenti importanti come fotografo. Giusto per citarne un paio: nel 2015 è arrivato finalista al concorso nazionale “Premio Mostra del Tigullio” e sempre nel 2015 ha vinto la sezione categoria giovani della “Maratona Fotografica di Cuneo”. Ha già fatto delle mostre personali e non solo in collaborazione con l’associazione “Prisma Laboratorio Artistico” di Chivasso. Ha collaborato con negozi e stilisti di Torino fotografando i loro prodotti, modelle, modelli, facendo foto di moda, appunto. Ma la sua predilezione resta per i paesaggi, verso cui si sente più trasportato, in maniera innata. Ama anche fare quelli che definisce “ritratti psicologici” delle persone, cercando l’emozione all’interno del soggetto. Attualmente sta seguendo un progetto fotografico che cerca di trasmettere attraverso le foto le emozioni primarie (paura, tristezza, gioia, rabbia, accettazione, disgusto, disprezzo e sorpresa). Una sola emozione per foto va trasmessa a chi guarda. Non è semplicemente l’emozione del fotografo e non è solo l’emozione di chi posa, è l’emozione. Gabriele vuole riuscire a trasmettere la visione migliore di quell’emozione. Le luci, il contesto devono aiutare a trasmetterla. Ognuno può poi dire se si rivede in quell’ emozione e nasce un “dialogo” tra foto e persona. Per usare le parole del nostro giovane fotografo, questo progetto è una vera e propria sfida. Da un po’ ha incominciato anche ad appassionarsi alla fotografia aerea col drone.

Instagram, oggi, è sicuramente un mezzo per far girare in fretta le immagini e anche Gabriele Vaudano lo usa per pubblicare i suoi scatti, ma non da soli. Questi sono sempre accompagnati da quello che lui definisce un “poema” che racconta il cosa c’è stato prima dello scatto. Secondo lui parole e immagini insieme servono a far entrare gli altri nella testa e nel pensiero del fotografo. Possono essere uno strumento di “critica costruttiva”, un mezzo di confronto delle proprie idee in ambito di fotografia. “Da qui nasce un po’ quella che considero la mia ‘filosofia di vita’, cerco di accogliere il pensiero di tutti, poi sono testardo e faccio di testa mia, ma ascolto e discuto. Si può restare della propria idea, ma sempre lasciando esprimere anche gli altri e sentendo cosa hanno da dire. La chiusura mentale non fa bene a nessuno e alla società prima di tutto, perché non permette l’ evoluzione. Io credo nell’ evoluzione, mio nonno mi diceva sempre che se sei ‘chiuso’ sei tu nel difetto perché non hai la capacità di confrontarti con gli altri e non cresci, non capisci in che modo sbagli” spiega Gabriele.

Fino all’ anno scorso facevo parte di un’associazione studentesca universitaria internazionale chiamata ‘AIESEC’ che punta al miglioramento personale e professionale attraverso esperienze di volontariato all’ estero. Studiando non ce la facevo a partire, ma collaboravo dietro le quinte presentando progetti e facendo corsi, ad esempio di marketing, per portare avanti il concetto base di questa associazione e cioè che bisogna sviluppare la parte migliore di sé al fine di dare un impatto positivo sulla società” racconta ancora.

Attualmente Gabriele Vaudano studia ingegneria gestionale al Politecnico di Torino, ma non sa ancora, esattamente, cosa farà “da grande”. Ama l’ innovazione, l’idea delle “startup”, della creatività in azienda, della fase del “genio creativo” che va a creare un nuovo prodotto, a creare utilità per un determinato scopo ed è proprio verso questo che si orienta, consapevole però che la vita potrebbe portarlo a fare di tutto. “La fotografia è una passione enorme, potrebbe anche diventare il mio lavoro. O magari come ingegnere gestionale sarò quello che risolverà delle criticità del fotografo creando un nuovo prodotto che risolve delle mancanze presenti e che si posiziona sul mercato. Mi piacerebbe unire la passione con l’ imprenditorialità” aggiunge.

Mi piace molto guardare i video dei grandi innovatori come Steve Jobs e Elon Musk – racconta ancora Gabriele. Indipendentemente dal loro orientamento politico, dal loro fine, è bello vedere il loro modo di esprimersi, di innovare. In base a come vedono il mondo interagiscono con lui e cerano un prodotto. E’ stressante pensare di innovare sempre, di riuscire ogni volta a soddisfare il pubblico, a creare una differenza utile per lui. Il pubblico cambia sempre il modo di vedere e vivere la vita in base a ciò che ha, è un confronto continuo e mutevole. Devi anche confrontarti con gli altri competitor che vogliono raggiungere il tuo stesso risultato. Questo è quello che mi affascina dell’ imprenditorialità. Il continuo mettersi alla prova – spiega ancora. La mia famiglia mi ha molto influenzato in questo, mai in modo diretto, lasciandomi sempre libero di scegliere, ma veicolandomi. La libertà mi ha portato a capire cosa mi piace. Devo dire un grosso grazie a mamma Paola e a papà Giovanni per questo. Mi stanno molto dietro e mi ‘sopportano’. Sono genitori presenti ma non invasivi. Voglio ringraziare anche i miei nonni materni che ora non ci sono più. Mi hanno cresciuto da piccolo e mi hanno trasmesso i loro valori e mi spiace che non possano vedere come sto diventando e non possano più consigliarmi. Un grazie va anche a zia Lorella che mi sta molto dietro e c’è sempre stata. Anche ai miei nonni paterni Giorgio e Carla; nonna ogni volta che andavo bene a scuola, o ora quando passo un esame, mi fa e faceva la zuppa inglese, che adoro. Ha sempre stimolato noi nipoti a studiare e a dare il meglio. Devo anche ringraziare i miei professori e la mia maestra delle elementari Anna Pola. E i miei amici, ovviamente”conclude Gabriele Vaudano.

Fra le passioni di Gabriele c’è anche la musica. A 4 anni ha iniziato a studiare pianoforte e si è innamorato della musica classica, poi a 13/14 anni ha creato la sua rock band, che però si è poi sciolta, scoprendo altri generi musicali, iniziando anche a scrivere testi musicali e ad armonizzare. Altra passione è il parapendio e c’è il progetto di provare il lancio col paracadute e gli piacerebbe anche prendere il brevetto di volo, compatibilmente con la sua miopia. Adora viaggiare. Anche cucinare.

Sono un animo irrequieto, mi definisco ‘Ansia-man’ – ride dicendo. Attualmente sono parzialmente soddisfatto. Si può sempre migliorare. Voglio imparare da tutti i punti di vista: emotivo, professionale ecc. E’ difficile perché ti scontri con l’orgoglio, per quanto puoi essere umile l’orgoglio c’è, ma bisogna rimanere umili e provare a capire gli altri, scendendo dalle proprie convinzioni. Quando esco parlo tanto e mi piace conoscere persone nuove. E’ bello confrontarsi. Le persone nuove così come quelle già presenti nella nostra vita sono tutti stimoli a diventare ciò che sono e che sarò. Ogni amicizia, ogni amore, ogni conoscenza, che duri tanto o che duri poco ti lascia qualcosa. Ti fa crescere e tu fai crescere l’altra persona” queste le parole finali di Gabriele Vaudano.

Quando scelgo qualcuno da intervistare mi piace poter veicolare un messaggio positivo attraverso l’intervistato, oltre che raccontare una storia, e credo che Gabriele con la sua testa, le sue idee, le sue ambizioni, nonostante la sua giovane età, ne faccia passare più di uno.

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