Home / BLOG / CHIVASSO. E venne il momento delle donne
The team of Italy ahead of the FIFA Women's World Cup France 2019, Group C football match between Italy and Brazil on June 18, 2019 at Hainaut stadium in Valenciennes, France - Photo Melanie Laurent / A2M Sport Consulting / DPPI

CHIVASSO. E venne il momento delle donne

E infine venne il momento del calcio femminile. Inimmaginabile fino a qualche anno fa, indubbiamente auspicabile, ma anche dannatamente prevedibile. Infatti ogni tanto capita. Capita che la nazionale di uno sport “minore” inizi a vincere e allora tutti quanti ci riscopriamo esperti sostenitori di discipline a cui i quotidiani sportivi dedicano quattro righe nella pagina che solitamente usiamo per incartare le uova al mercato. Così, per esempio, durante le Olimpiadi diventiamo profondi conoscitori della scherma, dissertiamo con disinvoltura di canottaggio e sappiamo tutto del tiro al piattello o con l’arco. Presi dall’euforia, iniziamo a lamentarci del fatto che in televisione trasmettano troppe partite di calcio e poche, per esempio, di quelle avvincenti gare di dressage a cavallo che fanno addormentare persino i telecronisti; seduti sotto l’ombrellone, invochiamo improbabili rivoluzioni cultural-sportive, mentre dissertiamo con attoniti amici delle regole della lotta greco-romana o del taekwondo.

Poi, ad un certo punto, inizia il campionato di calcio e allora ci dimentichiamo di tutto. Comunque, al netto di ciò, devo dire che il calcio femminile ha il suo fascino.

La minore aggressività delle giocatrici fa sì che si possano vedere azioni lunghe, non frammentate, eseguite con ottima e piacevole tecnica, quasi come nel calcio di quando ero bambino. Poi la Nazionale vince spesso, regalando emozioni genuine, autentiche, e questo indubbiamente aiuta. Insomma basterebbe sedersi davanti al televisore e godersi lo spettacolo. Invece no. Come capita spesso in questi casi, i Soloni da salotto spuntano come i funghi d’autunno e noi dobbiamo beccarci i loro sermoni. Innanzitutto l’immancabile confronto con il calcio maschile e su quanto sia ingiusto che Ronaldo guadagni mille volte di più della miglior giocatrice donna. Poi il sempre verde pippone vetero-femminista secondo il quale la minor popolarità del calcio femminile sarebbe da attribuire a vecchi stereotipi e pregiudizi maschilisti, pippone spesso seguito dall’immancabile predicozzo  sulla parità di genere e via dicendo.

Ma non possiamo guardarci la Nazionale tranquilli, senza tante implicazioni pseudo sociologiche? Il calcio maschile è uno sport, quello femminile un altro. Il calcio maschile affascina per la fisicità, la potenza e la tecnica eseguita a ritmi indiavolati; quello femminile per la continuità del gioco ed un tatticismo meno esasperato.

I maschi giocano da maschi, aggressivi, si menano, quando subiscono fallo fanno finta di essere stati colpiti a morte e dopo averlo commesso vanno a stringere la mano della loro vittima.

Le donne, viceversa, giocano da donne, non fanno entrate cattive o pericolose, tanto che gli arbitri non ammoniscono mai nessuno, ma una volta buttata a terra l’avversaria,  col cavolo che la aiutano a rialzarsi e se quella si rotola per terra è molto probabile che si sia fatta male per davvero.

Tutto qui. Semplice, no? Due sport diversi per due generi diversi, entrambi degni di ammirazione e meritevoli di essere seguiti, sempre, e non solo per ciò che pensiamo possano rappresentare.

Prima di chiudere, una domanda: avete notato che i maschi sono arbitrati solo da maschi e le donne solo da donne? Forse perché solo un uomo può sopportare che un altro uomo faccia finta di essersi fatto male senza prenderlo a calci nel sedere e, allo stesso modo, solo una donna può accettare che una donna, dopo averne stesa un’altra con un calcione terrificante, si allontani senza degnarla di un cenno di scusa. Ma qui dovremmo cominciare tutto un altro discorso. Lasciamo perdere.

Commenti

Blogger: Adriano Pasteris

Adriano Pasteris
Tra le granite e le granate

Leggi anche

IVREA. Dalla Ico-Valley alla Cape Canaveral Valley, una super cazzola tira l’altra….

L’idea è questa. Una stazione missilistica per trasformare il Canavese nel centro mondiale dell’esplorazione spaziale …

IVREA. L’Ordine chiuderà la porta al Generale Ceratti?

Ordine della Mugnaia off-limit per il generale Vincenzo Ceratti. La scorsa settimana l’assemblea degli iscritti …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *