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CHIVASSO. De gustibus non disputandum est

“Quali le singole cose appaiono a me, tali sono per me e quali appaiono a te, tali sono per te”. Cosi scriveva il filosofo greco Protagora nel quinto secolo avanti Cristo. Era la prima affermazione della relatività di ogni giudizio. Poi ci avrebbe pensato Giulio Cesare con il suo “de gustibus non est disputandum” a ribadire che i gusti sono soggettivi per cui è inutile discuterne e ancora, a fine ottocento, gli Esteti inglesi a confermare che l’esperienza personale, ovvero le impressioni di ognuno, sono l’unico valido criterio di giudizio. In soldoni, dobbiamo farcene una ragione: nel mondo esistono persone a cui piacciono le canzoni di Sfera Ebbasta e forse, ma dico forse, anche ammiratori dei murales di Via Po.

Cari coscritti e coscritte, inutile continuare a diffondere sui social post con le immagini dei grandi cantautori italiani messe a confronto con quelle del giovane rapper. Ai nostri figli dei vari De Andrè, De Gregori, Gianni Morandi o Lucio Dalla, per citarne qualcuno, non interessa assolutamente nulla. La poesia dei loro testi, la struggente dolcezza delle loro melodie, per loro è semplicemente roba da vecchi, quindi, da evitare. Dovremmo saperlo, lo abbiamo vissuto anche noi. A mio papà piacevano Claudio Villa ed i Vianella, a me i Rolling Stones. Per me, teen ager, Mick Jagger che faceva le boccacce e saltava sul palco a torso nudo come un cavallo era un mito.

Per lui “un cappellone” simbolo dei tempi corrotti che stavano avanzando. La musica, come tutta l’arte, è emozione. Ci piace perché tocca corde profonde del nostro animo e, in un adolescente, quelle corde vibrano quasi esclusivamente di voglia di trasgredire, non fine a se stessa, ma fondamentale per affermare il proprio io, la propria personalità come distinta da quella di mamma e papà. Ora è indubbio che i testi del giovane rapper italiano sono spesso indecenti, ma dove sta scritto che le liriche di una canzone debbano essere educative? “Dammi una lametta che mi taglio le vene”, cantava la Rettore negli anni ottanta (e aggiungeva pure che avrebbe fatto meno male del trapianto del rene…). Meglio? O forse meglio i testi, che so io, di Ozzy Osbourne che, negli stessi anni, dopo aver staccato   a morsi la testa di un pipistrello, iniziava a cantare ammiccando al suicidio, all’omicidio, all’alcool? Sfera Ebbasta ostenta un atteggiamento da bulletto trasgressivo, modello effettivamente pericoloso per i ragazzi. Ma forse che Kurt Cobain era un precettore greco o Jim Morrison un raffinato modello di comportamento? In conclusione le cose non cambiano di tanto, non fosse per il fatto che oggi per i giovani è  sempre più difficile trasgredire e per farlo, per affermare se stessi, devono tentare cose estreme perché per il resto gli abbiamo già concesso tutto.

Così gli interpreti delle loro pulsioni, anche violente, come quelle di qualsiasi adolescente in qualsiasi periodo, diventano modelli potenzialmente più pericolosi. “Perché non lo facciamo in mezzo alla strada?” cantavano gli immacolati Beatles negli anni settanta e noi lo fischiettavamo con orgoglio, certi che non lo avremmo mai fatto, perché per noi era già trasgressivo al massimo andarsi ad imboscare sulla Panda con la fidanzatina, in qualche stradina di campagna. Oggi, che con la fidanzatina cominciano a dormirci insieme in terza superiore, con la benedizione di mamma e papà, potrebbero anche prendere sul serio l’invito di John Lennon.

Ma la colpa, poi, di chi sarebbe?   

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Blogger: Adriano Pasteris

Adriano Pasteris
Tra le granite e le granate

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