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Franca Pantano, Bruna Milanesio e Anna Paola Barbero

CHIVASSO. Covid e post Covid raccontati da alcune realtà commerciali alimentari locali

I negozi di generi alimentari sono stati fra i pochi a poter rimanere aperti durante il periodo del lockdown… ma come è andata veramente e come è stata, anche per loro, la ripartenza? Le titolari di tre conosciutissime attività chivassesi sono qui per raccontarcelo: loro sono Anna Paola Barbero, Bruna Milanesio e Francesca (da tutti conosciuta come Franca) Pantano rispettivamente titolari dell “Azienda agricola ‘Me na vira” di Via San Marco 16, de “Il Dolce Canavese” di via San Marco 24 e della panetteria “ESSE ELLE di Lopez e Pantano” di via Torino 67/71 con relativa rivendita in via Ivrea 2.

Quando abbiamo saputo che avremmo dovuto chiudere eravamo in un turbine – comincia a raccontare Anna Paola. Il lavoro sul campo per noi azienda agricola doveva andare avanti: api, orto, frutta e verdura non potevano non essere seguiti e portati avanti. Come negozio, dato che vendiamo prodotti alimentari, saremmo potuti rimanere aperti per tutto il periodo del lockdown, ma in giro non c’era nessuno e di conseguenza il negozio restava vuoto, quindi abbiamo deciso di chiudere e diciamo che è andata bene così. Lo dico anche alla luce del fatto dell’avere due bimbi piccoli a casa… io e mio marito ci siamo dovuti organizzare alla meglio fra la gestione della casa, la famiglia, il lavoro sul campo e il lavoro in laboratorio… questo è un ulteriore problema di chi lavora in proprio” afferma. Anche Bruna Milanesio, pur potendo rimanere aperta, ha deciso di chiudere. Entrambe le commercianti hanno optato per il servizio di delivery, ovvero le consegne a domicilio. “La chiusura ci ha permesso di reinventarci la produzione del pane fatto con il lievito madre – spiega Bruna -. Dico che ce lo siamo reinventato perché già nel 2015 avevo cominciato a produrlo, ma poi per motivi organizzativi e di tempo ho interrotto. Questo è un pane delicato, naturale, che deriva solo dalla fermentazione di acqua e farina e che richiede temperature, umidità e tempi precisi per la sua buona riuscita – precisa. Abbiamo mantenuto i contatti con i nostri clienti anche a distanza, abbiamo creato un gruppo whatsapp dove comunicavamo quando avremmo prodotto il pane e i clienti potevano prenotarlo il giorno prima. Ovviamente abbiamo fatto consegne a domicilio anche con gli altri nostri prodotti”. Anna Paola ha constatato l’enorme utilità dei social per promuovere le consegne a casa dei clienti. “Promuovere online la nostra attività è servito tantissimo, con le consegne a domicilio abbiamo salvato il salvabile e devo dire che sono andate bene. I nostri clienti sono rimasti soddisfatti e ne abbiamo anche acquisiti di nuovi… che speriamo vengano a trovarci anche in negozio ora che siamo aperti” dichiara. Franca, invece, nel periodo di lockdown è rimasta aperta con la sua attività di panetteria. “Quando abbiamo sentito della chiusura devo dire che ce lo aspettavamo, anche se penso che sarebbe stato meglio far chiudere a priori tutti per tre settimane e magari ne saremmo usciti prima… comunque è andata come è andata e ci si è adeguati – racconta -. Come commercianti eravamo molto dispiaciuti nel sapere che tanti colleghi avrebbero dovuto chiudere le loro attività, non è facile restare tre mesi senza lavoro, con tutte le spese da pagare. Il pane è un bene di prima necessità e siamo rimasti aperti, ma c’era terrore e io stessa ero spaventata. Tanto che sono stata fra i primi a decidere di lavorare solo al mattino. Era buio, non c’era nessuno in giro, silenzio totale e non mi sentivo tranquilla a lasciare le commesse da sole di pomeriggio. In via Ivrea, in particolare, c’eravamo solo noi aperti… zero auto, neanche un’anima – racconta ancora -. I clienti erano spaventati, ovviamente c’era anche chi la considerava una baggianata questa storia del Covid, ma molti avevano paura e arrivavano in negozio tutti bardati con mascherine e quant’altro… alcuni non ci facevano neanche toccare i soldi e volevano che glieli mettessimo nelle bustine. Il lavoro, nonostante fossimo aperti, era dimezzato… in particolare nel negozio di via Torino, dato che lavoro molto con persone che vengono da fuori. In compenso nella rivendita di via Ivrea venivano i clienti della zona e quelli dei paesi limitrofi che erano sforniti di panetterie”.

Arriva poi la fine del lockdown e si riparte, per la gioia di tutti. “Ora che abbiamo riaperto i vecchi clienti sono tornati e ne abbiamo anche qualcuno nuovo, quindi siamo contenti afferma Anna Paola Barbero. La mia speranza per il futuro è che, in particolare dopo questa situazione legata del Coronavirus e ciò che ha comportato, le persone prestino più attenzione al commercio locale, perché se noi piccoli negozietti dovessimo chiudere è vero che resterebbero i supermercati… ma non sarebbe la stessa cosa. Mi auguro davvero che si abbia un occhio di riguardo per le piccole attività, perché questo significherebbe più attenzione per la città e il volerla far andare avanti senza lasciarla morire” ci dice speranzosa. Si dichiara soddisfatta della ripartenza anche Bruna Milanesio. “Per noi è stata una ripartenza abbastanza felice, ci siamo resi conto che la nostra clientela è contenta di ritrovarci in negozio. Per coloro che si sono abituati al delivery continuiamo a fare qualche consegna. Abbiamo anche ripreso il lavoro di vendita dei nostri prodotti ad altri negozi – racconta -. Ci siamo dati da fare con le nostre forze, anche visto e considerato che la nostra tipologia di codice Ateco non ci ha permesso di avere contributi dalla Regione, ad esempio… Tutto sommato siamo abbastanza soddisfatti”. Franca Pantano non avendo mai chiuso si è trovata in una situazione diversa da quella di altri commercianti ed è lei stessa a dichiararsi fortunata. “Con la quarantena il lavoro è calato, è stata dura, ma comunque con le panetterie abbiamo lavorato… mi metto nei panni degli altri che non hanno potuto farlo… non è stato facile stare chiusi e non lo è neanche così tanto ora il ripartire. Speriamo in tempi migliori per tutti”.

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Alessandra Sgura
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