Home / BLOG / CHIVASSO. Come il Coronavirus ha influenzato la ristorazione: la parola a Claudio Panebianco
Claudio Panebianco de l' ’Osteria San Marco’ di via Portis 4 /angolo via San Marco

CHIVASSO. Come il Coronavirus ha influenzato la ristorazione: la parola a Claudio Panebianco

E’ cominciato tutto a fine febbraio, quando ha iniziato a farsi sempre più pressante la storia del Coronavirus – racconta Claudio Panebianco, titolare de l’ “Osteria San Marco’ di via Portis 4/ angolo via San Marco -. Avevamo già cominciato a vedere un calo della clientela la settimana prima… eravamo un po’ preoccupati e sicuramente non ci aspettavamo il lockdown che abbiamo vissuto. Abbiamo chiuso l’11 marzo, convinti fosse giusto così perché la situazione era grave, ma speravamo durasse poco” aggiunge.

Tre mesi di ansia, con zero entrate e di fronte un futuro incerto. “Ci sollevavamo un briciolo il morale quando sentivamo i decreti, ma eravamo in dubbio sul ‘se’ avremmo riaperto. Dato che era una situazione globale, che riguardava tutti, ci siamo detti di tenere duro” afferma.

Inizialmente Claudio Panebianco ha preferito non fare servizio a domicilio, per loro e per i loro clienti, per il rischio che inconsapevolmente ci si sarebbe potuti contagiare perché magari qualcuno era asintomatico. “Dai primi di maggio abbiamo incominciato a fare qualcosa, o meglio ho cominciato io solo… il personale era in cassa e non lo avrei potuto pagare quindi ho fatto da me take away e un po’ di domicilio, il tutto con tanta diligenza. Seguire i protocolli, sanificare, guanti, mascherine, contenitori monouso… non è stato e non è semplice” racconta.

Il 23 maggio finalmente l’ “Osteria San Marco” ha riaperto, così come altri ristoranti. “Ovviamente la gente ha paura, quindi non abbiamo avuto un grande riscontro dai clienti… ma ci sta. Noi la voglia di lavorare ce l’abbiamo, ma tutto dipende dalla clientela. Prima o poi tutto questo finirà, ma nessuno sa quando – afferma Claudio -. I mass media da noi hanno spesso influenzato negativamente le persone, aumentando la loro paura e ora ne paghiamo le conseguenze tutti. All’estero, anche se nelle nostre condizioni, si è agito diversamente, senza obblighi di stare a casa e senza terrorismo psicologico, si è semplicemente chiesto ai cittadini di essere diligenti – afferma ancora -. Sono d’accordissimo col discorso dei bar aperti e della gente in piazza. Bisogna tornare a riprendere a vivere. Io sono uno abituato a vivere nel ristorante e stare a casa, oltretutto in isolamento, è stato bruttissimo”.

Da Claudio vengono rispettati i protocolli: all’ingresso c’è il dispenser col gel igienizzante mani, e ci sono i guanti per i clienti che li vogliono, anche se questo non è obbligatorio. Le mascherine si tolgono solo una volta seduti a tavola. “I 30 classici coperti ora sono ridotti di 12/14, nel ristorante ci sono 3 salette e quindi non c’è rischio di assembramenti, inoltre abbiamo anche aggiunto dei separè. Registro nomi e cellulari di chi viene a mangiare e li conservo per i canonici 15 giorni. Siamo molto pignoli anche in riferimento alla sanificazione, l’abbiamo fatta fare da personale esterno specializzato oltre a farla noi” ci spiega.

Ci dobbiamo rialzare ed essere ottimisti. “E’ fondamentale pensare positivo, questo fa la differenza e non permette di abbattersi. Speriamo che le persone smettano di avere paura e che si ritorni ad una ‘normale’ quotidianità” afferma Claudio speranzoso.

Commenti

Blogger: Alessandra Sgura

Alessandra Sgura
Conosciamoli meglio

Leggi anche

SALUGGIA. Neanche il lockdown ha fermato Dj Symoz e la sua musica

Simone Yuri Moz aka (in arte, ndr) Dj Symoz è inarrestabile, neanche il Coronavirus e …

IVREA. Lisa, forse Gino, boh non so… Casali: “Mi hanno offesa…”

Avete presente l’attrice Franca Valeri nei celebri sketch della “Signorina snob”? Correvano gli anni 60 …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *