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Greta Thunberg

CHIVASSO. Cara Greta, qui si paga una delle TARI più alte…

Ancora alcune considerazioni sul fenomeno Greta Thunberg, al netto di posizioni partitiche e, soprattutto, nel massimo rispetto della persona e delle problematiche coinvolte. La prima. Sul tema del riscaldamento globale da anni dibattono scienziati di tutto il mondo, a dire il vero anche con conclusioni non sempre concordi, come è normale che sia nel confronto scientifico. Nessuno di noi se ne è mai filato uno. Adesso, per Greta, che scienziato non è e che, fondamentalmente, propone un approccio piuttosto semplicistico al problema, si scomoda pure il Papa. Grida d’allarme sono state lanciate da tempo e da fonti autorevoli, ma per convincerci doveva arrivare una ragazzina. Ma, a parte tutto, vi sembra normale? Certo l’adolescente che, anziché giocare con la playstation o sballarsi in discoteca, si fa paladina di un problemone mondiale ha il suo fascino, ma allora il sospetto è che il problema passi in secondo piano rispetto a chi lo espone. Come se lo strumento valesse più del fine, e la responsabilità non è certo di Greta. La seconda. A me i ragazzi che fanno, o vengono costretti a fare gli adulti, fanno pena, è una situazione che non mi piace. Penso ai bambini che diventano star del cinema o della canzone, per esempio. I ragazzi devono fare i ragazzi. Non voglio dire che debbano stare tutto il giorno col cellulare in mano o fare i bamboccioni per tutta la vita, ma non si dimentichi il grido d’allarme lanciato da insigni psicologi sui rischi dell’adultizzazione precoce di cui, ovviamente, non sono responsabili i ragazzi ma gli adulti, con le loro aspettative esagerate. Quindi è giusto e doveroso che i ragazzi si interessino ai problemi che li circondano ma, di nuovo, siamo noi adulti che dobbiamo condurli nell’interpretazione degli stessi, dimensionandoli ai loro strumenti e dando risposte concrete, esempi da seguire. Ai tempi del liceo, ricordo, ogni tanto ci scappava qualche sciopero un po’ particolare. Mi ricordo distintamente quello che i ragazzi di quinta promossero un giorno per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla strage delle balene. Ammetto che non avevamo l’impegno e la perseveranza di Greta e l’idea di poter saltare qualche interrogazione aveva il suo bel peso. Il problema era poi spiegarlo a casa, dove, per convincere i nostri genitori, ci inventavamo picchetti selvaggi che ci avrebbero impedito di entrare a scuola e via dicendo. Finiva sempre con qualche piccola punizione. Greta, invece, no. Lei a casa trova genitori che la lasciano scioperare ogni santo venerdì e, guarda caso, la madre decide pure di scriverci su un libro. Beata Greta o povera Greta? Boh, fate voi. La terza considerazione. Oggi siamo tutti seguaci di Greta, facciamo le treccine alle nostre bambine, malediciamo il progresso, sogniamo per qualche ora la casa nella prateria, poi torniamo a casa e rifacciamo tutto esattamente come prima. Inquiniamo, non differenziamo i rifiuti, perché poi, pensiamo, la colpa non è nostra, ma dei potenti e quindi sono tutti cavoli loro. Se poi abiti a Chivasso e paghi una delle TARI più alte del mondo, ci provi pure un sottile perverso piacere a non impegnarti per l’ambiente, perché scuci un sacco di soldi e ti devi pure beccare la discarica vicino a casa. Oddio, non credo che “i potenti “ abbiano un atteggiamento tanto diverso. Qualche selfie con Greta, qualche promessa elettorale, e arrivederci alla prossima. Anche perché, detto tra noi, vallo a spiegare ai Cinesi o agli Indiani il problema delle emissioni di anidride carbonica, o agli altri paesi in via di sviluppo che sono tra i più grandi responsabili del fenomeno. È più facile che la nostra discarica un giorno diventi Central Park piuttosto che quelli prendano in seria considerazione il problema. Concludiamo con una nota di speranza, ovvero che il fenomeno di Greta, più che qualche venerdì di sciopero nelle scuole, porti nelle stesse ad un sempre più ampio dibattito serio e scientifico sulle tematiche ambientali, per creare cultura e sensibilità tra i ragazzi. Perché gli adulti preferiscono dibattere sui modi. Non sulla sostanza.

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