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CHIVASSO. Arrestato per bancarotta il presidente di Netweek

Il suo nome, quello di Vittorio Farina, 62 anni, oggi è legato alla Presidenza del consiglio di amministrazione di Netweek (già Dmail Group) società lombarda, controllata  in pratica dal fratello Mario che, dopo la recente uscita di  scena di Antonio Percassi (il Re degli Outlet), è proprietario dell’89,66 per cento del capitale azionario.

In Piemonte è editore di numerosi giornali locali tra cui La Nuova Periferia, Il Canavese, ma anche Novara Oggi, il Giornale di Arona, Notizia Oggi di Vercelli e Borgosesia. Decisamente il più grosso editore di giornali locali, considerando che l’intero circuito è presente in 6 regioni con 43 redazioni e un totale di 58 testate.

La scorsa settimana, alle 7 del mattino, la Guardia di Finanza di Torino ha suonato al campanello della sua abitazione a Segrate e lo ha arrestato per bancarotta fraudolenta aggravata nell’ambito del fallimento nel 2016, della Ilte, l’Industria Libraria Tipografica Editrice che un tempo stampava numerosi quotidiani e le Pagine Gialle e Bianche.

Secondo le accuse mosse dal Pm Valerio Longi, e accolte dal Giudice per le indagini preliminari Elena Rocci, a partire dal 2010 avrebbe depauperato il patrimonio societario mediante la distrazione di risorse per oltre 50 milioni di euro, aggravandone il dissesto di circa 25 milioni. Tutto sarebbe avvenuto attraverso una politica di dismissione di attività e partecipazioni della società fallita in favore di un gruppo di circa 15 soggetti a lui riconducibili, con finalità del tutto estranee agli interessi sociali e prive di valide ragioni economiche. Per far fronte allo stato di crisi in cui l’azienda versava già dal 2009, Farina avrebbe anche disposto la vendita dello stabilimento produttivo di Moncalieri ricavandone 60 milioni di euro, di cui una ventina finiti subito in tasca alle banche, per chiudere i leasing, gli altri (sempre secondo l’accusa) impiegati per finalità estranee agli interessi dell’impresa.

“Ci riserviamo di vedere gli atti e di studiare l’ordinanza”, si limitano ad affermare gli avvocati Davide Papuzzi e Valentina Ramella, legali di Farina, mentre Netweek precisa che “i fatti contestati risalgono a un periodo precedente all’ingresso dell’imprenditore nel gruppo”. E che la vicenda “riguarda una società esterna e non collegata alla società quotata in Borsa…”.

Vero è che nel leggere le carte della Procura, oltre ai fondi distratti e all’appropriazione indebita, c’è tutta l’avidità di un personaggio che non avrebbe esitato a distruggere 500 posti di lavoro in un’area, il torinese, già afflitta dalla crisi.

E intanto su facebook esulta il deputato del Pd Stefano Esposito: “Il 20 marzo del 2011 insieme a collega #boccuzzi denunciammo questo signore e dopo anni forse arriva la verità…”.

L’indagine

L’indagine condotta dal nucleo di Polizia Tributaria di Torino ipotizza diverse condotte distrattive e alcune concessioni di finanziamenti, mai restituiti, in favore di altre società del gruppo.

Come la distribuzione di dividendi per 10 milioni e 200 mila euro alla controllata “Ilte Holding” partecipata al 100 per cento dalla “Gf Uno” in mano allo stesso Farina. E poi altre con «Gf Uno» per sette milioni e mezzo, con «Enerprint» per 600 mila euro, «Satiz» e «Satizfin», beneficiarie di finanziamenti per quasi 10 milioni di euro.  Quindi “BB Parlamento”, “Concilium Spa” e la “Rotosud”.

E ancora, sempre secondo la Procura, dal 2010 l’imprenditore avrebbe predisposto bilanci d’esercizio non corrispondenti alla realtà dei fatti societari. E per evitare azioni di risarcimento da parte della curatela avrebbe anche versato una “significativa somma di denaro” circa un milione e 300 mila euro al ceto creditorio, rappresentato dal curatore fallimentare. Soldi che sarebbero stati sottratti da un’ulteriore società di cui Farina è socio.

Cilegina sul disastro, nel 2015, Farina ha tentato di evitare il fallimento di «Ilte», con un concordato e offrendo un pagamento di 3 milioni di euro garantiti da una fideiussione di una società che non esisteva più, la «Confidi-Prof. Cooperativa di garanzia».

Chi è Vittorio Farina

Vittorio Farina presidente del gruppo Netweek ha due fratelli, Mario e Maurizio. 

Ancora giovani decidono di portare avanti l’attività del padre Ferdinando Farina. Partendo da uno scantinato,  negli anni 80, a Milano, diventano il principale fornitore di tutte le principali case editrici italiane: Rizzoli, Rusconi, Universo, Espresso, Il Messaggero.

Il gran salto avviene con l’acquisto della New Interlitho Italia da una già allora in difficoltà Rizzoli (che sarebbe diventata Rcs-Corriere della Sera) e la stampa di periodici prestigiosi come Capital, Gente Viaggi, Brava Casa e Grand Hotel.

Negli anni 90, Vittorio Farina acquista la Ilte di Moncalieri a cui la Seat di Torino affida, con un appalto blindato, la stampa delle pagine Pagine Gialle e Bianche. Vittorio Farina diventa uno degli uomini più ricchi e potenti d’Italia, tanto da potersi permettere (dicono i giornali di quel tempo) addirittura un jet privato sempre pronto a Linate per portarlo a Roma.

Con la crisi della carta (nel 2008 la Ilte è in perdita per 3 milioni) spunta l’amicizia con Luigi Bisignani, faccendiere, già condannato in via defintiva nel 1998 nell’ambito dell’inchiesta Enimont. Con lui, con Banca Intesa e con la Pirelli Re di Tronchetti Provera una lunga serie di operazioni immobiliari, finite poi tutte sotto la lente d’ingrandimento della Magistratura nell’ambito dell’indagine sulla P4 che coinvolse proprio Bisignani accusato di manovrare la politica e influenzare appalti e nomine. Nel 2009 le strade di Farina e Bisignani si dividono ma a causa di questa amicizia salta il tentativo di Vittorio Farina di acquistare alcune testate di Rcs.

Di recente, il 12 settembre scorso, l’assemblea dei soci di Netweek, di cui Mario Farina detiene l’89,66 per cento delle quote,  ha  delegato il Consiglio di Amministrazione di cui è presidente Vittorio Farina ad aumentare il capitale sociale e ad emettere obbligazioni convertibili.

Tra le altre cose, proprio Vittorio ha dichiarato: “L’inversione di tendenza rispetto al periodo di difficoltà che ha vissuto l’azienda in passato ci permette di presentare le linee guida di un ambizioso piano industriale che, sfruttando le occasioni e le potenzialità del mercato, creerà valore aggiunto a lungo termine per i nostri azionisti”.

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