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CHIVASSO. Ampliamento della discarica, c’è chi dice no! Sabato 24 manifestazione

Sabato 24 ottobre alle 14,30 dalla piazza della stazione a Chivasso partirà una manifestazione contro Wastend e soprattutto contro la nuova discarica da 787.000 metri cubi di rifiuti compresa nel progetto. La mattina di mercoledì 4 novembre il progetto verrà esaminato a Torino dalla Città Metropolitana insieme alla società SMC e ai rappresentanti dell’amministrazione Libero Ciuffreda o Massimo Corcione o tutti e due. A Torino il progetto potrebbe ricevere la benedizione di tutti. A meno di un imprevedibile ravvedimento, il Comune di Chivasso esprimerà parere positivo. Se perfino il Comune che si beccherà una nuova collina di rifiuti, da aggiungere alle quattro esistenti, è favorevole, che cosa potranno fare i tecnici di Città Metropolitana? Chiederanno qualche modifica e aggiungeranno qualche prescrizione, e poi approveranno. Compiuto il loro dovere, potranno ben dirci: “Se persino voi chivassesi, che avete già 4 milioni di metri cubi di rifiuti, ne desiderate altri e siete felicissimi di riceverli, beh, allora, vi accontentiamo…”. Mentre il 4 novembre si avvicina, la politica chivassese tace. Destra e sinistra fanno finta di niente. Il sindaco non ha nemmeno riunito il Consiglio comunale per discutere con tutte le parti politiche un progetto che condizionerà per decenni la vita dei chivassesi: come minimo 41 anni, perché sono 11 di conferimento in discarica e 30 di monitoraggio ambientale post chiusura, salve le solite proroghe. L’assessore all’ambiente Corcione si è di nuovo dimenticato di convocare la consulta ambientale. Il neopresidente della commissione ambiente Domenico Barengo non ha finora ritenuto opportuno sottoporre il progetto ai suoi colleghi. Del resto, i consiglieri di destra dormono anche loro. Mentre dai banchi della maggioranza ci si poteva aspettare qualche parola dal neo consigliere Piero Facciano, che è di Montegiove, vicino alle discariche. Invece niente. Come Barengo, Facciano fa parte della lista di cui è promotore Renato Cambursano. Che da SMC riceve 20.000 euro lordi l’anno per un incarico in ditta. Forse perfino un uomo indipendente come Facciano deve chiedere permesso al capo prima di parlare? Tutti si voltano dall’altra parte. Chissenefrega dei chivassesi. Eppure nella nuova discarica non porteranno confezioni di Chanel n. 5.

Lunedì scorso abbiamo pubblicato un elenco parziale dei tipi di rifiuti: residui della lavorazione di plastica e gomma; pezzi di veicoli e di pneumatici fuori uso, pastiglie dei freni, serbatoi del gas liquido; terreno da siti contaminati; materiali provenienti da miniera o cava, scarti di ceramica…. Ecc. ecc. Questo bendiddio sarà portato vicino alle case dei poglianesi e ci resterà per sempre, per la felicità loro, dei figli e dei nipoti. Ma tutto ciò non rovina l’aperitivo ai politici e amministratori chivassesi. Eppure appena cinque anni fa, il 12 luglio 2010, durante il mandato di Bruno Matola, il consiglio comunale votò all’unanimità un ordine del giorno che impegnava il sindaco a “far si che gli ampliamenti richiesti siano da considerarsi conclusivi, non solo per Chivasso 3, ma per l’intero territorio Comunale”. Dopo cinque anni è tutto dimenticato. Cinque consiglieri di allora siedono ancora a Palazzo Santa Chiara: Domenico Ciconte, Emanuel Bava, Claudio Castello, Giovanni Scinica, Michele Scinica. Hanno la memoria corta: per loro nel 2010 non doveva più arrivare nemmeno un metro cubo di rifiuti, adesso 800.000 metri cubi non gli tolgono l’appetito. Si dirà: che ne sanno i nuovi? Quelli entrati in consiglio e in giunta con Ciuffreda? Lo sanno, lo sanno… Tant’è vero che il 7 luglio 2013, quando Ciuffreda era sindaco già da un anno, sul sito del Comune fu pubblicato un comunicato che esprimeva la “posizione dell’Amministrazione Comunale” riguardo a Seta e alla “Chivasso 0”. Il tono era battagliero: “No ad ulteriori aumenti dei rifiuti in discarica”. Di seguito il comunicato richiamava proprio quel glorioso ordine del giorno, proprio quello: “si puntualizza che il Consiglio Comunale con deliberazione n.39 del 12/07/2010 aveva già chiaramente espresso, con un ordine del giorno approvato all’unanimità, la propria posizione contro ulteriori ampliamenti della discarica di Chivasso”. Era il 7 luglio 2013. Quando si dice “le ultime parole famose”…! Otto mesi dopo, il 10 marzo 2014, Corcione e Ciuffreda pubblicano un comunicato nel quale annunciano trionfalmente l’arrivo del progetto Wastend, l’avveniristica “officina del futuro”, ispirata “ai più moderni centri del riciclo”, e via con gli squilli di trombone. Peccato che il progetto comprendesse una nuova discarica da un milione di metri cubi, adesso scesi a 787.000, praticamente un ampliamento della Chivasso 2 e della Chivasso 3. Erano bastati otto mesi per dimenticarsi dell’impegno a battersi “contro ulteriori ampliamenti della discarica di Chivasso”. Memoria cortissima di tutta la giunta, non solo di Corcione e Ciuffreda, ma anche dei colleghi assessori Claudio Castello, Claudia Buo, Annalisa De Col, Giulia Mazzoli. Nonché dei consiglieri di maggioranza: oltre ai citati Barengo e Scinica uno e due, anche Gianni Pipino, Antonio Marino, Saverio Trono, Domenico Scarano. L’anno scorso in Consiglio comunale Corcione consigliò a Matteo Doria “una cura di fosforo”: è meglio che il vicesindaco ne comperi una confezione gigante per tutta la sua squadra.

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Un commento

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    Giusto e sacrosanto pretendere dal Comune di Chivasso un no assoluto, senza se e senza ma. Tuttavia a chi spetta l’ultima parola? Chi decide in via definitiva? Il Comune di Chivasso o la Città metropolitana? Se è (come è) la Città metropolitana, il no per quanto forte del Comune serve solo a non far più scrivere un articolo come questo ma la discarica ce la prendiamo. Del resto la discarica originaria venne aperta dalla Provincia di Torino contro il parere del Comune negli anni ’80. Non sarebbe meglio lottare per avere un unico Comune del Chivassese cui vengano delegate le competenze sull’ambiente ai sensi dello statuto della Città metropolitana per poter fare la battaglia nel Chivassese e condizionare sul territorio la decisione finale?

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