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CHIVASSO. Altro che Nocciolini! Evviva i Canarini!

Era ora! Basta con questa storia della Chivasso città dei nocciolini, del canale Cavour e dei murales d’avanguardia… Confessiamolo: ne avevamo tutti i cosiddetti pieni di queste vecchie glorie… Per fortuna adesso stiamo diventando la capitale delle cocorite in gabbia. Sabato e domenica è infatti andato in scena il truculento spettacolo della “mostra ornitologica” organizzata ogni anno da un’associazione chivassese. Una mostra che consiste nel tenere due giorni di fila canarini e pappagallini dentro a piccole gabbie, rallegrati dal via vai del pubblico.

La mostra gode del patrocinio del Comune. Nel sito dell’ente si legge: “Il patrocinio rappresenta un riconoscimento simbolico e una forma di apprezzamento del Comune nei confronti di iniziative ritenute meritevoli”. Meritevoli di che? E’ spiegato subito dopo: “Il patrocinio può essere concesso per iniziative di carattere socio-assistenziale, culturale, scientifico, educativo, economico, sportivo, turistico ovvero ritenute di particolare significato o di rilievo istituzionale per il Comune”. Solo che non riusciamo a comprendere a quale categoria di queste iniziative meritevoli appartenga la mostra dei canarini. Forse arreca un piccolissimo beneficio economico, ma prevalentemente per il locale commerciale ospitante. Non penso che da ogni parte del mondo arrivino autobus di visitatori, che poi dilagano festosi a riempire bar, ristoranti e pizzerie della città, e a inviare al mondo i loro selfie coi canarini.

In ogni caso, l’economia cittadina non sarà risollevata dai due giorni all’anno della mostra degli uccellini. In compenso, ci guadagniamo la fama di uno dei pochi Comuni nei quali si svolgono ancora queste manifestazioni che sono un non onorevole retaggio del passato, uno di quei retaggi che si possono anche dimenticare senza danni per l’umanità. Dal sito del FOI (Federazione Ornitocultori Italiani), alla quale l‘associazione chivassese aderisce, apprendiamo infatti che in Provincia di Torino oltre a Chivasso c’è solo Villarbasse, dove però il povero club locale si occupa soltanto del “canarino Lancashire”, mentre a Chivasso le varietà di uccellini e di espositori sono tante.

Un retaggio di un passato nel quale non c’erano molti mezzi per conoscere la natura e gli animali esotici. Oggi gli animali si possono osservare meglio in un documentario in video, in tv o a scuola, dove vengono ripresi nel loro ambiente naturale. E con spiegazioni sicuramente più competenti di quelle che possono offrire gli organizzatori della mostra chivassese.

Eppure il Comune ha concesso il patrocinio. A leggere la locandina, si direbbe che per la mostra si sia mobilitata mezza giunta comunale: gli organizzatori ringraziano “il Comune di Chivasso nella persona del Sindaco e degli Assessori incaricati”. Hanno dovuto pure lavorarci i dipendenti del Comune. Il regolamento prevede infatti che “le bozze di tutti i materiali prodotti” dagli organizzatori “prima della loro divulgazione andranno sottoposte preventivamente, all’approvazione della Segreteria del Sindaco – Servizio informazione e comunicazione, per la verifica del corretto utilizzo dell’immagine del Comune”. 

Il risultato di tutta questa mobilitazione è il solito deplorevole spettacolo, del quale ogni anno visitatori sensibili ci mandano le loro testimonianze: “é evidente che questi esseri sono notevolmente infastiditi dal frastuono e dalla presenza di molte persone… Le immagini e i video fatti in loco dimostrano che soffrono di evidenti disturbi da stress, l’andamento ripetuto avanti e indietro, i versi lasciano intendere non la melodia ma una richiesta di aiuto”… La prigionia a vita procura danni permanenti al loro organismo: “forzarli per tutta la vita a stare lì dentro, precludergli il volo atrofizza la loro muscolatura e non saranno mai più in grado di farlo, ma non dovrebbe essere questa la loro natura primaria? E tutto questo solo per esporli come trofei e venderli al migliore offerente? Riprodurli in cattività per creare nuove generazioni di prigionieri? Inammissibile”.

Un altro visitatore esprime così i propri sentimenti: “Alcuni, quelle sbarre, le mordono urlando… mentre passeggio tra questi strazianti corridoi mi viene voglia di chiedere a tutte queste persone che sono qui oggi come si sentirebbero a stare in una gabbia poco più grande del loro corpo. Come si sentirebbero loro a non avere la libertà di decidere dove andare, cosa fare… “.

E domanda a uno degli allevatori il perché di tutto questo: “Mi viene risposto che sono ormai secoli che questi uccellini vivono nelle gabbie, che non possono essere lasciati liberi allo sbando perché altrimenti morirebbero”.

Replica: “gli domando come possa pensare che i suoi piccoli amici possano essere felici dietro delle sbarre. Gli chiedo come mai continui a farli nascere per fargli vivere una vita del genere. A questo punto della conversazione non ricevo risposta…”. Molto triste. Però chissà… presto lo stemma della città verrà cambiato: un canarino e un papagallino al posto delle due chiavi.

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Blogger: Piero Meaglia

Piero Meaglia
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