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Alfio Spartà, titolare del negozio "Freestyle" di via Torino 75

CHIVASSO. Alfio Spartà ci spiega come il settore moda è stato influenzato dal Coronavirus

Abbiamo scelto di parlare con Alfio Spartà, titolare del negozio “Freestyle” di via Torino 75, per capire un po’ meglio come il settore dell’abbigliamento e della moda sia stato influenzato dall’emergenza Coronavirus. Chiusura, riapertura, vendita online, mascherine… cosa è successo esattamente?

Il momento in cui ho dovuto chiudere la mia attività è stato inaspettato, ma soprattutto non mi sarei mai mai mai immaginato che ci saremmo dovuti rinchiudere in casa per due mesi e passa. Giusto, sbagliato, tante teorie al riguardo… ma così è stato – comincia a raccontare Alfio -. Ho deciso di non rimanere con le mani in mano e di continuare a darmi da fare, sempre nel mio ambito… non sono uno che sta fermo e il mio negozio è un’azienda a tutti gli effetti, quindi con la consapevolezza di potermi spostare per lavoro, dopo un periodo di riflessione di un paio di settimane in cui mi sono guardato un po’ intorno e ho cercato di capire cosa fare, cosa faceva e pensava la gente… e devo dire che in questo i social sono di grande aiuto e se un commerciante è attento a queste cose capisce come muoversi… mi sono attivato. Vivo per il mio lavoro, è la mia passione, lo sanno tutti e il lockdown non mi ha fermato… ho capito il ‘momento commerciale’ e ho puntato sulla vendita online, ma una vendita online guidata tramite videochiamate e messaggi. Ho puntato anche molto sul prezzo… avendo un grosso magazzino pieno di capi di abbigliamento che in genere si esauriscono nei saldi avevo davvero tanti pantaloni, maglie e quant’altro e così ho potuto farlo… il negozio è enorme, ma sembrava di stare in due metri quadrati da quanta roba avevamo dentro. Prezzo buono, spedizioni e avanti così per due mesi” racconta ancora.

Anche in una situazione assurda come quella della quarantena Alfio Spartà ha dimostrato di essere uno che ci sa decisamente fare e che sa il fatto suo. Ma non solo… anche stavolta ha anticipato i tempi ed è arrivato prima di tutti… come? Con le mascherine. “Inizialmente le ho fatte per me e per la mia attività, ma non era business, era il fornire un servizio perché non se ne trovavano in giro di mascherine… ho notato che se ne vendevano a centinaia ed ho pensato: perché non fargliele fare anche ad altri commercianti? Così ho fatto direttamente da distributore commerciale per decine e decine di altre attività… tutto con logo, tutto studiato… le mie giornate partivano alle 8 di mattina e se andava bene finivano alle 20.00, orario continuato… anzi era pure presto se finivano a quell’ora”.

Dopo due mesi praticamente agli “arresti domiciliari” la riapertura, la ripartenza tanto desiderata da tutti. Alfio ha parecchia clientela, molta della quale è giovane e quindi piena di voglia di uscire… ci spiega che il suo settore è molto legato all’andare in giro, allo stare insieme, all’incontrare gente. “Da quando abbiamo riaperto sta andando molto bene, la gente è contenta e sapevo che sarebbe stato così – afferma sicuro di sé -. La cosa più importante è che si sia ripartiti, che si siano sbloccate le aziende, che la gente abbia potuto ricominciare a lavorare e a vivere davvero. Per chi, come me, ha un negozio di abbigliamento sarebbe stato infattibile, a giugno, pensare di vendere i capi di marzo o aprile rimasti in negozio… sarebbe equivalso a tirarsi la zappa sui piedi da solo per un commerciante… bisogna proporre un prodotto giusto, estivo, fare giuste promozioni… noi siamo stati bravi ad investire soldi su prodotti che sapevamo che avremmo venduto. Si lavora bene, nonostante le norme da seguire. Ci metterei la firma perché andasse sempre così. Comunque noi non ci accontentiamo mai e cerchiamo di dare sempre quel qualcosina in più che ci contraddistingue. Spero che le settimane future vadano sempre meglio” aggiunge in conclusione.

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