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CHIVASSO. Acquedotto della Valle dell’Orco: osservazioni del Comitato Acqua Pubblica

Con questo articolo continuiamo a dare conto delle considerazioni e dei giudizi che istituzioni e associazioni vanno esprimendo circa l’acquedotto della Valle Orco: la grande opera, dal costo di 206 milioni di euro, è stata progettata da SMAT e viene esaminata in questi mesi dal Ministero dell’Ambiente e dalla Regione Piemonte. A Bardonetto di Locana l’impianto di potabilizzazione potrà prelevare fino a 800 litri al secondo di acqua del torrente Orco. Circa 135 chilometri di tubature la porteranno non solo nei Comuni delle Valli Orco e Soana, ma anche in quelli del Medio Canavese con la possibilità di raggiungere l’hinterland torinese.

Nei numeri precedenti abbiamo riferito le preoccupazioni di agricoltori di Chivasso, del Comitato Basso Canavese di Claudio Dalla Costa, del Consorzio Irriguo roggia San Marco e roggia Campagna. Essi temono che il forte prelievo di acqua al servizio del nuovo acquedotto ridurrà ulteriormente la portata dell’Orco: nei Comuni che si trovano al fondo dell’asta del torrente, come Chivasso e Montanaro, l’acqua per irrigazione potrebbe diventare insufficiente.

Anche il Comitato Acqua Pubblica di Torino ha esaminato il progetto e inviato le proprie osservazioni al Ministero e alla Regione. Il Comitato è guidato da Mariangela Rosolen. Un gruppo locale del movimento è stato creato a Rondissone da Barbara Squillace, Rocco Perrone, Luigi Baraldo, Giuseppe  Tosetto e altri. Nella sostanza il Comitato esprime dei dubbi sull’utilità della costosa opera: prima  di approvarla e spendere 206 milioni di euro, SMAT dovrebbe chiarire se l’azienda intende fare il possibile per migliorare gli impianti esistenti. Ma SMAT, secondo il Comitato, non sembra volerlo fare.

Facciamo alcuni esempi. Nel progetto SMAT lamenta che le falde dalle quali i pozzi oggi prelevano l’acqua sono vulnerabili, cioè inquinabili, per la mancanza di sedimenti argillosi protettivi. Replica il Comitato: “per quanti di questi pozzi è stata per tempo definita, e quindi tutelata, l’area di salvaguardia tramite gli opportuni studi idrogeologici previsti dalle norme, onde evitare l’inquinamento delle falde?”

SMAT ricorda che negli anni 2003, 2005 e 2017 si sono manifestate delle carenze idriche. Però – osserva il Comitato – l’azienda non riporta mai “i dati quantitativi dei volumi di risorsa idrica risultata carente né tanto meno dei costi sostenuti per far fronte alle emergenze”. E domanda: “Come si fa a sostenere un investimento di queste dimensioni, pari a 200 mln di euro circa, partendo da considerazioni così generiche?”.

SMAT dichiara che la finalità dell’opera è quella di “integrare” l’approvvigionamento idrico delle reti acquedottistiche esistenti, e non di sostituire le captazioni esistenti. Insomma – commentano i tecnici di Acqua Pubblica – il progetto non si propone l’auspicabile e saggiamente risparmioso obiettivo di “razionalizzare il prelievo di risorsa idrica e la sua distribuzione con relativi efficientamenti nella gestione e manutenzione del sistema complessivo”. SMAT non si propone questo obiettivo, pur riconoscendo implicitamente che sarebbe necessario farlo: “a pag. 11 della Relazione illustrativa dell’impianto si definisce pari a 65% il rendimento della rete di distribuzione esistente, con uno spreco idrico pari quindi al 35%”.

E se non si apportano miglioramenti agli impianti esistenti non si conseguirà il risparmio di acqua attraverso il recupero di quella andata persa. Anzi, il prelievo aumenterà e l’Orco subirà una ulteriore riduzione della portata: “l’acqua complessivamente portata a valle e sottratta ai corpi idrici naturali aumenta perché alle captazioni esistenti si aggiunge, non si sostituisce, il volume portato a valle dal nuovo acquedotto e non restituito al T. Orco, già sofferente soprattutto nei periodi estivi per gli effetti dell’hydropeaking e degli usi irrigui”.

Infine, il Comitato Acqua pubblica critica la vaghezza del progetto riguardo al finanziamento dell’opera e teme che i costi saranno scaricati sulle bollette. Per la verità nelle bollette un pezzo dei costi previsti ci è già finita. La storia dell’acquedotto è vecchia. Nasce infatti nel 2005 da una delibera dell’ATO3. Dal piano d’ambito del 2009 si ricava che una quota del costo, pari a circa 32 milioni, ha contribuito alla definizione del pano tariffario. Perciò “per il periodo dal 2009 al 2016 i cittadini hanno già pagato con le loro bollette quasi 32 milioni di euro senza che un tubo venisse posato!”.

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Blogger: Piero Meaglia

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