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CHIVASSO. A proposito di cani e di pipì…

Riceviamo e pubblichiamo.

A Casalborgone c’è un castello, con la C minuscola, che sta dando qualche grattacapo ai nostri eccellenti amministratori. Ma oggi vorrei lasciar stare il castello di Casalborgone e la coltre di mistero che circonda il suo destino e i suoi personaggi per riflettere insieme su un altro Castello, appunto con la C maiuscola, sindaco di una maggioranza che ha recentemente approvato il nuovo regolamento di polizia urbana. La notiziola ha avuto persino l’onore di un rapido passaggio su “Repubblica” online: aveva colpito in particolare l’attenzione della redazione torinese di “Repubblica” l’art. 40, sesto comma, che recita: “all’interno del capoluogo cittadino, escluse le frazioni, e nei pressi dei plessi scolastici, è fatto obbligo ai conduttori di cani di portare al seguito un contenitore con acqua da utilizzare per ripulire le zone imbrattate dalle urine dei propri cani”.

In effetti, la formulazione è, a dir poco, esilarante. Non si tratterebbe più soltanto di rimuovere le feci, operazione non solo buona e giusta ma anche per lo più fattibile: infatti quasi tutti i proprietari di cani oramai la fanno abitualmente. Qui si fa obbligo di “allungare il brodino” cospargendo acqua sopra e intorno le urine lasciate dai cani. E’ un’operazione utile? Perché l’acqua di per sé non deterge né elimina i cattivi odori, né scoraggia i cani dal “coprire” le pipì precedenti, posto che sia questo il problema. Bisognerebbe chiedere di portare con sé anche candeggina e ramazza, per fare un buon lavoro. Altrimenti non serve a molto. Ma soprattutto: è un’operazione realisticamente fattibile? Chiunque abbia o abbia avuto cani, soprattutto maschi, sa che nel corso di una passeggiata di un’ora può succedere che facciano anche una decina di schizzi di pipì. Non entro in dettagli per non turbare gli amanti del decoro, urbano e non, ma consultate un veterinario se non volete credermi. Dunque: poniamo che per “lavare” una pipì ci voglia mezzo litro di acqua: il conduttore di cani dovrebbe portarsi con sé una tanica da cinque litri, per essere sicuro di non incorrere in sanzioni. Se ha due cani, i litri diventano dieci. Questo almeno due-tre volte al giorno.

Se si prendesse alla lettera il regolamento, tenere cani a Chivasso risulterebbe molto molto difficile. Con buona pace di tutti i discorsi sul cane miglior amico dell’uomo, compagnia per gli anziani e amico dei bambini. La domanda sorge spontanea: ma chi scrive queste norme è dotato di comune buon senso?E chi le approva? C’è da temere per il futuro di una collettività che esprime amministratori e politici con tale sprezzo del ridicolo. Però nello stesso regolamento c’è anche la convinta quanto pleonastica adesione ai principi antifascisti (e antinazisti, viene specificato) della Costituzione repubblicana. Pipì dei cani e Costituzione, non manca proprio nulla. Un regolamento eccellente.

Ermanno Vitale

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