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CHIOMONTE. Sassi contro cantiere, No Tav allontanati con idranti

“Mentre un gruppo di No Tav ha guadato la Dora per raggiungere il confine basso del cantiere e infastidire i militari a guardia delle recinzioni, si è accesso un fuoco a ridosso del jersey e si sono intonati ininterrottamente i cori della nostra lotta. Tutte queste iniziative non sono state evidentemente gradite e un idrante si è avvicinato alle recinzioni per allontanare i No Tav. Al perdurare della protesta la polizia non ha esitato a lanciare qualche lacrimogeno”. Il resoconto quasi in tempo reale del sito Notav.info rotola sul web nel corso della notte per dimostrare che la mobilitazione contro l’odiato cantiere del Tav a Chiomonte, in Valle di Susa, non intende perdere colpi. Gli attivisti (ottanta secondo la Questura, duecento secondo il movimento) hanno rumoreggiato e scandito slogan, senza farsi mancare una breve sassaiola verso il “fortino” presidiato dalle forze dell’ordine.
“Il solito triste rituale di una decina di teppisti”, è il commento di Antonio Ferrentino, politico della Valle di Susa e consigliere regionale per il Pd. Questa sera è prevista una replica: una “passeggiata” dal campo base di Venaus in direzione Val Clarea, sul versante opposto del perimetro recintato.
Le iniziative dei No Tav non raccolgono più i numeri oceanici di qualche anno fa. Ma chi vi partecipa (dai valsusini ai frequentatori dei centri sociali torinesi e non solo) non risparmia le energie. Il movimento si sente tonificato da due accadimenti. Il primo è uno sciopero dei lavoratori impegnati all’interno del cantiere di Chiomonte, che temono un licenziamento di massa (circa cinquanta dipendenti dell’azienda Venaus Scarl) per il prossimo autunno. Regione, prefettura, Telt e Commissario di governo hanno annunciato, ieri, che verrà tentata ogni strada per scongiurare questa eventualità e che per il futuro si cercheranno soluzioni condivise.
Il secondo motivo è un’intervista in cui il Segretario di Stato francese ai trasporti, Elizabeth Borne, afferma che il governo di Parigi intende fare “una pausa di riflessione” su alcuni dossier riguardanti varie infrastrutture, fra cui la Torino-Lione. Borne precisa che non si tratta di rinunciare al progetto. Non è del tutto chiaro, però, se la “pausa” coinvolgerà anche la parte transnazionale dell’opera, quella che dovrebbe passare sotto le Alpi. Tanto che lo stesso presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, nei giorni scorsi ha ammesso di nutrire “qualche preoccupazione”.

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