Caterina Ceresa

Autore e collaboratore de La Voce del Canavese nell'alto Canavese di: Caterina Ceresa

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CHIESANUOVA. Uno dei Comuni più piccoli, capitale europea per 3 gironi

Virginia Costa

Chi avrebbe detto, appena qualche anno fa, che un comune piccolo e fuorimano come Chiesanuova potesse essere scelto come capofila di un progetto dell’Unione Europea ed ospitare un convegno internazionale? Eppure è successo alla fine di ottobre, da mercoledì 24 a venerdì 26: in quelle quiete giornate d’autunno, nelle quali normalmente non si sarebbe registrato un grande afflusso di visitatori, il paese si è animato grazie alla presenza di studiosi, operatori del settore Accoglienza, giornalisti. Merito del suo Centro S.P.R.A.R, la struttura che guida i Richiedenti Asilo ed i Rifugiati nel percorso di inserimento all’interno della società italiana.  Chiesanuova, come abbiamo detto,  è stata scelta come capofila  di un progetto denominato “TownLab_Meet”, che mette insieme paesi e città di sei stati (Chiesanuova e Quincinetto per l’Italia, Marnaz per la Francia, Kostinbrod per la Bulgaria, Novo Mesto per la Slovenia, Subotica per la Serbia), due università (Torino e Speyer in Germania ) ed un’Organizzazione Non Governativa  (la L.D.A. di Subotica).L’evento è stato il primo di un tour di “meeting itineranti”.

Co-finanziato dal programma dell’Unione Europea “Europa per i cittadini”, il progetto “Townlab_Meet” si svilupperà nel biennio 2018-2020 e si propone di affrontare il tema complesso dell’immigrazione partendo dal presupposto che “Proteggere chi chiede asilo è un dovere morale” e  che “Accogliere è importante ma non sufficiente”. Date le ripercussioni che inevitabilmente il fenomeno migratorio ha sulla vita quotidiana delle diverse comunità è importante coinvolgere i cittadini, incentivando il dialogo fra le culture e promuovendo  iniziative che vadano in questo senso (come le visite guidate ai centri d’accoglienza, laboratori ludico-didattici per  studenti europei e giovani extra-comunitari, sperimentazione teatrale  e musicale, progetti di inclusione dei migranti attraverso esperienze lavorative come l’Agricoltura Sociale).

Nel pomeriggio di mercoledì 24 ottobre si è tenuta la conferenza stampa di presentazione. La giornata del giovedì è stata dedicata ad un Seminario Internazionale che ha visto al mattino gli interventi di esperti ed operatori ed al pomeriggio un proficuo  tavolo di lavoro. Venerdì 26 infine si è svolto un “Laboratorio didattico di Pensiero creativo” con gli alunni delle scuole primarie della Valle Sacra, di Marnaz e di Quincinetto.

Gli interventi

Nel seminario del 25 ottobre sono stati posti a confronto i diversi modelli di accoglienza e di integrazione nei paesi europei. Ascoltando gli interventi degli ospiti stranieri – peraltro abbastanza brevi – l’impressione di molti è stata che la realtà più articolata ed efficiente sia rappresentata proprio dai nostri Centri S.P.R.A.R. In Germania, ad esempio, i corsi di lingua sono obbligatori solo per chi ha ottenuto lo status di Rifugiato  e l’assistenza sanitaria è garantita soltanto in caso di emergenza.   Annalisa Fontana per lo S.P.R.A.R. di Chiesanuova ha illustrato con giusta soddisfazione l’attività del centro ed i risultati ottenuti.  Da lì sono passate finora 101 persone, anche se la maggior parte di loro  si è poi traferita altrove: 15 nuclei familiari risiedono fuori regione per un totale di 49 individui. “Abbiamo avuto la soddisfazione che tre delle persone interne al progetto hanno ottenuto la cittadinanza” – ha detto – precisando come il rapporto con gli ospiti non si interrompa una volta concluso il percorso previsto dalla legge ma continui nel tempo. “In Italia – ha spiegato Virginia Costa del Servizio Centrale S.P.R.A.R. – sono 8.000 i comuni che aderiscono al Progetto  e si tratta per lo più di piccoli centri: il 15% è sotto i 2000 abitanti, il 21% fra i 2000 ed i 5000, il 28% fra i 5000 ed i 15.000. Uno dei nostri punti di forza è l’adesione volontaria degli enti locali e la loro partecipazione attiva: questo significa un’accoglienza a misura di territorio, fatta di piccoli numeri. Ai nostri ospiti non forniamo solo assistenza ma li accompagniamo  nel percorso verso la riconquista dell’autonomia. Non forniamo i servizi in modo impersonale, uguale per tutti: si fa invece il vestito  a misura della persona, tenendo conto delle abilità che  già possiede e di ciò che il territorio offre. Aiutiamo i comuni nell’espletamento delle pratiche  e nei rapporti con il ministero, che eroga i fondi e chiede resoconti puntuali: incombenza impegnativa che però certifica la correttezza con cui i nostri centri  vengono gestiti. Mi rendo conto – ha però precisato – che mi trovo a raccontare queste cose in un momento sfortunato…”. Sfortunato eccome perché i Centri S.P.R.A.R. sono stati presi di mira dal Decreto Salvini, tanto che l’avvocato Donatella Bava dell’A.S.G.I. (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) si è mostrata sconfortata: “Non ho con me delle slide perché fino all’ultimo momento mi sono chiesta cos’avrei potuto raccontarvi…  Non sappiamo esattamente come siano le nuove norme ma l’attesa ha gettato tutti nel panico compresi  i Richiedenti Asilo: certo non si tratterà di un’evoluzione in positivo. Quel che sappiamo è che  verranno messi nei C.A.S, ovvero nell’unico posto in cui rischiano di cadere sotto le grinfie della criminalità! Dal 5 ottobre negli S.P.R.A.R. non si entra più ed i progetti sono fermi tanto che il consiglio comunale di Torino ha approvato all’unanimità la richiesta di una sospensione”.

Una voce più distesa è stata quella di Rita Maria Fabris dell’Università di Torino, che porta avanti progetti di inclusione attraverso il Teatro Stabile  e la danza. Progetti ai quali collabora l’attrice ed autrice Antonella Enrietto. Le loro esperienze con gli studenti dicono una cosa chiarissima: “Stiamo ancora  a porci domande sull’integrazione dei giovani e su come attuarla ma quando si sentono le ragazze marocchine citare Dante ed il Corano insieme, in un mélange altissimo, ci si rende conto che la risposta è stata data e che il futuro è già qui”.

C’è preoccupazione

Il convegno di Chiesanuova è stato un momento di confronto fra esperienze diverse e si sarebbe svolto in un’atmosfera serena, anche gioiosa, se non fosse che sulla testa dei Centri S.P.R.A.R. pende la spada di Damocle del cosiddetto “Decreto Sicurezza” voluto dal ministro dell’Interno Salvini.

Malgrado lo sforzo degli intervenuti di mantenersi ottimisti, si è avvertita in modo netta la preoccupazione per il futuro giacché, paradossalmente, è proprio su questi Centri di Seconda Accoglienza (ovvero sulla parte migliore e più efficiente del sistema) che il governo ha deciso di abbattere la scure. Se il Decreto Salvini –  che nel frattempo ha superato l’esame del Senato, dove il governo ha posto la Questione di Fiducia – verrà approvato anche dalla Camera, molti centri S.P.R.A.R. rischiano di chiudere,  lasciando a casa gli operatori (italiani!) che vi lavorano. Vengono infatti  ridotti  in modo drastico i fondi loro destinati  e le loro competenze:  non possono più ospitare i Richiedenti Asilo ma solo quanti hanno ottenuto lo status di Rifugiato. I Richiedenti Asilo vengono gettati nella bolgia dei C.A.S. , le mega- strutture che abbiamo imparato  a conoscere per gli scandali che hanno coinvolto alcuni di essi: sono enormi, spesso ingovernabili, a volte infiltrati dalla malavita. Anche quando vengono gestiti correttamente, però, hanno una caratteristica: sono dei contenitori, non dei luoghi di formazione e di inserimento lavorativo e sociale. Se davvero si punta alla Sicurezza dei cittadini, si sarebbero dovuti  incrementare gli S.P.R.A.R. : si preferisce invece buttarli a mare. Questo è ciò che accade quando ci si fa prendere da impulsi distruttivi e l’obiettivo primario diventa quello di disfare ciò che altri avevano creato, senza preoccuparsi delle conseguenze: non a caso il Decreto Sicurezza è stato ribattezzato da molti “Decreto Insicurezza”.

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