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CHIAVERANO. Bötega del Frèr

Più turismo in Canavese? Ci prova la Rete Museale AMI-Anfiteatro Morenico di Ivrea-, un sistema diffuso e permanente che mette in sinergia i piccoli musei del territorio garantendo un programma d’apertura certo e una soddisfacente accoglienza dei visitatori attraverso l’impiego di giovani. Questi ultimi, infatti,  a seguito di un programma di formazione, si occuperanno di aprire e gestire i musei durante i weekend della stagione estiva.

E così, dal 7 luglio al 21 ottobre, tutti i fine settimana, saranno fruibili al pubblico l’Ecomuseo della Castagna di Nomaglio, il Museo della Civiltà Contadina di Andrate, la Bötega del Frèr di Chiaverano, l’Ecomuseo l’Impronta del Ghiacciaio di Caravino, il Museo all’Aperto Arte e Poesia “Giulia Avetta” di Cossano, il Museum Vischorum di Vische, il Museo dalla Saggina alla Scopa di Foglizzo, il Museo Didattico  “Memorie del Tempo” di Perosa e il Museo “Nòssi Ràis” di San Giorgio, a cui si aggiungono la Casa della Resistenza e l’Ecomuseo “Storie di Carri e Carradori”, in provincia di Biella.

La Bötega del Frèr

La Bötega del Frèr, ha una storia lunghissima che abbraccia più di 250 anni di ininterrotta attività.

Fondata  a Chiaverano a inizio Settecento, questa piccola officina destinata alla produzione di utensili in ferro venne acquistata dalla famiglia Bergó nel 1821 e da allora rimase operante fino al 1968. Fu in questa occasione, ad attività cessata, che Vincenzo Battista Bergó decise di creare un piccolo museo proprio tra quelle mura. La Bötega del Frèr venne così inaugurata nel settembre del 1983 e, agli inizi degli anni Novanta, fu presa in carico dal Centro Rosalba Martorana, che tutt’oggi gestisce l’esposizione permanente.

Per comprendere meglio la storia e le motivazioni che portarono alla fondazione del museo, abbiamo interpellato l’attuale gestore Adriano Eusebio Bergò.

”Vincenzo – ci dice – ha voluto che la memoria della famiglia non andasse perduta, ma messa a disposizione della comunità di Chiaverano; grazie all’appoggio del comune e al contributo dei volontari, è riuscito a realizzare il progetto che noi continuiamo a portare avanti”. Continua: “Ciò che viene proposto ai visitatori è una ricca rassegna di macchinari e strumenti che il fabbro utilizzava per creare zappe, asce, forconi, ringhiere, serrature, ma anche per la trafilatura al bronzo della pasta.”

“In particolare”, aggiunge, “ la bottega era specializzata nella creazione di bilance monopiatto, molto utilizzate e richieste”. Precisa, inoltre, “la produzione non era industriale, ma avveniva solo su ordinazione degli abitanti del paese e del circondario”.

Pare, infatti, che la piccola bottega fosse un vero punto di riferimento per tutta Chiaverano e che “molti dei ragazzi che si formavano lì, venivano poi assunti da Camillo Olivetti”.

Si trattava, tra l’altro, di un’azienda completamente autonoma che, ci tiene a sottolinearlo, “costruiva tutto ciò di cui aveva bisogno da sè; un concetto difficile da figurarsi al giorno d’oggi”.

Alla domanda sull’importanza che il piccolo museo di Chiaverano riveste, Eusebio Bergò non ha dubbi. ”Oltre a mostrare l’affascinante evoluzione che la bottega ha necessariamente dovuto affrontare in due secoli e mezzo di vita per rispondere alle nuove esigenze della popolazione, l’esposizione aiuta anche a comprendere l’importanza del riutilizzo”. Infatti, una delle attività cardine dell’officina, oltre alla produzione di utensili in ferro, consisteva proprio nella riparazione di strumenti metallici usurati o rotti.

Questa preziosissima testimonianza storica nel cuore di Chiaverano, sarà visibile a tutti grazie all’eccezionale apertura da parte dell’Ecomuseo AMI a partire dal 7 luglio fino al 21 ottobre, ogni sabato dalle 15.00 alle 18.00 e tutte le domeniche mattina dalle 10.00 alle 12.00 e nel pomeriggio dalle 15.00 alle 18.00.

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