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CHIAVERANO. Anonymous, chiesto il rinvio a giudizio

Un vecchio cascinale diroccato alla periferia di Chiaverano, completamente immerso nella boscaglia e lontano dagli occhi indiscreti dei curiosi. È qui che Jacopo Rossi, 28 anni, viveva con la madre dal 2009. È qui che lui, “genio del pc” con la sola licenza media in mano agiva indisturbato per conto di Anonymous, la cellula italiana del gruppo di hacker accusata di attaccare i siti internet istituzionali di mezzo mondo per violarne le informazioni.

La vicenda dell’hacker di Chiaverano, però, non è nuova per le cronache locali: era il 2012 quando la polizia postale intercetta la diffusione di alcune informazioni sensibili di colleghi per scoprire poi diversi siti violati e craccati. Da quanto ha scritto qualche giorno fa il pm di Roma, Perla Lori, Rossi, insieme ad un altro hacker della stessa organizzazione, Francesco Ligonzo di Taranto, era riuscito ad entrare in 168 caselle email della polizia di Stato e le aveva diffuse sul blog di Anonymous. Ma tra i colpi tirati a segno, anche i server di Equitalia, del Ministero della Giustizia, dei Trasporti e Infrastrutture, della Banca d’Italia, della Radio Vaticana.

Ora, insieme ad altri sette complici, e due minorenni, è accusato di “associazione per delinquere finalizzata alla realizzazione di accessi abusivi a sistemi informatici, detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici e telematici e interruzione illecita di comunicazioni informatiche e telematiche”. Il pm ha chiesto per loro il rinvio a giudizio ed il processo degli accusati è quindi atteso per ottobre, a Roma. 

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