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CERESOLE - Pierfranco Nigretti
CERESOLE - Pierfranco Nigretti

Ceresole. Mi ricordo di Pier e gli vorrò bene per sempre

Pier. So che tu in questo momento mi stai sentendo, stai sentendo i tuoi cari, e questo perchè anche noi ti sentiamo, più vicino che mai, percepiamo la tua essenza, il tuo affetto, il tuo calore: sono diffusi nel nostro cuore, nella nostra anima. Ogni volta che vogliamo parlare e stare con te, come in questo momento, ogni volta che tu vuoi farlo con noi, viene invocato il ricordo, ed ecco che tu appari, come hai sempre fatto: vedo il tuo sguardo, lo sento, sei qui, pronto a confrontarti, aiutare, suggerire, esortare a lottare sempre per un ideale, come hai fatto tu. Mi ricordo di quando un giorno ci siamo incontrati. Tra un discorso ed un altro, mi hai raccontato un episodio di quando eri ragazzo. Ti ascoltavo mentre i miei occhi luccicavano perchè rispecchiavano l’ardore che dai tuoi si propagava, colpiva; non accade spesso, ma tu ammagliavi il mio spirito: l’avevi capito e ne discutevamo. Stavi giocando con dei tuoi amici vicino al fiume della Frassa, dove eravate soliti ad andare. Ma quel giorno era particolare, vedevi quel fiume con occhi diversi: avevi fatto caso diversi discorsi per cui della gente che ne aveva la necessità faticava ad oltrepassarlo. Allora con i tuoi amici raccogliesti delle pietre, del legno, ed a poco a poco costruisti un passaggio. ” Volevo rimanere in questo paese”, mi dicevi, ” e per viverci bene sapevo di dover adoperarmi per lui, e che, per farlo, avrei dovuto collaborare con gli altri che volevano restarvi, senza odio né polemiche”. Purtroppo, spesso, l’ odio dilaga e prevale; senza interessi pratici tanti non fanno più nulla. Dunque, per far prosperare il paese, si è cercato di soddisfare almeno quegli interessi, con la speranza che potesse giovare anche ad esso. Ma non è stato così, perchè non può essere così: il benessere proviene in principal luogo dall’armonia di reciproco rispetto e di spirito fra gli abitanti, e con la serenità, per quanto possibile essa sia nei limiti umani, verranno a catena tutti gli altri interessi; per stare bene con la realtà bisogna stare prima bene con se stessi, e così vale anche per il paese. Tu mi dicesti, allora, che una cosa ti dispiaceva e ti feriva: il vedere quanta discordia potesse esservi, a partire già dalla giovane età; ma che non per questo avresti desistito dal “continuar ad occuparti di quel passaggio”, e mi invitavi a farlo a mia volta, in qualsiasi luogo del mondo ed in qualsiasi circostanza della vita mi fossi ritrovata ad essere. Non tutti, infatti, devono costruirlo, perchè servono anche altre figure: qualcuno che recluti i costruttori, qualcuno che incentivi, qualcuno che passi, in modo tale che si lavori meglio; basta che nessuno lo distrugga quel passaggio, altrimenti sarà sempre più difficile raggiungere l’altra riva. Ebbene Pier, tu eri e rimarrai per sempre uno dei pochi a svolgere tutte quante quelle figure, e lo facevi solo per il tuo cuore, per quello dei tuoi cari, per quello del tuo paese. So bene che serbi quella ferita di cui mi parlavi, ma so anche bene che l’avevi fasciata e che proseguivi con forza e con l’anima il tuo cammino. Per questo ora lo continuerai dall’ alto, in tutto, in noi, libero di volare tra le montagne per le quali tu hai sempre lottato, libero di essere libero con la tua essenza. Grazie per essermi stato vicino, Pier, ma soprattutto grazie per aver fatto in modo di rimanerlo per sempre. Ti voglio bene, con affetto

Angiolina

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