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Basolo Andrea
Basolo Andrea, il sindaco

CERESOLE. Il sindaco vuole uno stemma senza i Savoia

E’ arrivata, fulminea e chiara, la risposta al dilemma su cui si era interrogato negli ultimi tempi il consiglio comunale di Ceresole: il nostro stemma può essere riconosciuto? Il nostro stemma può essere utilizzato?

L’Ufficio Araldico della Presidenza del Consiglio aveva detto di no. La minoranza consiliare si era allora chiesta – ed aveva girato la domanda agli altri consiglieri – come facesse Venaria ad utilizzare lo stesso scudo e la stessa corona sabauda che al comune canavesano venivano negati.

Il capogruppo di minoranza Mauro Durbano, incaricato dal sindaco Basolo di indagare sulla questione, ha portato a termine il suo compito molto più in fretta del mese accordatogli: in meno di una settimana ha avviato e concluso le indagini, riferendone le conclusioni al termine della seduta di consiglio di mercoledì 3 febbraio, tanto che il sindaco lo ha gratificato di un “Dieci e Lode”.

Cos’ha scoperto l’investigatore? Che Venaria usa tranquillamente uno stemma ed un gonfalone dei quali non ha mai chiesto il riconoscimento ufficiale: ipotesi che Durbano aveva in realtà formulato  già prima di impegnarsi nelle ricerche. “Venaria – ha spiegato – aveva ottenuto il titolo di Reale nel 1890 per vederselo revocare nel 1943: di conseguenza aveva perso anche il diritto ad utilizzare la corona. Alla fine degli Anni ’50 il sindaco di allora aveva deciso di ripristinare tanto l’uno che l’altra come segno d’identità. Il Comune non ha mai chiesto nulla all’Araldica Ufficiale ed il gonfalone viene utilizzato tranquillamente in tutte le cerimonie”.

A quel punto Durbano ha nuovamente consultato i funzionari dell’Ufficio Araldico, ottenendo una risposta chiarificatrice:  “Ci avete chiesto un parere e vi abbiamo recitato la norma ma non sono previsti obblighi né sanzioni se vi portate in giro un gonfalone con quello stemma. Noi non controlliamo nessuno e non vi verremo mai a cercare”.

Ha poi riferito Durbano di aver scoperto che, su 8.000 comuni esistenti in Italia, un migliaio è nella stessa situazione di Ceresole  e di Venaria.

 

 

 

Il sindaco non molla: vuole uno stemma riconosciuto

 

Visto l’esito delle indagini effettuate da Durbano, ci s’immaginerebbe che la questione dello stemma di Ceresole fosse da considerarsi chiusa. Non è così. Se la minoranza ha suggerito: “Rinunciamo al riconoscimento ufficiale e facciamoci il gonfalone con lo stemma di sempre!”, il sindaco Basolo è stato di parere diverso: “Non violerò mai una norma di legge!” – ha dichiarato. A sua volta il consigliere Chabod, differenziando la propria posizione rispetto a quella espressa la settimana precedente, ha richiamato la vittoria della Repubblica al Referendum del 1946 e la conseguente inopportunità di esibire la corona sabauda.

Ironico il commento della minoranza: “Si tratta di una posizione rispettabilissima ma allora bisognerebbe anche chiedere l’eliminazione dell’epiteto di “Reale” (facendolo magari diventare “Ceresole Repubblicano”) e cancellare le corone presenti un po’ in tutto il paese, compresa la facciata del palazzo municipale!”.

Sempre più la faccenda dello stemma fa venire in mente la vicenda pontese di Via Sandretto, con il sindaco Coppo deciso a dare questo nome all’ultimo tratto di Via Marconi ed i residenti infuriati per tale scelta. Per mesi – fra il 2014 ed il 2015 – il confronto tra amministrazione e cittadini si era concentrato su questo cambio, del quale non si avvertiva in nessun modo la necessità. In quel caso però il consiglio non si era schierato apertamente; a Ceresole invece l’opinione prevalente (almeno fino a due settimane fa) era stata quella di mantenere lo stemma com’è.

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