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Stephan Schmidheiny
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CAVAGNOLO. Eternit: processo Torino, per difesa condanna è impossibile

“Applicando gli standard probatori stabiliti dalla Cassazione è impossibile dimostrare la responsabilità dell’imputato”: con queste parole la difesa oggi ha chiesto al tribunale di assolvere l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny dal reato di omicidio colposo nel filone torinese del processo Eternit bis. La causa riguarda il decesso, secondo l’accusa dovuto ad esposizione all’amianto, di due operai di uno stabilimento a Cavagnolo (Torino) riconducibile alla multinazionale elvetica.
Il 29 novembre la procura aveva chiesto per Schmidheiny la condanna a sette anni di reclusione. Oggi l’avvocato Astolfo Di Amato ha parlato degli sforzi compiuti dall’imprenditore per accrescere le condizioni di sicurezza nelle sue aziende. Il collega Guido Carlo Alleva si è concentrato sulle implicazioni scientifiche in materia di patologie correlate all’amianto. “Per quel che riguarda gli aspetti di cui ci stiamo occupando – ha spiegato – gli studiosi non sono concordi. Sulla cancerogenicità le valutazioni ‘classiche’ sono molto datate e, negli ultimi tempi, sono state rivisitate dalla comunità scientifica; quanto alla cosiddetta ‘legge di copertura’ non esistono certezze”. Fra la copiosa giurisprudenza prodotta dalle difese figura anche la sentenza di assoluzione pronunciata dalla Corte di appello di Torino per il caso Olivetti.
Il processo è stato aggiornato ad aprile.

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