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Giuseppe Bianco cavagnolese di 59 anni

CAVAGNOLO. Addio Beppe, un’altra vittima del maledetto amianto

Ci sono momenti della vita silenziosi che ci colgono impreparati, con mille perché a cui non troviamo risposta. 
Momenti che ci mettono davanti a delle vere e proprie battaglie, in cui bisogna pedalare parecchio affinché si possa raggiungere il sospirato traguardo. Quelle battaglie in cui a volte la meglio ce l’ha un “brutto male”, ma la vera “vittoria” è negli occhi e nel cuore di chi l’affrontata a testa alta, senza mai perdersi d’animo.
Una battaglia lunga, dolorosa e tosta, come quella di Giuseppe Bianco, cavagnolese di 59 anni. Una battaglia iniziata nel 2018 quando, finalmente raggiunta la pensione, il referto con esito positivo diede la conferma a lui e ai suoi famigliari: malattia dell’amianto. Una battaglia che si è conclusa mercoledì 20 maggio, in cui ha detto l’ultimo “Ciao, io vado” ai suoi cari.
L’ha fatto con discrezione, in silenzio, come legge nella lettera la sorella Marisa durante la messa.  L’ha fatto scusandosi per il” disturbo” che aveva arrecato e ringraziando le persone che gli erano state accanto fino all’ultima pedalata.
Sì, una pedalata come la passione che aveva per la bicicletta e che negli anni passati l’aveva portato a vincere molte coppe. Una pedalata come quelle che compiva già da ragazzino, davanti casa, nella sua amata Cavagnolo ed in cui inconsapevolmente segnava il suo destino, proprio per quelle polveri che la SACA, la fabbrica della morte, consociata dell’Eternit, seminava nel paese.
Giuseppe, detto semplicemente Beppe per i familiari e gli amici, era un operaio in pensione dell’Emark, ma non si fermava mai. 
Mio papà era un grande lavoratore, sempre attivo. Finito il turno in azienda, correva ad aiutare mio nonno, coltivatore diretto e passava il tempo a fare l’agricoltore nei campi. Amava la sua famiglia, gli piaceva divertirsi e stare con gli amici”. 
Racconta la figlia più grande, Cristina. “Era una persona buona e tutto l’amore ricevuto in questi giorni l’ha dimostrato.”
Una persona d’altri tempi Beppe che con la sua semplicità e il suo fare tranquillo era sempre presente per tutti.
Beppe che amava follemente la sua famiglia, la moglie Marinella, la compagna di vita e le sue figlie, Cristina e Manuela.
Beppe che sarebbe diventato nonno tra pochi mesi e che nella sua battaglia si faceva forza anche per questo.
Beppe che ha lasciato un vuoto incolmabile, ma il cui ricordo resterà ovunque. 
Lì tra le viuzze del suo paese, in un sorriso amico, in una parola buona o in qualche folata di vento… Lui ci sarà ad accarezzare l’anima e a confortare il cuore di tutti noi.

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