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Castello di Castellamonte

Il castello di Castellamonte è un antico edificio di origine medievale del Canavese, posto sulla collina che domina la città di Castellamonte, in provincia di Torino.

Le prime notizie sono documentate dal 1066, ma la struttura doveva già esservi nei decenni precedenti. Furono i discendenti di Arduino, marchese d’Ivrea e poi re d’Italia, i Conti di Castellamonte che lo trasformarono in una delle più complesse strutture fortificate del Canavese. Dalla rocca, il muro di cinta scendeva verso la pianura cingendo l’intera collina, fino a raggiungere la strada che collegava Cuorgnè edIvrea. Lungo il muro del castello, dove si aprivano le sette porte ancora oggi visibili, e la strada che vi correva si sviluppò il paese, che appunto prese il nome dal suo castello.

Nel corso del Tre e Quattrocento i conti di Castellamonte si divisero in varie linee e rami, che per differenziarsi assunsero degli “agnomi”, come Cagnis, Cognengo, Aimone, Della Porta, Merlo… e gestivano il grande feudo attraverso l’istituto del consortile feudale. Il contado di Castellamonte era diviso in 271 “punti di giurisdizione”, che i vari rami della famiglia esercitavano secondo una rotazione triennale. Dal ramo Cognengo nacquero Carlo di Castellamonte (Torino, 1560 – Torino, 1641) e suo figlio Amedeo di Castellamonte (nato a Castellamonte 1618 – Torino 1683), che furono ambedue architetti dei Savoia.

Il primitivo castello fu distrutto durante il tuchinaggio nella rivolta dei tuchini del 1383-1387, nel corso della guerra del Canavese, che devastò la regione a partire dal 1339. I Castellamonte, infatti, alleati dei San Martino, appoggiati dai Savoia, furono posti sotto assedio da parte dei Valperga e dei loro alleati, i marchesi del Monferrato, che tentavano di espandersi nella zona. La rivolta iniziò nelle terre dei Castellamonte e poi dilagò in tutto il Canavese, con eccidi di feudatari e distruzioni di castelli. Solo nel 1387 Ibleto di Challant, inviato da Amedeo VIII di Savoia, riuscì a riportare la calma e la “pax sabauda”.

Il castello fu ricostruito all’inizio del Quattrocento. Di quell’epoca restano la torre-porta del muro di cinta, la torre-porta di ingresso al castello e l’impianto generale del castello, con i quattro edifici sorti intorno alla strada di accesso. I due edifici verso nord contengono al loro interno varie testimonianze del periodo. Ulteriori devastazioni avvennero nella prima metà del Cinquecento, durante le guerre tra francesi e spagnoli, durante l’incursione del maresciallo de Brissac in Canavese del gennaio 1552.

A partire dalla metà dell’Ottocento, i conti di San Martino di Sale e Castelnuovo, che dal 1611 si erano trasferiti a Castellamonte diventandone consignori, acquistarono l’intera proprietà del castello e ne riplasmarono varie parti. Nel corso del XX secolo dai San Martino passò per eredità ai conti Ricardi di Netro.

Il complesso è oggi composto da quattro edifici, posti intorno alla strada di accesso da cui si entra passata la torre-porta quattrocentesca. Restano ancora vari tratti del muro medievale che cingeva la rocca. Dalla strada di accesso, si diramano gli accessi verso i quattro edifici. Verso nord i due più antichi, verso sud i due ricostruiti successivamente. A questi si accede attraverso un portale barocco che immette nel grande piazzale-giardino, circondato da una balconata in terracotta locale da cui si può scorgere la pianura da Agliè a Superga a Belmonte. L’edificio sulla destra, detto “palazzo bianco”, ha un impianto secentesco ed è attribuito all’architetto Amedeo di Castellamonte, al quale si deve pure la cappella gentilizia. Ambedue furono poi decorati nuovamente nel primo Ottocento quando si estinse il ramo dei Castellamonte Brosso e passarono ai conti Veggi. L’edificio ad est, detto “torre rossa”, già dei Cognengo, passò ai conti di San Martino, i quali alla metà dell’Ottocento lo affidarono all’architetto Luigi Formento per trasformarlo in una “fantastica villa” in stile neo-gotico, decorata con le tipiche terrecotte e i merli ghibellini. Allo stesso periodo risale il disegno del giardino: l’albero di giuda ed i tassi furono piantati infatti in quell’occasione, e fu realizzato una seconda strada d’accesso facilmente carrozzabile

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Blogger: Sergiu Sabau

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Un commento

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    dalla terra dei maori un grazie sincero per la gradita lettura su luoghi conosciuti e amati alcuni decenni fa

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