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Processione della Madonna del Rosario nell’ottobre 1933. Sulla destra si intravedono le impalcature usate nella demolizione dei resti del ricetto

CASTELLAMONTE. Muriaglio, il ricetto che non c’è più

Sull’esistenza di un ricetto a Muriaglio non vi sono dubbi.

Lo prova, tra l’altro, il fatto che diversi autori di storia locale citino fonti storiche da cui risulta la presenza in loco di un tale edificio.

Ne ricordiamo due per tutti: Mario Bertotti e Giuseppe Perotti.

Il Bertotti in un articolo sui ricetti contenuto in “Documenti di storia canavesana” cita l’esistenza della costruzione nel 1585.

Il Perotti in “Castellamonte e la sua storia” scrive in proposito: “… certa è invece l’esistenza di un ricetto  nella frazione Muriaglio, le cui notizie storiche risalgono al 1585 e al 1725: l’ubicazione di tale edificio è però attualmente non identificabile.”

Tuttavia la conclusione cui giunge quest’ultimo autore è, a mio modesto avviso, un po’ troppo affrettata.

In realtà, se è vero che nella nostra borgata non vi è più, ormai da moltissimi anni, un edificio chiaramente individuabile come ricetto, tuttavia vi è un chiaro toponimo nella parlata muriagliese che indica in modo preciso dove fosse ubicato all’epoca l’edificio.

Sicuramente nessuno a Muriaglio oggigiorno sa che in paese sia esistito, in passato, un ricetto.

Addirittura a qualcuno sembrerà poco probabile che questa notizia sia vera.

Tuttavia tutti a Muriaglio sanno benissimo dove sia “su për ‘l rusët”;  c’è chi ci abita, chi ci ha giocato durante l’infanzia, chi si appartava con la “morosa”; eppure nessuno di costoro ha mai pensato di trovarsi nella “piccola fortezza popolana” che la comunità muriagliese aveva costruito per difendere le proprie derrate alimentari, le proprie scorte in caso di calamità e di guerra.

Non è un caso, infatti, che le prime informazioni del ricetto di Muriaglio compaiano nei resoconti degli avvenimenti del XVI secolo, un periodo, il Cinquecento appunto, davvero burrascoso per le terre canavesane che sono il teatro di continui e cruenti scontri tra le truppe imperiali spagnole e quelle francesi.

Le cronache dell’epoca sono costellate da notizie di battaglie, scorribande, distruzioni e saccheggi che sconvolgono anche la valle di Castelnuovo, dove i combattimenti tra le truppe dei due eserciti, soprattutto per il possesso del castello, saranno numerosi e provocheranno grandi rovine in tutti i borghi della zona e segneranno proprio l’inizio della rovina del castello di Castelnuovo.

Con ogni probabilità il ricetto di Muriaglio non era paragonabile ai più famosi e cospicui ricetti che costellano il Canavese.

Il luogo è ancora oggi angusto, probabilmente l’edificio era architettonicamente di non grande pregio, del resto, di più non si poteva permettere una borgata certamente povera come la comunità muriagliese dell’epoca.

Basti pensare, infatti, che già nel 1545 l’intera valle è così malridotta che viene esentata dal pagamento delle tasse da parte del Duca di Savoia.

Il Bertolotti nei “Fasti Canavesani” riferisce della visita di un emissario del Duca di Savoia il 19 maggio 1545, tale Ubertino Marucchi, nella Valle di Castelnuovo (tra le cui borgate figura anche Muriaglio che viene descritto con una popolazione di appena 60 fuochi, più o meno 300 abitanti). Il messo ducale non può far altro se non constatare che “… in tutti (i paesi visitati) sonvi miserie”.

In ogni caso il luogo scelto dai Muriagliesi per l’edificazione del loro ricetto è strategico, posto in una zona abbastanza sopraelevata e che, all’epoca, doveva essere la parte più esterna dell’abitato. Oggi l’edificio risulta così tanto rimaneggiato da non essere più distinguibile dalle case circostanti. I lavori di demolizione e di ricostruzione si sono susseguiti nei secoli e, probabilmente, non era più riconoscibile, da un punto di vista architettonico, già nella metà dell’Ottocento giacché lo stesso Bertolotti nelle sue “Passeggiate in Canavese” non lo cita tra gli edifici “di particolare pregio”.

Per pura combinazione, uno dei tanti lavori di demolizione è stato documentato, casualmente, in una fotografia scattata nell’ottobre del 1933 in occasione della processione della Madonna del Rosario.

In questa foto si intravede sulla destra l’impalcatura ed i lavori di demolizione di quello che con ogni probabilità, un tempo, era l’ingresso del ricetto.

Attualmente sul sito in cui sorgeva il vecchio ricetto è occupato da una serie di case private quasi completamente ristrutturate, l’unica parte in cui si possono scorgere le vestigia della vecchia costruzione è quella che, quasi certamente, ne costituiva il portone di ingresso.

Infatti l’andito che da accesso al ricetto è rimasto lo stesso e si intravedono ancora, benché ricoperte da numerosi strati di calce e di intonaco, le spallette che sostenevano il pesante portone che si affaccia oggi, ma presumibilmente anche allora, “sa ‘l Lurin”: uno spazio che prende il nome, così narrano gli anziani, dalla presenza in quel posto di una edicola  o di un pilone in cui era raffigurata la Madonna del Loreto.

Da lì oggi parte la “stra Nouva” che porta a Castellamonte e che costituisce, da molti decenni, l’ingresso principale del paese, ciò a testimonianza di come il borgo, rispetto a quell’epoca, abbia cambiato notevolmente volto. 

Tuttavia è rimasto nell’uso comune quel nome  ‘l rusët ad indicare l’esistenza di un luogo che ha rivestito grande importanza per la comunità muriagliese.

Un nome che è sopravvissuto, nei secoli, all’edificio stesso dimostrando che le parole, a volte, sopravvivono alle pietre portando con sé, più delle pietre stesse, una traccia di ciò che è stato.

Articolo tratto dalla rivista Canavèis

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