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CASTELLAMONTE. Le magie di Casa Gallo firmate Baruzzi, Marthyn e Castellano

Gli artisti condividono lo spazio di Casa Gallo, cortile e giardino, ognuno espone le opere d’arte realizzate nel 2015, mettendo in evidenza la continua ricerca sia stilistica che tecnologica che li connota. Sandra Baruzzi, Roberto Castellano, Guglielmo Marthyn utilizzano l’argilla come materia espressiva, sperimentandone la plasticità ed elaborando ricette di smalti e cristalline uniche per l’alta temperatura (1200°C), inserendosi nel patrimonio artistico e culturale non solo del territorio canavesano ma anche nazionale e internazionale. Sandra Baruzzi ci presenta l’inedita raccolta “Il Carattere della Città” composta da una ventina di opere, Roberto Castellano interviene con un’istallazione “Coloni” che collocherà nel giardino, Guglielmo Marthyn con “Le Briciole della Favola” ci porge venticinque inedite ceramiche d’arte.

orario di apertura al pubblico: giovedì – venerdì dalle 16 alle 18 sabato – domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15,30 alle 18,30

Il punto espositivo

Sito privato che da diversi anni è entrato a far parte dei punti espositivi dell’annuale mostra grazie alla disponibilità degli attuali proprietari. La costruzione della casa fu avviata sul finire del Settecento da Pietro Gallo. A testimonianza, ancora oggi, è ben conservata e visibile la targa recante la data 1792. La facciata allora era prospiciente alla “Rutanova”, attuale Via Pasquale Educ. La ristrutturazione dell’intero complesso avvenne per volontà del figlio avvocato Domenico Gallo, Sindaco di Castellamonte. Dal 1848 al 1879, anno della sua morte, fu uomo sempre molto influente sugli eventi politi e amministrativi, dette impulso al paese nei settori dell’istruzione, dei trasporti dell’artigianato. Fu Deputato al Parlamento Subalpino, Archeologo, Storico locale. Nella dimora, ancora oggi vi è conservata la testimonianza del Museo da lui costituito con i reperti ritrovati nel territorio. Varcato il portone d’ingresso si è accolti in un’atmosfera d’altri tempi per la specificità architettonica e per il giardino con piante secolari, attraversato da una roggia, utilizzata dalla fine del settecento oltre che per uso irriguo anche per le attività di conceria di cui Gallo e il socio Felizzatti erano titolari. Casa Gallo diventa scenario suggestivo e accogliente per l’esposizione d’opere d’arte, d’opere in ceramica, dell’eccellenza artistica riconosciuta alla città di Castellamonte. In questo anno, per la 55ªMostra della ceramica di Castellamonte – XIIª Mostra di Arte Applicata ospita gli artisti Sandra Baruzzi, Guglielmo Marthyn e Roberto Castellano.

Gli artisti

Sandra Baruzzi

Sandra Baruzzi
Sandra Baruzzi

con Il Carattere della Città In onda traballa La sacra fiamma Stellare. Di terra e d’argilla Si leva in antenne La scala Del sogno solare… Costruire è innalzare? L’altare è l’inizio Dei cieli: La bara una nave. L’esercizio: Materia dell’ala. i.f.

Le città esistono dovunque, comunque. Millenarie e ideali, concrete e mentali, applicate e teoriche, progettate e vissute, odiate o sognate… Non soltanto geograficamente e storicamente, ma in quanto soluzione razionale, immaginaria e onirica, l’urbanistica ci appare come un procedimento archetipico. Paesi e villaggi, fortezze e agglomerati sarebbero prodotti conclusivi di un processo di presa di coscienza sociale, oppure punti di partenza per una realtà fondata sullo scambio? Le due opzioni potrebbero equivalersi. Dove emergeva l’istinto di tutela e di difesa, affiorava la volontà di riconoscimento e di incontro. Quando la diffusione di idee e il commercio scandivano il passo, urgeva l’individuazione di una comunità. Queste necessità, analizzate secondo le strutture economiche e politiche che regolano il mondo occidentale contemporaneo, appaiono slacciate dal loro valore originario. Le città, generalmente, ci sono già: sovrapposizioni secolari, stratificazioni inconcepibili, formulazioni assurde. Da qui, la condizione “spaesata” dell’artista, sempre in bilico tra recupero radicale della tradizione e critica ai valori della modernità. Se ogni cantiere è innalzato da esigenze di praticità, ogni fantasia creativa fa i conti con lo straniamento: scalinate labirintiche si rincorrono in edifici perturbanti, intrecci di strade si amalgamano in incubi ineludibili, un sequenza di muraglie ci impedisce la trasmissione di un messaggio elementare. Potremmo abbattere queste pareti con un semplice motto di spirito? Forse lo stiamo già facendo, forse questo è il nostro compito… Sandra Baruzzi vive le strutture del mondo che la circonda accompagnata da una scissione esistenziale: la distanza tra la consuetudine della percezione e le esigenze vitali e spirituali del cittadino, dell’individuo. L’autrice non spera che le abitudini funzionino. Così, cerca di minare le convenzioni con ironia, attraverso il gioco di parole. Linguaggio pubblicitario, detti e proverbi, modi di dire battezzano le sculture e le informano attraverso l’immagine. Le metafore vengono smontate. Edifici improponibili sono davvero nati sotto il cavolo… L’osservatore si ritrova letteralmente come un pesce fuor d’acqua… Architetture si fanno grammatiche compiute, sostituendosi al dettato, alla prosa. I palazzi assumono posture umane: portatrici di sentimenti ed emozioni. Si curvano, si accasciano, si disperano: diventano isterici, sarcastici, politicamente scorretti. Umanizzati e caricati di espressione, si fanno poesia: somatizzano, si interrogano, talvolta rispondono enigmaticamente. Il movimento, la precarietà, l’inadeguatezza e la staticità della società sono rappresentati come in un morality play, attraverso personaggi che pian piano entrano nelle nostre vite come veri e propri “caratteri”: linguistici, grafici, scolpiti nella memoria…

Roberto Castellano con Coloni 2015

Castellano Roberto
Castellano Roberto

Installazione composta da cinque totem ceramici di diversa grandezza e altezza, 3mt x 2mt h. 150 cm – refrattario smaltato, acciaio, Immersi in un luogo estremamente suggestivo e carico di intimità cinque totem ceramici fanno da contrappunto al verde lussureggiante di questo angolo di natura. La mano dell’artista plasma semplici forme geometriche dai colori brillanti, cubi, parallelepipedi resi dinamici dai contorni lievemente bombati, fluttuano nello spazio come enormi aracnidi colorati . Lo spazio da naturale e selvaggio si trasforma, si arricchisce di colori e forme, la luce rimbalza da una faccia all’altra, segue gli spigoli e i contorni delle figure e sfugge per nuove linee prospettiche, lo spazio ormai è colonizzato dalle nuove presenze. Wabi in giapponese significa “forma nascosta del bello, qualità di raffinatezza mascherata di rusticità”.

 

 

Guglielmo Marthyn con Le Briciole della Favola APPUNTAMENTO 2015 NOTTURNO 2015

MARTHYN Guglielmo
MARTHYN Guglielmo

 

Cammina cammina E sbriciola il tempo Fino alla cima del passo: Abbozza un volo fatale. Evapora il pane, Disciogli sul sasso, Ramazza i tuoi fogli Alla sorgente del sale: Della trama risolvi L’eterno elemento Vitale… i.f.

È inverno a Corinto, città dissoluta e corrotta. Una vergine muore, poco prima delle nozze. La nutrice ne raccoglie i giocattoli preferiti in un cesto. Posandolo sulla tomba, lo copre con una tegola per preservarlo dal freddo e dalle intemperie. A primavera, una pianta di acanto fiorisce sul sepolcro. Giorno dopo giorno, l’arbusto avvolge il paniere. Le foglie cercano di farsi luce e, giunte alla tegola, la aggirano con una voluta sinuosa. Lo scultore Callimaco passa accanto a questo curioso canestro. Impressionato e affascinato dalle forme create casualmente, si precipita nel suo studio e scolpisce un nuovo capitello a immagine di quello spettacolo fiorito. Così il De Architectura di Vitruvio racconta l’origine dello stile corinzio. Ideata secondo le proporzioni del corpo femminile, questa colonna era percepita come il correlativo della natura, della purezza, del gioco, della danza, dell’immortalità dell’anima… Dietro ad ogni immagine che, allo stesso modo, cresce spontaneamente intorno ad un nucleo di inaspettata intensità emotiva o di tradizioni fortemente condivise, cova l’archetipo: il valore del raccolto e del dono, la scoperta e la speranza, le più intuitive soluzioni di adeguamento, il gusto antico per la narrazione di aneddoti. La fiaba e il racconto popolare, le leggende e i miti rovesciano ancora su di noi uno stimolante carico di figure simboliche. Per questo, oggi, all’interno delle continue modificazioni di forme e nella costante dinamicità interpretativa dei contenuti, il nostro compito è ancora quello di indagare determinate strutture universali. Modalità essenziali, scavi alle radici dell’esistenza, analisi di modelli percettivi imprescindibili restano prerogativa dell’arte contemporanea. Guglielmo Marthyn appoggia il suo fardello di storie all’albero dell’immaginazione. Lo abbandona per un certo periodo, affinché le trame decantino. Quello che resta sono gli attimi fissati ingenuamente in un’atmosfera di palpitante eternità: scene notturne di gufi appollaiati su alberi scarni, vegetazioni simpaticamente invadenti, golosi ladruncoli di ciliegie, massaie che si sporgono dal balcone per nutrire stormi di passeri. Le briciole della favola – i residui immateriali, eppure impressi nella memoria, di ogni ninnananna o filastrocca udita durante l’infanzia – sono il panorama che l’artista propone al viandante. Le visioni di quest’ultimo, assorto e sognante di fronte al fertile giardino della fantasia, potrebbero essere il tema delle prossime creazioni: la via da percorrere per il rassicurante ritorno a casa o per l’intraprendente inizio di una nuova lettura…

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Blogger: Fabio Mina

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