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CASALBORGONE. Siamo tutti Anna Frank, con la maglia granata del Torino. Fuori luogo?

Nell’edizione del 5 marzo 2019, il Sig. Piero Meaglia autore dell’articolo: “Casalborgone. Fuggi fuggi dal consiglio: si dimette anche italiano” nel riportare il mio nome, Roberto Schiavon, consigliere entrante commentava una foto da me postata sul mio profilo Facebook. La foto ritraeva Anna Frank con la maglia granata del Torino. Il giornalista interpretava che, chi aveva postato questa foto, non poteva paragonare i torti arbitrali subiti dal Torino alla persecuzione nazista patita dalla popolazione ebraica. No!!! Non era assolutamente quello il senso della foto bensì un modo per dire “Siamo tutti Anna Frank” in risposta alla becera e orribile idea di quei tifosi (se si possono definire tali) che tappezzarono i muri della loro città con la foto della ragazza ebrea, diventata uno dei simboli della Shoah, che indossava la maglia della squadra avversaria come sfottò. Ringrazio il Sig. Piero Meaglia che si è reso disponibile ad un costruttivo confronto telefonico e ad intercedere presso la redazione del giornale per la pubblicazione di questo doveroso diritto di replica.

Roberto Schiavon

Gentile signor Schiavon, prendo atto di ciò che ci scrive. Nel pubblicare la foto di Anna Frank con la maglia “granata” della squadra di calcio del Torino,  la sua intenzione era quella di comunicare il messaggio “siamo tutti Anna Frank”.

Se quindi ho frainteso, mi dispiace e mi scuso. Tuttavia, non era facile comprendere la sua vera intenzione: la foto è pubblicata senza una parola di spiegazione, e tale è rimasta nel profilo facebook ancora visibile. Qualche parola sarebbe stata opportuna, proprio per evitare il pericolo del fraintendimento. 

Comunque sia, a mio parere quella foto è e resta fuori luogo. Meglio lasciare le cose al loro posto, e non mescolare una grande tragedia storica con i nostri legittimi passatempi quotidiani.

Infine, che senso ha dire “Siamo tutti Anna Frank”? Noi “che viviamo sicuri nelle nostre tiepide case” non siamo Anna Frank, e ci auguriamo di non esserlo mai. Scrivere “siamo tutti Anna Frank”, indulgendo alla moda odierna, rischia di contribuire a banalizzare quella enormità che è stata lo sterminio degli ebrei. Non crede, signor Schiavon?

Cordiali saluti

Piero Meaglia

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