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Lo scarico dalla collina del Castello

CASALBORGONE. Scende la cacca dalla collina del Castello?

Il fatto è avvenuto nella collina del Castello, lato est, nel pendio dove è stata realizzata la “strada di cantiere”. Sabato scorso alcuni escursionisti hanno scorto del liquido uscire da un tubo e spargersi nella riva. Un liquido non cristallino, accompagnato da fogli di presunta carta igienica.
Il fatto è stato immediatamente segnalato al sindaco Francesco Cavallero e al dirigente della polizia municipale dottor Franco Lomater. Quest’ultimo ha garantito che avrebbe effettuato un sopralluogo appena possibile. Nel frattempo, il personale del castello, guidato dall’hotel manager signor Malcolm Nisbet, ha chiuso con recinzione di plastica i due ingressi della strada di cantiere: a monte in via Broglia, e a valle in corso Vittorio Emanuele. In questo modo il misterioso tubo e il liquido sospetto sono stati sottratti allo sguardo dei residenti interessati a capire cosa stesse circolando a pochi metri dalle loro case.
In un primo momento, era incerta non solo la natura dei reperti, ma anche la loro provenienza. Era una giornata piovigginosa, e quindi avrebbe potuto trattarsi di semplice scolaticcio. Oppure di qualche scarico di acqua bianca. Oppure di liquami da fognatura nera. Però il colore e la carta bianca fanno dubitare che sia acqua di fonte. In ogni caso, da dove proveniva il liquido accompagnato da presunta carta igienica? A fugare i dubbi è stato un intervento di David Kubes sulla pagina facebook di un residente che aveva pubblicato le fotografie del tubo che emetteva liquido. Il dottor Kubes è, oltre che uno dei soci, il legale rappresentante della società Immobiliare Castello di Casalborgone e firma le comunicazioni al Comune: “Grazie infinite per informarci ed averne cura. Siamo cosi grati che anche gli altri abbiano notato e abbiamo notato che una tubatura di 60 anni si è rotta questa mattina. Abbiamo gia organizzato affinché un nuovo sistema di drenaggio sia messo in posizione lunedì. Sfortunatamente nessuna compagnia si è resa disponibile di domenica. Siamo cosi grati che ci siano persone come lei sul pianeta che si occupano dell’ambiente”.
A proposito di persone che sul pianeta “si occupano dell’ambiente”, ricordiamo che nella delibera di consiglio del maggio 2018 – che ha approvato la bozza di convenzione tra Comune e Immobiliare – le parti convengono di riutilizzare aree e immobili “con destinazioni rispettose dell’ambiente e del paesaggio”…
Il dottor Kubes non svela la natura e la provenienza del liquido. Nel caso in cui si tratti di liquame da fognatura, perché mai tale sostanza dovrebbe saltar fuori a valle del castello, pochi metri più in basso di via Broglia? Una ipotesi è che il castello non sia dotato di fognatura, o almeno di una tubatura fognaria abbastanza capiente da servire un certo numero di persone. Per decenni il castello è stato frequentato da un numero limitatissimo di persone e per pochi giorni l’anno. Convogliare quel poco di produzione corporale in un tubo, e lasciare che si perdesse nel bosco, non arrecava fastidio a nessuno. Ma nello scorso fine settimana il castello era abbastanza affollato. Il leader texano di Access Consciousness, il signor Gary Douglas, che è anche comproprietario del castello, vi teneva un corso di tre giorni a numero chiuso: non più di cinquanta discepoli. Ciò potrebbe spiegare la quantità inconsueta di materiale in uscita dal tubo.
Insomma, può darsi che l’”hotel di charme” non sia provvisto di adeguato servizio fognario? Una domanda che nasce da questa circostanza: le case di piazza Statuto lato Ovest e quelle di via Regina Elena sono servite dalle tubature fognarie che scendono rispettivamente lungo via Radicati e lungo via Valfré. Invece pare che via Broglia non sia servita. Sindaco e polizia municipale eseguiranno sicuramente i loro sopralluoghi e accerteranno natura e provenienza dei reperti.

La strada di cantiere non
è ancora stata eliminata
Ricordiamo che il tracciato della “strada di cantiere”, dove il tubo scarica il suo contenuto, dovrebbe essere stata ripristinata da tempo, al termine del cantiere. Lo aveva scritto un anno fa, nel novembre 2017, la Commissione locale per il Paesaggio del Comune: “trattandosi di strada di cantiere tutte le operazioni previste siano da considerarsi assolutamente temporanee con obbligo di rimessa in pristino al termine del cantiere stesso”. Soprattutto perché quel pendio è fragile ed è a rischio smottamento. Tutto scritto nel piano regolatore del Comune, che colloca il pendio nella “classe IIIa2: “Aree collinari dissestate interessate da fenomeni franosi o potenzialmente soggette a dissesto, aree soggette a forti erosioni concentrate, settori di versante caratterizzati da elevata acclività, aree immediatamente limitrofe a orli e scarpate fluviali”.
E infatti la Commissione paesaggistica era ben consapevole del rischio, tanto da imporre alla proprietà questo obbligo: la rimessa in pristino dell’area “dovrà essere realizzata lasciando in opera le sistemazioni di ingegneria naturalistica, fondamentali per la stabilità del versante, e con la messa a dimora sul sedime viario di alberi e arbusti autoctoni adatti al contesto paesaggistico nel quale sono inseriti”.
Ma la strada di cantiere è ancora lì. Per costruirla sono stati abbattuti alberi che contribuivano alla stabilità della riva, sono stati effettuati scavi nel terreno franoso, ghiaia pesante è stata appoggiata sulla riva a rischio.
Ora arrivano le piogge autunnali. Mancava proprio solo questa: la comparsa di un tubo che scarica liquido nel franoso pendio. Ma il Comune dov’è? Il sindaco Francesco Cavallero che fa? L’ufficio tecnico cosa pensa di fare?

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Blogger: Piero Meaglia

Piero Meaglia
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