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Il sindaco di Casalborgone, Francesco Cavallero

CASALBORGONE. Quasi 300 firme per Maria. Ma Cavallero le ignora

Maria Vittore, ex dipendente comunale dell’ufficio anagrafe di Casalborgone, è su tutte le furie. Dopo una vita di onesto lavoro negli uffici comunali, a cinque anni dal suo pensionamento, a sorpresa riceve  dalla Corte dei Conti una sentenza, relativa agli incassi del servizio mensa scolastica per il periodo 2009-2010, che la condanna a risarcire 25 mila euro, ammanchi che hanno continuato a verificarsi anche negli anni successivi, quando la signora Vittore era ormai in pensione.

Soldi che una volta incassati allo sportello venivano regolarmente affidati alla  responsabile dei servizi amministrativi Daniela Cecchetto, che avrebbe dovuto trasferirli al conto corrente del Comune per poi pagare la concessionaria dei servizi mensa. Di questi ammanchi, dopo quasi due anni dal licenziamento della Cecchetto, ne avevano già parlato in un incontro pubblico il sindaco Francesco Cavallero, l’assessore a bilancio Fabrizio Conrado e l’avvocato del Comune che, a parole, attribuirono la responsabilità a Daniela Cecchetto, già condannata con sentenza di primo grado per peculato.

In Comune sanno tutti che Maria Vittore è vittima innocente, chiamata a rispondere di colpe non sue, ma nessuno muove un dito per aiutarla. Nessuno degli amministratori ha speso una sola parola per fare trionfare la verità. Al contrario, lo stesso sindaco Cavallero ha consigliato alla Vittore di pagare quanto richiesto.

Ora la casalborgonese ha presentato ricorso alle Corti dei Conti Riunite a Roma.

Nella preparazione degli atti per il ricorso, l’avvocato della Vittore ha scoperto che non esistono, nè presso la Corte dei Conti nè presso la Procura della Repubblica,  procedimenti penali per gli anni 2009 e 2010 a carico della Cecchetto. Questo significa che, una volta scoperto l’ammanco, quest’amministrazione comunale non si è nemmeno preoccupata di sporgere denuncia alle autorità competenti, lasciando così alla Corte dei Conti l’interpretazione legata agli aspetti puramente formali. Nemmeno le 297 firme che i casalborgonesi hanno apposto, alla richiesta al sindaco Cavallero e a tutti i consiglieri comunali, di prendere ufficialmente posizione a sostegno dell’ex impiegata, sono serviti a smuovere consiglieri e sindaco.

Il 26 maggio si è tenuta una runione di Consiglio comunale, ma all’ordine del giorno non c’era nulla sull’argomento. Che l’ordine di scuderia di Conrado sia “fare cassa” ormai lo sanno tutti, di conseguenza non c’è da aspettarsi nulla dalla maggioranza, visto che i soldi di Maria Vittore fanno comodo.

Che i due consiglieri di minoranza non abbiano presentato nemmeno  una mozione in Consiglio comunale ha veramente dell’indecente. Anche per questo la Vittore è furibonda: ritiene che il Comune non abbia fornito le giuste spiegazioni alla Corte dei Conti, e soprattutto, cosa ancor più grave, non sia stato aperto alcun procedimento penale a carico della Cecchetto per quel periodo. Ora la Vittore è decisa ad andare fino in fondo e attende l’esito del ricorso presentato. Ma dichiara che, subito dopo provvederà a citare per danni l’amministrazione comunale, che secondo lei è colpevole per l’inerzia nell’informare della reale situazione la Corte dei Conti, e soprattutto per non averla informata prima della sentenza, costringendola così ad attivarsi con il ricorso.

Per questo, Vittore dice “dovranno pagarmi tutti i danni materiali, spese ed altro, ma anche i danni morali e biologici che tutta questa situazione mi sta procurando”.

Ora staremo a vedere cosa accadrà, quello che al momento è evidente è l’arroganza del sindaco e di tutti i consiglieri comunali, che sbeffeggiano, ignorandoli, i 297 firmatari della petizione.

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Blogger: Fabio Mina

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