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Fabrizio Conrado

CASALBORGONE. Ma davvero il Castello porterà più benefici di Amazon?

Riceviamo e pubblichiamo.

Il 31 ottobre, la notte di Halloween, ho assistito per la prima volta al consiglio comunale di Casalborgone. A seguire c’era infatti una riunione con i residenti in Capoluogo, come sempre con ordine del giorno imprecisato, ma che di fatto aveva come oggetto un primo, ancorché tardivo, confronto sulla variante al piano regolatore che dovrà consentire al castello di diventare “hotel di charme” e, nelle speranze degli attuali amministratori, fare da potente volano all’economia casalborgonese che rinascerà “più bella e più forte che pria”. Ma siccome questo è un dogma, una verità evidente, non è stato richiesto a noi poveri residenti alcun parere in merito: abbiamo potuto tutt’al più esprimere qualche preoccupazione sulla nuova situazione riguardante i parcheggi e la viabilità che sarà probabilmente una delle conseguenze più evidenti per gli abitanti del “Leu” di tale prepotente miracolo economico in arrivo. La soluzione per permettere ai residenti di non essere di fatto privati dei loro spazi dai clienti del castello sarà probabilmente una ZTL, zona a traffico limitato. Come in centro a Torino, ma di più: non solo qualche ora la mattina, 24 ore su 24. Forse tutto questo genererà costi di qualche entità e varie complicazioni, trattamenti diseguali fra residenti e qualche multa in più, ma il moto d’orgoglio per aver superato la capitale sabauda si percepiva chiaramente in sala consigliare subito dopo l’annuncio. Ma è presto per dire: vedremo quale sarà la proposta definitiva.

Procediamo con ordine, incominciando dal consiglio, al quale i cittadini possono assistere, com’è giusto che sia, solo come uditori, cioè in silenzio. So di essere un inguaribile ingenuo ma mi ha stupito che questo silenzio venga rigorosamente osservato anche dai consiglieri, che invece dovrebbero essere lì proprio per “consigliare”, ovvero rappresentarci e discutere i temi all’ordine del giorno. In un silenzio religioso Sindaco e vicesindaco espongono rapidamente le questioni con relative soluzioni: i consiglieri, tutti meno Eugenio Baggio, approvano senza discutere. Gli interventi del consigliere Baggio, trattato dal sindaco come se fosse uno scolaretto delle elementari, sono anzi vissuti con un certo evidente fastidio, come un’inutile perdita di tempo. Suvvia, anche solo per far vedere che esistete, che vi abbiamo eletto per dire qualcosa, anche se siete favorevoli fate un’osservazione critica, date un contributo alla discussione, cari consiglieri. A dir il vero, la consigliera Sperti ha provato ad aprire, sia pure timidamente, una discussione sul fatto che tutta la vicenda del Castello sia stata poco e mal comunicata ai cittadini, facendo mettere a verbale una dichiarazione di voto favorevole alla variante al piano regolatore ma con questa puntualizzazione. Credete che qualcuno abbia detto: discutiamone un attimo? Manco per idea, metti agli atti e tiriamo dritto. A conferma di quanto la consigliera abbia ragione…

Tuttavia ancora più impressionante è la condotta, eccezion fatta per Eugenio Baggio, dei consiglieri eletti nella lista che ha perso. Ancora più muti di quelli di maggioranza e altrettanto pronti ad approvare. Ma lo sapete che siete lì a rappresentare chi non condivideva il programma della lista vincitrice? Capisco che non si debba fare un’opposizione preconcetta, ma approvare senza neppure fare un rilievo, esprimere qualche dubbio, suggerire parziali modifiche, è francamente imbarazzante. Salvate almeno le apparenze! Fate una piccola osservazione, coraggio, non vi vergognerete mica di parlare! Norberto Bobbio, un grande studioso della democrazia, sosteneva che una delle condizioni per cui le procedure democratiche sono tali è la presenza di alternative reali che offrano possibilità di scelta agli elettori. Se due o più schieramenti sono di fatto uguali nelle proposte, e il giorno dopo le lezioni si fondono fra di loro o comunque agiscono di concerto, allora la democrazia è soltanto una vuota apparenza.

In compenso, Sindaco e vicesindaco parlano in abbondanza. Vale la pena raccontare un gustoso siparietto a proposito dell’occupazione che l’hotel del castello porterà a Casalborgone. Il sindaco chiede al suo vice di condividere una sua riflessione sul confronto fra i benefici che porterà il castello e quelli che Amazon porterà a Torrazza. L’intervento è stato ampio e complesso, ma sembrava di capire che secondo il vicesindaco i mille e forse più posti di lavoro – per carità, posti di lavoro non qualificati! – che Amazon porterà a Torrazza non valgono le prospettive che aprirà ai casalborgonesi l’hotel del castello con le sue dodici camere e il suo ristorante da circa cinquanta coperti o poco più. Bisognerebbe chiedere a casalborgonesi e torrazzesi se sarebbero disposti allo scambio. Ipotizzo torrazzesi contrari e casalborgonesi favorevoli. Ma posso sbagliare. In ogni caso, ecco che cosa un’opposizione anche costruttiva e non pregiudiziale avrebbe potuto chiedere al sindaco e al vicesindaco. Quanti posti di lavoro, con quali qualifiche, sono previsti come frutti diretti e indiretti dell’hotel di charme? Ci sono numeri chiari, è stato presentato dall’immobiliare un business plan attendibile? Questo genere di domande potrebbe e dovrebbe fare un’opposizione degna di questo nome. Questa sarebbe stata forse la dinamica ai tempi di Gianna Pentenero, espressione di un moderato riformismo che si contrapponeva alla visione più conservatrice proposta dalla lista che all’epoca ruotava intorno alla figura di Chicchi Ardizzone. All’epoca era effettivamente possibile scegliere, e oggi?

Ermanno Vitale

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