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CASALBORGONE. Chi ha le chiavi del Municipio?

In gennaio il consigliere di minoranza Eugenio Baggio ha inviato al sindaco Francesco Cavallero un’interrogazione nella quale chiedeva di ottenere per iscritto: 1. l’elenco di chi risulta in possesso delle chiavi degli uffici comunali; 2. l’elenco di chi risulta autorizzato a entrare liberamente negli uffici comunali, in quali aree e con quali modalità.

Nei due mesi successivi il sindaco non ha mandato a Baggio la risposta scritta. Gli ha risposto a voce nel consiglio comunale di fine marzo cavandosela con una frase del tipo: le chiavi le hanno persone che godono della mia fiducia. Niente elenco dei nomi e niente delle altre informazioni chieste dal consigliere. Quando sarà pubblicato il verbale del consiglio

leggeremo le parole esatte del sindaco.

Dunque, per ora, solo una risposta evasiva a una domanda ragionevole. Ci pare che i cittadini abbiano diritto di sapere chi, pur non essendo un dipendente pubblico, può accedere agli uffici: nei quali si trovano le pratiche, le domande, le lettere presentate dei cittadini, e altra documentazione anche delicata che li riguarda, ed è giusto che tutto ciò venga accuratamente mantenuto riservato.

Parliamo di persone che non sono dipendenti pubblici anche perché a Casalborgone ci sono dei “volontari” che collaborano col Comune. Nell’apposito regolamento, che non troviamo nel sito dell’ente, sono elencate le attività che i volontari possono svolgere. Tra queste vi è la “collaborazione con gli uffici comunali sulle attività amministrative”: è giusto che i cittadini che si recano in Comune sappiano chi sono e cosa fanno le persone che vedono al di là dei vetri degli sportelli, e che non sono dipendenti comunali. 

Il regolamento indica altre attività dei volontari anche esse delicate. Ad esempio: “autista di scuolabus in caso di assenza del dipendente incaricato o in caso di emergenza”. E’ ragionevole che i genitori sappiano a chi sono affidati i loro figli. Un discorso simile vale per l’”assistenza agli anziani, portatori di handicap e altre categorie emarginate in ausilio al personale dei servizi socio-sanitari”.

Baggio aveva già posto la questione nel consiglio comunale del 25 luglio 2017, nel quale, per iniziativa dell’amministrazione guidata da Cavallero, era stato approvato – con il suo solo voto contrario – il citato regolamento dei volontari: “il consigliere Baggio chiede che i volontari che effettueranno attività a loro affidate presso gli uffici comunali, siano accompagnati dai Responsabili o in alternativa dai dipendenti comunali per evitare eventuali furti o manomissioni di pratiche amministrative. Richiede altresì che gli interventi all’interno delle aree boschive vengano effettuati previa autorizzazione da parte dei proprietari”. Richieste che non sono state accolte e delle quali non c’è traccia nel regolamento.

Abbiamo cercato nomi e attività dei volontari sul sito del Comune. Ma non li abbiamo trovati. Il regolamento stabilisce: “Presso l’Ufficio Segreteria è istituito l’Albo dei Volontari a cui sono iscritti tutti i cittadini che abbiano presentato la richiesta e siano stati considerati idonei”.

L’albo è in segreteria, ma nel sito no. E anche se ci fosse, non basterebbe.

Nell’interrogazione Baggio non chiedeva genericamente l’elenco dei cittadini disponibili a fare i volontari e giudicati idonei dal Comune: chiedeva con precisione chi dispone delle chiavi di accesso agli uffici comunali,

volontario o non volontario. La risposta non è ancora arrivata.

Aggiungiamo che la delibera di consiglio che nel luglio scorso ha approvato il regolamento fa riferimento alla legge quadro sul volontariato dell’11 agosto 1991 n. 266. Però quella legge era appena stata superata: il 3 luglio era stato infatti emanato il D.Lgs. n. 117/17, la cosiddetta riforma del Terzo Settore. E’ vero che il decreto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 2 agosto, qualche giorno dopo il consiglio comunale: qui vogliamo solo dire che oggi la legge di riferimento è un’altra.  Inoltre, entrambe le leggi hanno dato vita a una serie di sentenze delle Corte dei Conti alle quali era stato posto il seguente quesito: i volontari possono prestare servizio nei Comuni a titolo individuale oppure solo in forma associata, cioè come membri di una associazione? Le sentenze in materia avevano privilegiato la seconda interpretazione: sono esclusi i volontari “individuali”, i Comuni devono attingere il lavoro volontario solo da associazioni, approvare delle convenzioni con tali associazione e pagare l’assicurazione alle associazioni e non ai singoli. Così ad esempio si era

pronunciata nell’ottobre scorso la Corte dei Conti lombarda. I giudici contabili adducono una pluralità di ragioni: tra cui evitare forme di sfruttamento mascherato o pretese divenire assunti come dipendenti dopo un periodo di volontariato.  In contrasto con tali pronunce il mese successivo però la Sezione Autonomie della Corte dei Conti ha giudicato legittimo l’impiego di volontari individuali. Non sappiamo se la questione sia definitivamente chiusa oppure se vi saranno nuove sentenze o pareri o normazioni nazionali.

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