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Francesco Cavallero Sindaco di Casalborgone

CASALBORGONE. La strana delibera di Cavallero

Il 19 marzo la società Immobiliare Castello di Casalborgone ha chiesto al Comune di avviare il procedimento di variante urbanistica della zona comprendente il Castello, attualmente area a servizi: lo scopo è quello di cambiare la destinazione d’uso dell’immobile da residenza privata a struttura turistico-ricettiva. Già il giorno dopo l’amministrazione del sindaco Francesco Cavallero firma una delibera di giunta con la quale da un lato giudica favorevolmente la richiesta dall’Immobiliare, e dall’altro esige però che i costi della complessa pratica urbanistica siano sostenuti dall’Immobiliare stessa. Benché sia del 20 marzo, la delibera è stata pubblicata nell’albo pretorio solo lunedì 7 maggio.

La delibera prescrive le tappe dell’operazione: 1) Adozione di una deliberazione di indirizzo da parte del consiglio comunale. 2) Quantificazione, da parte dell’ufficio tecnico, del costo della variante. 3) Comunicazione alla società Immobiliare dell’importo a suo carico, dei tempi e modalità del versamento, o dei tempi e modalità di deposito di una cauzione fideiussoria.  4) Accettazione da parte dell’Immobiliare e versamento dell’importo o deposito della cauzione fideiussoria. 5) Adozione dell’apposita variazione di bilancio. 6) Affidamento dell’incarico [a un professionista, ndr] della realizzazione della variante di piano regolatore. 7) “Entro 30 giorni dall’approvazione della Variante al Piano Regolatore il proponente provvederà a versare il corrispettivo (qualora non già versato) o in caso di inottemperanza l’Amministrazione provvederà all’escussione della cauzione fideiussoria”. Abbiamo riportato integralmente e tra virgolette quest’ultimo punto perché ci sembra in contrasto con il punto 4. Ci spieghiamo. In base al punto 4 l’Immobiliare deve versare l’importo, o depositare la cauzione, prima  che il Comune incarichi un professionista di elaborare la variante. In questo modo il Comune si garantisce di non spendere soldi per nulla: la proposta di variante potrebbe infatti venire bocciata dagli enti che la esamineranno, cioè Città Metropolitana, Regione, Soprintendenza, ecc. Ma, al contrario, il punto 7 statuisce che l’Immobiliare rimborserà al Comune i costi della variante dopo l’approvazione, e quindi solo se essa verrà approvata. E se non viene approvata? La parcella del professionista – potrebbe trattarsi di qualche decine di migliaia di euro – sarà tutta a carico del Comune? In contraddizione con la premessa che “l’onere economico debba essere sostenuto dal proponente”?

Nella delibera ci sono altri punti poco chiari. Nella premessa leggiamo che la giunta intende assicurarsi che il recupero dell’immobile  avvenga “in conformità agli impegni fin qui espressi”. Ma espressi dove e quando? In quale documento, in quale comunicazione scritta e protocollata in Comune? Ammesso poi che questi impegni siano scritti da qualche parte, in che modo e con quali mezzi la giunta si propone di imporne il rispetto? La delibera non lo dice.  Inoltre, come  abbiamo visto, la prima tappa dell’iter è l”adozione di apposita deliberazione di indirizzo del Consiglio Comunale che stabilisca le principali condizioni e demandi a successivo provvedimento… “. Ma “condizioni” di che cosa? Anche qui non è chiaro di cosa parli la giunta. Comunque sia – come annuncia il sindaco nel sito del Comune – il 3 maggio il consiglio comunale ha approvato una convenzione tra Comune e Immobiliare del Castello. Forse lì si trovano queste “condizioni”. Ma non lo sappiamo, perché, mentre scriviamo (lunedì mattina 14 maggio) la delibera del consiglio con allegata convenzione non è ancora pubblicata nell’albo pretorio. Insomma, il sindaco annuncia trionfalmente la convenzione, ma non la fa contestualmente pubblicare, così ne sappiamo quanto prima.

La strana tempistica

dell’operazione

A parte gli aspetti poco chiari della delibera, colpisce la curiosa tempistica di tutta l’operazione “Castello”. I lavori edili per il Castello sono cominciati almeno nell’ottobre 2017, quando è iniziata la costruzione della strada di cantiere nel bosco della collina del Leu. Ma solo in marzo, cinque mesi dopo, la società si decide a chiedere al Comune l’avvio della variante urbanistica e il cambiamento di destinazione d’uso dell’immobile. E se la variante non venisse approvata? Se Città Metropolitana, Regione, Soprintendenza, ecc. si opponessero? La società avrebbe buttato un sacco di soldi: quelli per comprare l’immobile, e quelli già spesi per il tetto, per i ponteggi, per le opere interne, per la strada di cantiere, e per le parcelle di ingegneri e architetti.  Un privato che compra una casa per ristrutturarla non posa nemmeno un mattone prima di avere tutti i permessi del Comune e degli altri enti competenti. Lo stesso comportamento ce lo aspetteremmo dagli “investitori internazionali” che hanno comprato il Castello per trasformarlo in albergo, ristorante, luogo di convegni e conferenze: non alzano un ponteggio, non cambiano una tegola, non spianano un metro quadro di collina, finché non hanno tutte le autorizzazioni, tutte le firme, ma proprio tutte, di tutti i soggetti che la firma devono mettercela. E i soggetti possono essere tanti: Comune, ex Provincia, Regione, Soprintendenza, Vigili del Fuoco, ASL, SMAT…

Eppure sia il Comune sia l’Immobiliare avevano le idee chiare fin dalla primavera e dall’estate scorsa, quando sono cominciati gli incontri tra l’amministrazione e la società, e quando nel giugno 2017 il sindaco Cavallero scriveva nel DUP 2018-2020: “a seguito di mesi di lavoro e di trattative un gruppo di investitori internazionali ha confermato il proprio interesse all’acquisto del Castello con lo scopo di realizzare una struttura ricettiva di alto livello”.

I benefici per il paese

Più volte l’amministrazione ha affermato che la creazione della struttura ricettiva al Castello avrebbe recato consistenti benefici ai casalborgonesi. Il sindaco Cavallero lo ribadisce nel comunicato sul sito del Comune: la proposta formulata dalla società Immobiliare del Castello “risponde agli obiettivi…  di rilancio turistico del  nostro Comune” e potrebbe contribuire allo “sviluppo economico-turistico  del nostro territorio”. Ebbene, la nuova struttura avrà centinaia di stanze e centinaia di posti a tavola? No, avrà “un massimo di 12 camere” e “un ristorante con un numero di posti limitato”. Perché così pochi? Per “garantire un’eccellente qualità dell’offerta turistica”, spiega il sindaco. E’ una spiegazione poco convincente: in Italia e nel mondo ci sono alberghi e strutture di lusso che forniscono un servizio di alta qualità e che contano centinaia di camere e coperti. Perché mai solo un albergo di pochi posti dovrebbe garantire di essere un “albergo di charme”, come lo chiama il sindaco? Pochi posti e servizio di qualità producono alti costi unitari di esercizio, e per conseguenza prezzi salati per i clienti: nella conferenza stampa di gennaio Gary Douglas, uno dei soci dell’Immobiliare, ha parlato di 450 dollari per stanza in bassa stagione e 1.200 in alta stagione. Con tutto il rispetto per il bellissimo paese di Casalborgone e per il suo castello, con questi soldi un turista ricco se ne va a Venezia o Montecarlo o in un paradiso esotico per pochi…

L’”albergo di charme” del Leu porterà lavoro a Casalborgone? Il 25 aprile nel sito “Subito” è comparsa un’offerta di lavoro: l’Immobiliare Castello di Casalborgone srl cerca un “hotel manager”. E’ richiesto solo il diploma di maturità. Un annuncio come questo non dovrebbe essere affisso nel centro del paese, cosicché tutti i casalborgonesi lo sappiano?

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