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CASALBORGONE. La parabola del Castello, da sogno milionario a flop?

Cambiano davvero molto velocemente le cose al Castello di Casalborgone, almeno a leggere la Nuova Periferia, che sicuramente ha informazioni di prima mano dall’Amministrazione e dall’Immobiliare cui chi scrive non ha accesso. Era solo il 28 agosto 2019, quindi meno di un mese fa, quando un articolo intitolato “Leu, caso parcheggi: allo studio nuovi spazi per i residenti” e siglato “bom”, annunciava festante che il traffico in Capoluogo, dovuto alla florida attività turistico-ricettiva del Castello, necessitava di un rapido intervento sui parcheggi, per consentire di gestire una situazione più complessa di quella di Chivasso nei giorni di mercato: “già aperto al pubblico come struttura alberghiera – si legge – il Castello di Casalborgone ospita abitualmente numerosi eventi privati”, eventi “cui partecipano abitualmente decine di persone”. Tutto ciò renderebbe difficile il parcheggio ai residenti, che inoltre “devono fare i conti con i clienti dei bed&breakfast”! Insomma, veniva ventilato come alle porte un boom turistico senza precedenti, un successo di proporzioni galattiche.

Tutto pareva andare alla grande, dunque, anche se chi abita in Capoluogo non vedeva affatto tutto questo traffico, né al Castello né nei bed&breakfast. Del millantato turismo internazionale neppure l’ombra. Qualche macchina in più sì, ma non Ferrari o Rolls Royce, bensì le modeste utilitarie dei dipendenti del Castello che presto sarebbero stati, tutti o quasi tutti, licenziati. Un paio di eventi legati a Access Consciousness, l’organizzazione (se non vogliamo dire setta) secondo la quale noi tutti abbiamo 32 punti sulla testa che opportunamente massaggiati (a pagamento) dai “facilitatori” ci permettono di liberarci o comunque superare i problemi della vita, e poi il pranzo dell’Abbadia, ecco tutta l’attività che chi vive qui ha potuto vedere durante l’estate. Inutile dire che questa teoria dei “bars”, delle barre nella testa, non è affatto riconosciuta dalla medicina ufficiale, quella che si insegna nelle università, tanto per essere chiari. Ma il Sindaco, pur essendo un medico veterinario in grado di capire benissimo di cosa si trattasse, ha sempre risposto che la cosa non lo riguardava: a suo dire, si trattava di investitori internazionali di tutto rispetto, che avrebbero fatto risorgere il castello. A sua volta, la “resurrezione” del Castello avrebbe costituito il grande volano dell’economia casalborgonese, e tutti sarebbero stati felici e contenti. Convinta che il Castello avrebbe portato lavoro, soldi e sviluppo, l’Amministrazione si mise a disposizione. Tutto quanto era possibile fare in fretta, fu fatto in fretta. Ogni autorizzazione prontamente concessa, a volte nel giro di sole ventiquattr’ore. C’è un video datato 18 settembre 2017 in cui, all’inizio dell’avventura, si possono vedere il Sindaco e la consigliera Pucci ascoltare, estasiati e sorridenti, le promesse degli investitori internazionali uscire dalla bocca di David Kubes, presenti anche Moira Bramley e Igor Andreotti (in qualità di traduttore per i nostri amministratori). Furono firmate dal Comune e dall’Immobiliare due convenzioni per specificare i dettagli dell’operazione, cioè che cosa ciascuna parte si impegnava a fare, a partire dalla variante al piano regolatore che consentiva di cambiare la destinazione d’uso del castello perché potesse diventare un “albergo di charme”. Anche questa variante venne concessa quanto più rapidamente possibile. Insomma, tutto faceva pensare che Amministrazione e Immobiliare procedessero d’amore e d’accordo.

Invece no. E’ di mercoledì 18 settembre l’articolo, intitolato “Adesso abbiamo ridotto i lavoratori per evitare la chiusura della struttura” e firmato da Raffaele Guzzon, in cui si afferma, pur con la mestizia  di chi queste cose mai avrebbe voluto scrivere, che tutta la vicenda è piuttosto vicina a concludersi con un clamoroso fallimento: “Durante l’estate – afferma Kubes intervistato da Guzzon – ci siamo impegnati molto per fare più affari possibili, ma sfortunatamente abbiamo avuto una brutta stagione estiva”. Altro che “brutta stagione estiva”, quest’estate il castello ha goduto della pace di un cimitero, cari casalborgonesi. Questo non stupisce poi troppo chi, assolutamente inascoltato dagli amministratori, da due anni e mezzo andava dicendo, evidentemente con qualche ragione, che tutta l’operazione appariva poco credibile, poco realistica. Ovviamente non è detta l’ultima parola, ma la situazione finanziaria è riconosciuta dallo stesso Kubes come assai complicata: non sarà facile “proteggere l’investimento”, e per provare a salvare il business la prima cosa da fare è stata licenziare in tronco. Alla faccia del grande volano di sviluppo immaginato dall’Amministrazione!

Nell’articolo di Guzzon il Sindaco dichiara che tutto questo era assolutamente imprevedibile – come no, un vero fulmine a ciel sereno, qualcosa di paragonabile alla caduta del famoso meteorite – ma che sta monitorando “con attenzione” la situazione. Tipica espressione del politichese per dire che non si sa che pesci pigliare… Apprendiamo anche che tra l’amministrazione e i proprietari del castello l’idillio pare terminato, ed è probabile sia iniziata un’altra tipica operazione che nella lingua comune si definisce lo “scaricabarile”, vero o apparente che sia. Le cose stanno andando male perché ci sarebbero contrasti sul modo di realizzare i parcheggi, afferma con un certo coraggio Kubes.

Ma, per favore, non prendeteci più in giro. Se i turisti ricconi che soggiornano in Capoluogo sono solo nell’immaginazione di questi “investitori internazionali” (wow!) e dei nostri amministratori, non dipende certo dai parcheggi. Quelli esistenti, per esempio alla Rimembranza, sono rimasti desolantemente vuoti tutta l’estate, salvo in rarissime occasioni.

A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, diceva Giulio Andreotti, che tanto fesso certo non era. E allora, forte di questo autorevole suggerimento, avanzo timidamente una domanda. Non sarà per caso iniziata, da ambo le parti ma soprattutto dalla parte di un’amministrazione che sta facendo una pessima figura e rischia di essere ridicolizzata da questo disastro, l’operazione “sganciamento”, consistente appunto nel prendere le distanze da un progetto magari destinato a una fine tragicomica? La vittoria ha di solito tanti padri: la sconfitta, evidentemente, è sempre meglio che sia orfana.

Ermanno Vitale

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