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Il sindaco di Casalborgone, Francesco Cavallero

CASALBORGONE. Ermanno Vitale replica al sindaco Cavallero

La risposta del Sindaco Cavallero a Piero Meaglia, pubblicata da La Voce del 25 giugno, brilla innanzitutto per non essere una vera risposta. Nessuna delle questioni poste da Meaglia viene presa in considerazione, ad iniziare dalla prima e in questo caso più importante: sa il Sindaco che il titolo non lo fa chi scrive l’articolo bensì la redazione, e dunque che Meaglia ha riportato correttamente la notizia e non è responsabile di quel titolo sbagliato secondo cui il Comune doveva a Unicredit quanto in realtà Unicredit deve al Comune? Se non lo sa, si scusi il Sindaco per la sua ignoranza in merito, così come la Voce si è scusata per l’errore nel titolo. Se invece lo sapeva, allora si scusi per aver tentato di approfittare di un errore al fine di mettere in dubbio l’onestà intellettuale di una persona seria, che non scrive per sentito dire ma prova a documentarsi sulle carte, nonostante il Comune gli neghi spesso e volentieri l’accesso agli atti mediante un’interpretazione restrittiva e superata della legislazione in materia. Questa è la vostra trasparenza. Da bambino i vecchi mi dicevano sempre: male non fare, paura non avere.
Ma la parola “scusa” sembra non appartenere al vocabolario di questa amministrazione. A più riprese sono stati segnalati lavori di qualità scadente, come quello della scalassa. Non una parola, se non di scuse per non aver utilizzato al meglio i denari dei contribuenti, almeno di spiegazione, di ammissione che qualcosa non ha funzionato bene. Eppure costava così poco… errare è umano. Invece pare si sentano perfetti, infallibili, e ogni occasione viene colta non per dialogare con chi fa obiezioni ma per celebrare se stessi, mettendo mano alla grancassa e ai tromboni della retorica. Tutto è rapido ed efficiente. Vengono in mente i cinegiornali Luce…
Sfido il lettore a trovare nella lettera del Sindaco un minimo di autocritica, un piccolo dubbio sull’operato di questa amministrazione. Forse ogni tanto qualche dubbio lo avrà pure, ma presumibilmente ritiene che comunicarlo sia un segno di debolezza, che occorra mostrare la compattezza e la fiducia in se stessi della squadra ad ogni costo. In ogni caso, non avere dubbi è una caratteristica del fanatismo.
Un ultimo punto su cui vale la pena soffermarsi. La lettera dice che Meaglia è amico di Giardino. Falso! , si potrebbe dire usando il linguaggio sensazionalistico del volantino da cui è iniziata questa discussione. In realtà, quando Giardino fu sindaco, Meaglia non gli risparmiò durissime critiche, scrivendo pezzi per nulla amichevoli o compiacenti. Credo ci sia un buon numero di suoi articoli che possono documentare quanto sto sostenendo. Essere il cane da guardia del potere è il ruolo che la stampa non dovrebbe mai dimenticare di rivestire, almeno nei paesi liberi e democratici. Certo è sempre più comodo tessere le lodi di chi in quel momento governa. Sotto le dittature bisogna essere eroici per non farlo, nelle democrazie è fortunatamente sufficiente non essere servili.

Ermanno Vitale

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