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CASALBORGONE. Chiamparino a Casalborgone. E Cirio?

Domenica Sergio Chiamparino era annunciato alla Sagra del Pisello di Casalborgone. O meglio, si era autoannunciato: nel suo calendario elettorale, che trovate in rete, la settimana scorsa si leggeva che Chiamparino, candidato del Partito Democratico e delle sue sottomarche alla presidenza della Regione, sarebbe giunto domenica alle 12,30 alla locale “Sagra del pisello”. Domenica pioveva e alla sagra c’era poca gente: non sappiamo se il Chiampa è riuscito a fare un saltino veloce in Piazzale Gaiato.

La faccenda è divertente. Chiamparino ha il diritto di andare a tutte le sagre che vuole. Però a Casalborgone è stato, o sarebbe stato, per così dire ospite della Pro Loco, che organizza la sagra. Insomma, la Pro Loco che fa campagna elettorale per Chiamparino? E perché no? La Pro Loco è finanziata dal Comune retto da un’amministrazione più o meno PD, nonché erede dell’importante esponente del PD Gianna Pentenero, ora nel listino di Chiamparino. Aggiungiamo che l’anno scorso il sindaco Francesco Cavallero ha erogato alla Pro Loco 3.500 euro di contributo per la Sagra del Pisello  e di 2.500 per la Festa della Madonnina.

Certo è normale che un Comune, di qualsiasi colore politico, sovvenzioni la Pro Loco. Però a Casalborgone la vicepresidente della Pro Loco, la signora Romina Da Lozzo, è anche assessore nella giunta Cavallero. Che eroga i contributi alla Pro Loco. Come assessore del Comune la signora Da Lozzo paga la Pro Loco, e come vice della Pro Loco incassa dal Comune. Tutto legittimo: ma anche opportuno? Senza contare che, se date uno sguardo alla sezione “pagamenti” nel sito del Comune, leggerete una bella lista di acquisti presso la ferramenta del paese, dove ci trovate addirittura la presidente della Pro Loco. Legittimo, ovviamente. Ma è opportuno in tale situazione occupare anche la sedia di presidente della Pro Loco?

Per fortuna, finora, Casalborgone non ha ancora ricevuto la visita elettorale di Alberto Cirio, uno dei contendenti di Chiamparino. Da queste parti Cirio ebbe un quarto d’ora di celebrità nel 2013. Era assessore al turismo nella amministrazione regionale di Roberto Cota, in carica dal 2010. Fin dall’inizio del suo mandato la giunta Cota aveva lanciato l’assalto alle ferrovie locali al grido di “tagliamo i rami secchi”. Infatti la Chivasso – Asti chiuse definitivamente nel 2012. Allora molti, con fervida fantasia, si inventavano “usi alternativi” dei binari dismessi. Anche Cirio ebbe una brillantissima idea: stendere un manto di gomma sui binari delle ferrovie chiuse. Per trasformarle in piste ciclabili. Proprio così: “Useremmo, infatti, una pannellatura in gomma adagiata a incastro sulle rotaie, con un diametro di circa tre metri comodo per rendere la pista percorribile in entrambi i sensi di marcia”.

Pensate un po’ i poveri ciclisti che in agosto pedalano su un fondo di gomma. E immaginate che meraviglioso paesaggio: una striscia di plastica di decine di chilometri fra le verdi colline da Chivasso ad Asti. Eppure Cirio vantava i pregi della sua proposta: “Una modalità innovativa che ha tre grandi punti di forza: è economica, non impatta sull’ambiente perché non aggiunge cemento… [che orrore il cemento, la gomma invece…] e, infine, è reversibile, nel caso in cui si decidesse di riattivare il tratto ferroviario”. Chi avrebbe pagato? La Regione, cioè noi: “la Regione potrebbe sostenere economicamente il progetto attraverso i fondi Fas per il sistema turistico”. Un impulso al turismo, ma anche al comparto industriale: “il progetto coinvolgerebbe il sistema produttivo, dal momento che esistono aziende piemontesi leader a livello internazionale nel settore della gomma e della plastica”.   Alla fine del comunicato, Cirio sintetizzava i suoi intendimenti: “L’obiettivo è quello di restituire alla natura aree del nostro territorio che, altrimenti, rischiano di essere destinate al degrado, trasformandole in una risorsa in più per il nostro sistema turistico e sportivo”.  L’ecologia all’incontrario: non dalla gomma al ferro, ma dalla ferrovia alla gomma.

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