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CASALBORGONE. Battù: “Caro Cavallero, io ti rispondo qui!”

Riceviamo e pubblichiamo.

Ho partecipato tra il pubblico all’ultimo Consiglio Comunale di Casalborgone, convocato anche per deliberare l’approvazione definitiva della Variante Parziale n.3. La variante che prevede il cambiamento di destinazione d’uso del Castello e non solo.

Il pubblico può partecipare esclusivamente come uditore al dibattito del Consiglio, ma poiché sono stata citata, in modo non certo elegante,  in una situazione in cui  non potevo replicare, lo faccio qui.

Il primo punto riguarda l’intervento del Sindaco che ha dichiarato che il gruppo di minoranza si serve dei documenti che passa la “signora Annalisa Battù” (frase che spero sia stata messa a verbale dal Segretario Comunale). Vorrei dire al Signor Sindaco che la collaborazione tra Consiglieri e Cittadini, non solo è legittima, ma a parer mio è meritoria. Tra l’altro penso, nel caso della Variante Urbanistica, di avere qualche competenza: sono laureata in architettura e ho lavorato anche al Servizio di Valutazione di Impatto ambientale dell’allora Provincia di Torino.

Il secondo punto riguarda l’intervento del Consigliere Veneruso che, all’interno della propria dichiarazione di voto, ha sottolineato i tempi lunghi a cui è stata sottoposta la realizzazione di questa struttura turistico ricettiva, anche a causa degli “ostacoli” creati da qualche “cittadino” e da giornalisti. Vorrei, innanzitutto, ricordare al Consigliere che “i cittadini” in quanto tali hanno il diritto e qualche volta anche il dovere di interessarsi della “cosa pubblica” e che i giornalisti veri sono quelli che fanno inchieste e domande scomode ai politici e agli amministratori, non quelli che si limitano a riportare ciò che fa piacere a questi ultimi.

Non c’è dubbio che, come ha detto il Consigliere, l’albergo non è un’industria ad alto rischio, ma neppure diversi alberghi costruiti in zone a rischio geologico e ambientale e poi abbattuti lo erano. Il castello di Casalborgone, che non è certo un “ecomostro” ed è presente da qualche centinaio di anni e anche più per le sue fondamenta di epoca romana, poggia però su una collina che qua e là presenta zone a elevato rischio di dissesto. Per la fragilità del luogo già a novembre del 2017, a vari Enti compreso il comune di Casalborgone, ho segnalato la presenza di frana attiva.

Proprio sull’area in cui è cartografata la frana è stata costruita parte della strada di cantiere. Ricordo che la commissione paesaggistica ha prescritto il carattere “temporaneo” della strada e l’obbligo di “rimessa in pristino” con “opere di ingegneria naturalistica per la stabilità del versante e la messa in dimora sul sedime viario di alberi ed arbusti autoctoni”. Le prescrizioni risalgono al 30/11/2017, nel frattempo un documento allo sportello unico dell’edilizia cita “lievi modifiche del tracciato e costruzione di area per deposito materiali da cantiere” mentre del ripristino, come indicato dalla Commissione paesaggistica, a oggi non vi è traccia.

Quanto a perdite di tempo, non è poi colpa di cittadini o giornalisti se nessuno si era accorto prima che il castello in procinto di diventare albergo di charme non era allacciato alle fognature. Pensate alle conseguenze se cittadini e giornalisti avessero taciuto. L’albergo sarebbe stato avviato senza fognature. Tutto si sarebbe fermato con prenotazioni già fatte ecc. . Così sì che si sarebbe perso molto tempo. E anche, definitivamente, la faccia. Dovreste ringraziare chi ha fatto queste segnalazioni e interrogarvi sulle vostre capacità. Comunque, dopo la scoperta di versamenti a cielo aperto di liquidi non ben identificati su un versante della collina del Leu a novembre 2018 iniziano i lavori per il collegamento degli scarichi del Castello alla rete fognaria con un’autorizzazione all’occupazione di suolo pubblico, valevole due giorni, per la posa della tubazione dalla torre campanaria lungo via Regina Elena e via Valfrè. Per gli scavi nella roccia di tufo per forse 50-60 metri sono sufficienti due giorni? E infatti i lavori sono continuati senza autorizzazione e senza ordinanza che tutelasse pedoni e automobilisti. Di qui, mea culpa, la richiesta di intervento della polizia municipale. Non si trattava di tagliare l’erba, ma di uno scavo profondo e in mezzo alle case. Comunque autorizzazioni e ordinanze sono arrivate e i lavori hanno potuto proseguire. Fino a quando i tubi dell’acquedotto non sono stati tranciati e il paese è restato senz’acqua alcune ore. Ha dovuto intervenire d’urgenza Smat. Mi chiedo sulle tasche di chi ricadranno tutti questi imprevisti lavori per il ripristino dell’acquedotto. Intanto ad oggi al fondo di via Valfrè, quasi sull’angolo di corso Vittorio non è ancora stato ripristinato l’acciotolato e il sedime stradale non risulta certo agevole. L’acciotolato in via Regina Elena e all’incrocio con via Valfrè è invece stato “rapidamente” posato. Mi spiego meglio: quasi cinque mesi dopo la sua rimozione sono venuti a ricomporre il sedime, ma i sassi sono stati messi così “rapidamente” che già sono saltati, rendendo nuovamente la strada pericolosa. L’acciotolato, rimaneggiato nei primi anni 2000, era arrivato abbastanza integro fino a novembre 2018, data degli scavi. Questa volta è durato un giorno! Le opere pubbliche vengono realizzate con le tasse dei cittadini: mi pare appena dignitoso che si pretenda che tali opere vengano ripristinate qualitativamente simili all’originale e soprattutto in tempi accettabili.

Infine ho sentito parlare dell’area di frana durante il Consiglio Comunale di venerdì scorso. Che capiterà adesso in quell’area, che a differenza della nuova area SV2* destina a verde, risulterebbe ancora essere destinata “a verde e a servizi di interesse generale”, la stessa definizione dell’area SV1 che d’ora in avanti sarà destinata in parte ai parcheggi? Quando verrà ripristinata l’area boscata così come identificata dalla cartografia Regionale e prevista dalle indicazioni della commissione Paesaggistica Locale ?

Per concludere, non è stato posto nessun “ostacolo” e certamente nessuno ha voluto “dare fastidio”. A meno che dare fastidio non voglia dire esercitare il proprio ruolo di cittadini consapevoli, che magari pongono, in modo legale e legittimo, all’amministrazione e agli organi competenti rilievi critici e domande relative al rispetto delle procedure e delle prescrizioni di legge.

Annalisa Battù

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