Carlo D’Oria

Il dialogo della materia (Castello di Castellamonte)

L’artista fa dialogare i materiali tra loro e con la propria ispirazione che sembra trarre forza vitale proprio dal loro parlare lingue diverse: un’infinità di idiomi per esprimere, in tutta la sua complessità, l’universo umano. Questo è un viaggio che D’Oria compie in molte tappe. Dapprima tocca all’uomo in sé, scandagliato nel corpo e nell’anima, nel movimento e nella stasi, nella solitudine della riflessione o in compagnia fortuita di simili/estranei. Successivamente crea una nuova cosmogonia, una visione del mondo e delle sue orgini che trasforma gli esseri umani in satelliti e pianeti di infiniti mondi possibili. Ultimamente, ad interessare l’artista, sono le relazioni che l’uomo instaura con il mondo circostante: gli altri, la storia, la guerra e l’universo del lavoro. È in queste riflessioni che D’Oria riesce, con il passare del tempo, a tramutare il fragile in concreto, lo stupore in consapevolezza, la domanda in denuncia. È così che uomini piccoli ed apparentemente leggeri, in bilico su un bordo pronto a sconfinare nel baratro o in equilibrio perplesso sul punto più alto del mondo, si rivelano nella loro reale consistenza: essi, gravati dal passato della loro storia e dalla loro indifferenza ignave, sono in realtà pesanti, tanto da infossare la materia, scavandola, sotto il peso del loro stesso riflesso, diventando concreti persino nella loro ombra. L’artista coglie il momento più intimo e nascosto di uomini che, infinite repliche di Dorian Gray, scoprono con sorpresa come il ritratto loro e del loro mondo sia stato deformato dalla turpitudine. La loro ombra si fa sangue, o forse il sangue stesso – divenuto coscienza – si concretizza in forma umana. Lo scultore ci rivela per quello che siamo: una molteplicità immensa di creature vive, stanche, gobbe, simili nel loro anonimato e paradossalmente uniche. Ci fa anche comprendere, e ci ricorda, un punto fondamentale della riflessione a noi contemporanea: essere nati dalla parte “giusta” del mondo, non significa essere dalla parte della ragione.

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