Home / BLOG / Carema, un grande nebbiolo canavesano
Vino Carema
Vino

Carema, un grande nebbiolo canavesano

Nell’alto Piemonte, dove la pianura lascia spazio alle colline del Canavese, superata Ivrea, per l’appassionato enofilo si attivano inconsci ricettori: quando le montagne si avvicinano e la piana della Dora Baltea si ritrae in una valle assai stretta, si comincia a realizzare che intorno c’è vigna. A confermarlo uno strano esercito di immobili statue: i “pilun”. Sono colonne di pietra che sorreggono la pergola, il sistema di allevamento usato in queste zone. Massicce colonne tranconiche, con un sasso circolare in cima, a volte scolpite nel granito, a volte in pietra e mattoni, a volte in cemento. Vederli nelle vigne arroccate sui fianchi delle montagna è uno spettacolo indimenticabile. Anche in inverno e soprattutto in questo periodo, quando le viti sono nude , si può apprezzare in pieno la forza dei loro sostegni.

La forma dei pilun, è dovuta alla loro funzione termoregolatrice: accumulano calore di giorno e lo restituiscono di notte, in modo da proteggere la vite da sbalzi notevoli e permettere la maturazione dell’uva anche in questo clima tipicamente montano.

Con questi sostegni si sono realizzati nei secoli i terrazzamenti nel comune di Carema, l’ultimo paese prima di giungere in Valle d’Aosta. L’origine del paese risale con ogni probabilità al periodo romano, in quanto posto sulla via che conduceva alla Gallia. Il toponimo Carema deriverebbe dall’espressione latina “quadragesimun lapidem ad Augusta Pretoria” denotando un’origine del paese posteriore alla fondazione di Aosta da parte dei romani. Un’altra ipotesi è che l’origine del nome sia Careman.

Del vino che qui si produce si parla poco nell’ambiente, perché la denominazione è minuscola , le aziende produttrici sono poche, eppure qui si produce uno dei migliori Nebbioli di montagna. Le vigne trasudano storia: dalla storia di fatica per queste eroiche coltivazioni in zone così impervie, alla storia degli eserciti che sono transitati da questa valle, fino alla storia a noi più vicina che si ferma alla Cantina dei Produttori di Nebbiolo Carema dove possiamo assaggiare questi vini che ogni anno sono in grado di mietere riconoscimenti e premi.

Già alla fine del Cinquecento il medico Andrea Bacci, nel suo libro “De naturalis historia vinorum” lo annoverava tra i vini migliori e ne ricorda l’ammissione alla Corte dei Savoia.

Il Carema Doc prodotto in provincia di Torino è un vino rosso a invecchiamento obbligatorio di almeno 36 mesi, di cui almeno due in botti di rovere o di castagno non superiori a 40 quintali. Nella versione “riserva” l’affinamento minimo è di 48 mesi di cui 30 in legno.

Le proprietà organolettiche : il colore è rosso tendente al granato con riflessi aranciati; il profumo fine che ricorda la rosa macerata, intenso e persistente; il sapore secco, caldo, morbido, corposo e vellutato.

Si abbina tradizionalmente ad arrosti di carni bianche e rosse grigliate. A carni equine ed in particolare allo stracotto di cavallo. Ma anche alla selvaggina minuta e al camoscio.

Va consumato entro otto anni dalla vendemmia, ad una temperatura di 16-18°.

Commenti

Blogger: Fabio Mina

Avatar

Leggi anche

CHIVASSO. Ciao Michele, vittima del Covid-19

“Uè piscitiè”! Era il modo affettuoso con cui Michele Vespoli, amava chiamare i suoi cari. …

CASTELLAMONTE. Coronavirus: la comunità piange Gianni

CASTELLAMONTE. Coronavirus: la comunità piange Gianni. C’è purtroppo una vittima anche a Castellamonte per il …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *