Home / Calcio Italia / CARDIFF. Il Real umilia la Juve. La maledizione della finale
Cristiano Ronaldo

CARDIFF. Il Real umilia la Juve. La maledizione della finale

Juve maledizione finale. E’ ancora il Real Madrid a vincere la Champions, la sua 12/a, un traguardo storico perché è la prima volta che una squadra la vince due volte di seguito da quando ha cambiato nome e formula. La squadra di Zidane ha umiliato la Juventus arrivata a Cardiff sicura che fosse davvero la volta buona per sedersi sul trono d’Europa ed invece incappata nella 7/a sconfitta nelle finali, che fa molto più male di quella di Berlino 2015.
C’è ancora un abisso – o meglio, c’è stato questa sera – tra le due squadre. Dopo una bella partenza, con palla-gol di Pjanic e il pareggio riagguantato con una rete acrobatica di Manduzkic, la squadra di Allegri è uscita di scena. Troppo brutta, irriconoscibile, senza mordente nè idee, senza fiato né convinzione nei secondi 45′ semplicemente non giocati. Il Real, al contrario, è tornato in versione Galacticos: due perle di Ronaldo, che ha chiuso la stagione con 12 centri in 13 partite, ma tanto intorno a lui, dalla difesa al centrocampo, dagli esterni agli uomini d’ordine. Dani Alves si è spento sul più bello, Khedira pure, ma sono stati due fantasmi soprattutto Higuain, che un’altra volta ha fallito l’esame Champions, e Dybala. Il cambio della “Joya” argentina con Lemina nell’ultimo pezzo della partita è stato l’ennesimo segnale di resa, anche di Allegri.
La delusione è enorme per tutti i bianconeri, forse un po’ di più per Buffon che, alla soglia dei 40 anni, sperava finalmente di vincere il trofeo più ambito, insieme ai Mondiali.
L&rsquounico rebus delle formazioni era il ballottaggio in casa Real, questa sera in maglia viola, tra Isco e Bale: Zidane ha preferito lo spagnolo al gallese che a casa sua ha dovuto quindi sedersi in panchina. Nessun colpo di scena nella Juve: Allegri aveva pochi dubbi, ha puntato sul sicuro, con Barzagli in difesa e Dani Alves esterno alto. La Juventus, come aveva deciso il sorteggio Uefa, giocava in casa e al &lsquoMillenium&rsquo sembrava quasi di essere allo &lsquoStadium, con lo stesso speaker a scandire l’attesa del supermatch diffuso dalle tv di tutti i paesi del mondo, esclusa, tra le grandi nazioni, solo la Corea del nord. Nel settore bianconero la coreografia ricordava alla squadra l&rsquoappuntamento con la storia :&ldquoThe time is Now&rdquo, E la partenza della Juventus ha illuso i suoi tifosi: due tiri, non troppo impegnativi, di Higuain in 4&rsquo e poi la staffilata di Pjanic da fuori area di Pjanic sulla quale Navas dimostrava di meritare la maglia di portiere del Real, con una super parata.
L&rsquoammonizione di Dybala (12&rsquo) per un fallo, dopo aver perso palla, sulla ripartenza di Kroos, intristiva un po&rsquo l’argentino.
E un contropiede micidiale del Real, al quale la Juventus lasciava troppo campo aperto, gelava ila Juve: sul destro di Cristano Rolando, sull&rsquoimbeccata di Carvajal, Boniucci sfiorava solo, sena riscire a intercettare. Per CR7 undicesimo gol in questa stagione di Champions, su 13 partite, questa volta un dispicare a Buffon. Questione di centimetri, forse millimetri, e Bonucci avrebbe respinto.
Dopo che Isco si era incespicato sul pallone in un&rsquoaltra azione di rimessa, la Juventus pareggiava con una semirovesciata di Mandzkic, sulla sponda di Higuain. Un&rsquoaccelerazione di                 Marcelo (33&rsquo) costruiva un cross non sfruttato da Benzema e Ronaldo. Bonucci zoppicava e doveva uscire per le cure (5&rsquo) ma era un falso allarme. Un sinistro di Modric da 20 metri non spaventava Buffon (10&rsquo), sul cross tagliato di Marcelo CR7 non ci arrivava in tuffo di un nonnulla, Isco non sfruttava il buon momento del Real e spara fuori (14&rsquo). Ma la Juventus non si risolleva più, anzi e cedeva metri su metri, facendosi affossare da Casemiro, con un gran tiro da fuori, e ancora Ronaldo nel giro di tre minuti, tra 16′ e 19′. Nel finale il poker dell’appena entrato Asensio. E i                 bianconeri restavamo pure in 10: Cuadrado, ammonito due volte in 17′, era il primo a lasciare la scena. Fisicamente. Ma gli altri lo avevano già fatto con la testa.

Juve maledizione Champions, settima sconfitta su nove
Dall’Ajax nel 1973 al Real 2017, due successi e tante delusioni

Nove finali giocate, soltanto due vinte. La Champions League resta tabù per la Juventus che, anche stasera contro il Real Madrid, cade all’ultimo ostacolo e perde la quinta finale consecutiva. Quasi una maledizione, per i bianconeri, quella della Coppa dalle grandi orecchie. Dalla prima finale a Belgrado, nel 1973, persa 1-0 contro l’Ajax (gol di Johnny Rep), alla sconfitta di Berlino, solo due anni fa, contro il Barcellona stellare, a quella di stasera a Cardiff contro il Real Madrid.
L’ultimo ad alzare al cielo la coppa resta così Gianluca Vialli, nel lontano 1996, allo stadio Olimpico di Roma, al termine della roulette dei rigori contro l’Ajax. Per la Juventus è stata la seconda Champions, ma molti suoi tifosi la considerano l’unica. Meglio dimenticare, dicono, quella vinta nel 1985 contro il Liverpool, grazie a un rigore inesistente di Platini, all’Heysel di Bruxelles. Una finale giocata per motivi di ordine pubblico, davanti a 39 tifosi juventini uccisi dalla follia degli hooligans inglesi.
La storia delle finali smarrite dai bianconeri, iniziata nel 1973, e’ ricca e amara. Dieci anni dopo la prima finale, persa per un gol dell’olandese Rep, un’altra delusione, nella sfortunatissima notte di Atene, contro l’Amburgo di Magath: correva l’anno 1983. Dopo la prima Coppa nell’85, la vittoria del 1996 illude i bianconeri che la maledizione della Champions sia ormai alle spalle. E invece ecco altre due finali gettate alle ortiche: nel 1997 contro il Borussia Dortmund (3-1) e l’anno successivo contro il Real Madrid (1-0).
Cinque anni dopo, da Amsterdam a Manchester, i rigori premiano il Milan di Shevchenko. Poi nulla per 12 anni, con Calciopoli a rendere tutto piu’ complicato per la retrocessione in serie B. Poi la resurrezione e la finale raggiunta nel 2015, sempre da Allegri, in una stagione che era stata fino a quel momento perfetta. In molti, come oggi, avevano fatto la bocca a quel triplete che in Italia finora e’ riuscito soltanto all’Inter, in uno stadio di Berlino – quello del trionfo azzurro ai Mondiali 2006 – che sembrava fatto apposta per incoronare la Juve. Ma era troppo forte quel Barcellona, nonostante una partita combattuta e – a tratti – giocata bene. La finale finì con le lacrime di Andrea Pirlo, uno degli eroi azzurri del Mondiale.
Una Juve più sicura di sè si è presentata stasera a Cardiff ma l’esito non è cambiato. Il Real Madrid l’ha travolta con un 4-1 che non ammette repliche e allunga la maledizione bianconera in Europa.

Commenti

Blogger: Redazione

Redazione

Leggi anche

CALCIO. Juve sogna allungo, rosa Sarri torna ricca

Finalmente Sarri avrà la rosa al completo, con l’eccezione di Chiellini, per il nuovo ciclo …

CALCIO. La Juve riaccende la Serie A da regina, Ronaldo il faro

Un vero e proprio tour de force attende la Juventus al rientro dalla sosta per …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *