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CANDIA CANAVESE. Il “romanico” a Candia Canavese nella chiesa di San Michele Arcangelo

Continua il nostro viaggio alla scoperta delle bellezze storico-artistiche del Canavese: questa settimana vi portiamo a Candia, nella Chiesa di San Michele Arcangelo.

Per l’occasione abbiamo intervistato il massimo esperto di arte romanica del territorio, Guido Forneris, autore, tra le molte pubblicazioni, dei celebri volumi ‘Romanico in terre d’Arduino’ (in tre differenti edizioni) e di ‘Candia Canavese: due passi e cento ricordi’.

Le origini della pieve”, esordisce, “sono antichissime, probabilmente paleocristiane; recenti scavi archeologici all’interno della chiesa hanno rilevato la presenza della base di un fonte battesimale per immersione risalente al VI secolo, ma si è ipotizzata la precedente esistenza di una villa rustica romana. La dedicazione a San Michele, invece, potrebbe essere longobarda”.

“Il territorio su cui la pieve spaziava”, continua, “comprendeva Candia, Castiglione, Misobolo, Montalenghe, Mercenasco, Veraneo, Novenchiaro, Orio e sappiamo che fino all’XI secolo la chiesa era titolare del luogo di battesimo e sepoltura per gli abitanti delle parrocchie sotto la sua influenza”.

L’attuale complesso cinquecentesco, che ricalca grossomodo la chiesa romanica precedente, si presenta a tre navate e a un unico coro, quest’ultimo ampliato nel 1821. Anche il campanile, che si erge sul fondo della navata sinistra, è stato in parte ricostruito nel Cinquecento probabilmente a causa di un crollo; ne consegue che solamente la parte inferiore è di epoca romanica.“Peccato”, commenta Forneris, “che sul fronte meridionale, proprio sotto la bifora campanaria, da un po’ di tempo, si sia fatto un piccolo scempio applicando l’antenna televisiva ad uso della parrocchia, segno di scarso interesse verso lo stesso monumento”. Nel campanile, inoltre, sono ancora visibili alcuni inserti di epoca romana: si tratta di blocchi squadrati facenti parte, in origine, di stele funerarie.

Per quanto riguarda le opere di spicco all’interno della chiesa, Forneris segnala la grande pala d’altare settecentesca  raffigurante San Michele che sconfigge i demoni sistemata nel coro; “potrebbe essere un acquisto di seconda mano”, ci dice, “comprata, cioè, da un’altra chiesa di cui si ignora la località. L’autore, invece, è Carlo Francesco Cogrossi e ho avuto modo di identificarlo per via di un’altra tela, quasi identica, conservata nel Biellese e di autografia documentata”.

Inoltre, sottolinea la presenza di due altari lignei settecenteschi e di una statua quattrocentesca raffigurante una Madonna con Bambino, detta ‘Madonna di Santo Stefano’, di proprietà della chiesa priorato omonima.

La Chiesa di San Michele Arcangelo, regolarmente fruibile durante l’anno in occasione delle funzioni, sarà eccezionalmente visibile il 26 agosto e il 30 settembre, dalle 15.00 alle 18.00, grazie alle aperture dell’Ecomuseo AMI.

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Blogger: Martina Gueli

Martina Gueli
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