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CANAVESE. L’Inferno in Valle Orco

La Valle Orco brucia, insieme alla vallata laterale di Ribordone. Da una settimana le fiamme stanno divorando i boschi e lambiscono le case delle borgate, minacciando gli stessi capoluoghi. Ora si spingono verso il Parco Nazionale del Gran Paradiso sul versante locanese e, se riuscissero ad oltrepassare la Provinciale di Ribordone spostandosi alla sinistra del torrente, distruggerebbero la vegetazione di quei versanti e “scavallerebbero” in Valle Soana.

Tutto è cominciato domenica 22 ottobre, con un incendio di limitate proporzioni: se fosse stato spento perfettamente, non solo con le squadre di terra ma  con un intervento dal cielo, probabilmente si sarebbe evitato il disastro attuale. Perché non è stato fatto e perché anche nei giorni successivi si sono lesinati aerei ed elicotteri o li si è fatti volare in modo scoordinato? E’ vero che c’era la Val Susa di cui occuparsi ma siamo così mal messi da non  poter affrontare  contemporaneamente  due incendi di pur vaste proporzioni? Oggi, lunedì 30 ottobre, è arrivato l’Esercito: perché non prima? Ed i due ”Canadair” croati non potevano essere richiesti cinque o sei giorni fa?

Da una settimana l’alta e media montagna brucia e la bassa montagna, prima di cominciare a bruciare a sua volta,  si è accorta di quanto stava accadendo da un  segnale fortissimo ed incontrovertibile: il fumo. Che è arrivato anche nei centri di fondovalle ed in pianura. Lunedì l’aria di Sparone era già quasi irrespirabile. Giovedì una cappa di fumo densa ed impenetrabile opprimeva Pont e dentro le case stagnava una puzza insopportabile di fuliggine, che solo il vento di venerdì pomeriggio ha spazzato via provvisoriamente. Anche a Cuorgnè, Valperga, e via discendendo, la foschia innaturale dominava e Torino viveva una situazione analoga. Ci voleva tanto a capire o almeno ad ascoltare chi aveva capito e chiedeva aiuto?

Non è ancora il momento delle polemiche, a disastro in corso, però certe domande occorre porsele e porle. Va anche detto che un po’ di informazioni in più avrebbe aiutato, facendo conoscere il problema ed attuando una pressione indiretta sulle autorità ma una volta ancora gli organi televisivi e di stampa di importanza nazionale hanno latitato. Del Canavese che brucia non si è quasi parlato fino a quando, domenica 29 ottobre, non  è arrivato il presidente della Regione Chiamparino per rendersi conto della situazione: è davvero indispensabile che per attrarre l’attenzione si debba muovere un personaggio di peso? Il comunicato-stampa del presidente dell’Unione Montana Gran Paradiso Silvio Varetto e quello angosciato del sindaco di Locana erano scivolati via lievi, senza quasi lasciare traccia, eppure erano chiari. C’era molto malumore fra gli abitanti dell’Alto Canavese, in questi giorni: ancora una volta si sono sentiti trasparenti e non si tratta del solito lamento campanilistico.   

A Locana

Nel territorio di Locana il fuoco è arrivato lunedì 23 ottobre. Questa la cronistoria dei suoi spostamenti, fatta dal sindaco Giovanni Bruno Mattiet, che parla di “primi interventi”  sul versante ribordonese già venerdì 20 o sabato 21. “Domenica 22 il fuoco era sulla cresta spartiacque: era stato abbastanza <lavorato> ai lati dai volontari dell’AIB ma si aspettava, per completare l’opera,  l’intervento dell’elicottero, che però è arrivato solo domenica sera effettuando tre lanci”.

Da dove provengono gli elicotteri?

“Dipende. A volte da Bosconero, altre da luoghi più lontani: questo dalla Val d’Ossola”. 

Prosegue: “Lunedì, mentre ero  a Torino per una riunione, mi telefona il sindaco di Ribordone per avvertirmi che il fuoco ha superato il crinale  e viene verso di noi. Memore di quanto avvenne nell’inverno 1980-81, penso che occorra intervenire subito e martedì mattina inizio a telefonare al Prefetto: chiedo due elicotteri. Ne mandano uno alla sera, effettua 16 lanci  e poi va via. Mercoledì gli elicotteri sono due e restano qui tutto il giorno ma inutilmente:  non  sono di aiuto perché manca la visibilità a causa della cappa  di fumo che ci opprime. Giovedì la cappa di fumo  è ancora più impenetrabile: sarà la giornata più terribile. Mandano due “Canadair”, che rimangono fino alle 11: buttano l’acqua a caso, senza vedere nulla. Quando la cappa si alza e potrebbero  operare bene, gli aerei non ci sono più perché sono stati dirottati da un’altra parte. Il fuoco minaccia Bardonetto, Bosco, Gascheria  e Boschietto;  arriva fino al muro di fronte al Santuario della Madonna delle Grazie a Gurgo. Chiedo aiuto ai piccoli imprenditori locali ovvero ad agricoltori ed artigiani che partecipano ai bandi PMO (Piani di Manutenzione Ordinaria) del territorio: è grazie a loro ed alle loro autobotti se giovedì sera riusciamo a salvare le due vasche di carico a Bardonetto altrimenti oggi la centrale idroelettrica sarebbe ferma perché i cavi di collegamento si sarebbero fusi. Sono 15 persone, che hanno dato una grossa mano”.

Venerdì pomeriggio si mette  a soffiare il vento: “Le fiamme erano arrivate a  Montepiano,  erano già nel Parco Nazionale del Gran Paradiso  e si avvicinavano fortemente al Lago Eugio. Abbiamo temuto il peggio ma poi abbiamo tirato un sospiro di sollievo”.

Sabato pomeriggio la situazione era più tranquilla: “Ci sono una serie di focolai residui ma il grosso del fuoco è in alto, in zona Arzola, a 1600 metri, sullo spartiacque con Ribordone”. Meglio per Locana e le sue borgate di fondovalle ma “il fuoco tenta di scendere verso il lago Eugio e di tornare verso Ribordone…”. Cosa, per inciso, puntualmente avvenuta nella notte fra sabato e domenica.

Malgrado la situazione critica, nessuna borgata è stata evacuata. Il sindaco ha soltanto emesso un’ordinanza per vietare il consumo dell’acqua di rubinetto a Boschietto “dopo aver valutato con la SMAT i danni subìti da un tubo dell’acquedotto: non sono gravi ma bisogna intervenire”. Le  scuole sono invece state chiuse venerdì a causa della cappa di fumo.

A Ribordone

Ribordone è alle prese con il fuoco da più di una settimana: lì era cominciato tutto  e lì l’incendio è ritornato dopo un lungo giro. Le fiamme però non avevano mai abbandonato il territorio comunale: hanno continuato a devastare i boschi, hanno minacciato il capoluogo e la borgata Furné, accanto alla quale sorgeva un’ affascinante pineta. Il fumo  ammorba l’aria.

L’inizio lo si può stabilire con precisione: domenica 22 ottobre alle 9,30 del mattino sull’Alpe Reiss, in Località Tiriolo.  E’ il sindaco Guido Belardo Gioli ad affermarlo ed a spiegare:  “Nel pomeriggio le squadre d’intervento avevano provveduto  a metterlo sotto controllo ma nella notte era sopraggiunto un vento forte ed il lunedì mattina le fiamme si erano riaccese”.

Intanto il sindaco aveva attivato il C.O.C.  (Centro Operativo Comunale) com’è previsto nelle emergenze. Ormai la situazione era sfuggita di mano: superato lo spartiacque, il fuoco è sceso nel territorio di Locana e nei giorni successivi si è propagato verso Sparone, poi è tornato nella valle dalla quale aveva avuto origine. Domenica 29 ottobre, alla sera, la situazione era questa, descritta sempre dal sindaco:  “Stanno bruciando gli alpeggi Busei, Oregge, Biolè ed è minacciata la Provinciale fra i chilometri 5 o 5,50 e 7,50: se il fuoco supera la strada, dilagherà verso la Valle Soana”.

Intanto le fiamme devastano  un versante montano che, per quanto poco noto, in questo periodo dell’anno era straordinariamente bello: quello sulla destra orografia del torrente Ribordone, da Furné in direzione di Ceresetta. Lì il verde cupo delle conifere sempreverdi si mischiava al verde-giallo luminoso delle foglie di betulla, al rosso cupo dei faggi, all’arancione luminoso e caldo dei larici componendo un quadro che il prossimo anno non si vedrà più. Oltre al danno ambientale, qu più che altrove, è grave quello paesaggistico.

A Sparone

Sparone è stato coinvolto più tardi, rispetto ai comuni vicini, nell’emergenza incendi  in senso stretto ma da subito (ovvero da lunedì 23)per quanto riguarda la cappa di  fumo. Poi venerdì  27 il fuoco è arrivato nelle frazioni confinanti con Locana e da sabato è emergenza nel capoluogo.

Lunedì 23 il sindaco Anna Bonino aveva chiesto che l’ARPA intervenisse per monitorare la qualità dell’aria. I risultati relativi a PM 10  e Particolato arrivano solo dopo qualche giorno per cui sabato 28 non erano ancora noti mentre quelli relativi all’Anidride Carbonica erano valori elevati ma sotto il limite massimo consentito. Ma questo valeva fino a quel momento.

Purtroppo le cose sono peggiorate a fine settimana: venerdì 27 il fuoco era arrivato alle spalle delle frazioni più vicine al Comune di Locana e situate lungo la Provinciale di Ceresole: Nosè e Calsazio. Le fiamme venivano tenute sotto controllo me il sindaco, oltre ad emettere un’ordinanza per il  divieto di caccia, invitava la popolazione ad evitare di uscire di casa quando non  strettamente necessario; a non praticare attività sportive; a mantenere chiusi gli infissi. Chiedeva anche alle due Case di Riposo di tenere sotto controllo gli ospiti con problemi cardio-circolatori. In serata, a partire dalle 21, veniva poi attivato il C.O.C. (Centro Operativo Comunale) destinato a gestire le situazioni di emergenza.

Sabato 28 la situazione è precipitata: i focolai che alle 17 si vedevano sulle pendici retrostanti la borgata di Calsazio, due ore più tardi si erano trasformati in una lingua di fuoco che risaliva la montagna. Le preoccupazioni  maggiori non riguardavano tuttavia le tre borgate che si susseguono lungo la Provinciale da Locana verso Sparone (Nosè, Calsazio, Apparè), adiacenti alla strada e con pochi abitanti ma il rischio che, risalendo da lì, il fuoco arrivasse alla spalle del capoluogo, sul quale già gravava il pericolo che un altro incendio (quello in corso sulla montagna di Bose) si estendesse verso il basso. . La speranza era che la <linea tagliafuoco canadese>, già realizzata con successo a Montepiano ed in fase di realizzazione a Bose potesse essere completata in tempo. Sabato sera la situazione si è aggravata e quella della domenica è stata una giornata campale: focolai vicini a numerose abitazioni e soprattutto a quelle più a ridosso della montagna (da lì l’ordinanza di chiusura della via che vi conduce, Via Olivetti). Lunedì 30 ottobre le scuole sono rimaste chiuse e, mentre scriviamo, si apprende che potrebbe essere stata evacuata la casa di riposo “Villa Nerina”.

Giorni tremendi

Sono giorni davvero tremendi per gli abitanti dei tre comuni coinvolti, per i loro amministratori e per i dipendenti comunali, mobilitati in permanenza: i municipi sono aperti giorno  e notte. A Locana, che ha maggiori disponibilità di personale, gli impiegati fanno i turni (“Ce n’è sempre uno per rispondere alle chiamate”) e così gli assessori; sempre a disposizione tecnico  e servizio di polizia municipale. A Ribordone sono invece assessori e consiglieri ad alternarsi per consentire l’apertura del Comune. Quanto ai sindaci sono impegnati davvero allo stremo delle forze.

Le forze coinvolte nei soccorsi lavorano con grande sollecitudine ed i sindaci rivolgono a loro un “grazie” che non è di circostanza. Il problema, ancora una volta, è l’evidente scarsità dei mezzi messi a disposizione soprattutto nei primi giorni, unito probabilmente ad una struttura decisionale non particolarmente snella.

Il sindaco di Locana, giovedì scorso, ha perso le staffe. “Avevo chiesto due aerei e due elicotteri: mi hanno mandato un elicottero! Allora ho telefonato al prefetto comunicandogli che gli avrei consegnato le chiavi del Comune. Mi ha pregato di aspettare: erano le 17. Alle 18 mi ha richiamato ed alle 20 il capitano Guerra di Ivrea era qui  per capire la situazione e valutare il da farsi. Ha fatto un po’ di  telefonate e qualche risorsa è arrivata. Venerdì la situazione è stata gestita molto bene dai Vigili del Fuoco e dagli A.I.B. (con il bravissimo ispettore Pio Graziano Goglio) e l’incendio, atteso a Montepiano, è stato spento. I volontari hanno avuto un grosso ruolo nell’aiutare a pulire i terreni intorno alle case e nel sostenere psicologicamente i loro proprietari”. Quello che non va è che  “c’è stata sicuramente una sottovalutazione iniziale”.

A quanto si apprende, nel giro di pochi giorni sono stati cambiati due ispettori dei Vigili del Fuoco: per quanto bravi, come possono rendersi conto della situazione ed operare efficacemente?

Chi merita invece un elogio – secondo Giovanni Bruno Mattiet – è il prefetto: “ Avevo già avuto occasione di  rendermene conto. In questi giorni si è dimostrato sempre disponibile ma anche molto corretto e chiaro: nessuna promessa se sapeva di non poterla mantenere”.

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Blogger: Caterina Ceresa

Caterina Ceresa
Autore e collaboratore de La Voce del Canavese nell'alto Canavese

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